Pragmatica del non saper cosa dire

[Riceviamo e pubblichiamo da Fabio Poroli di Corso di Linguistica Particolare un pezzo scritto in occasione degli ultimi Europei. Ci pare che l’analisi possa estendersi alle cronache del campionato appena iniziato]

di Fabio Poroli

logo Rai Sport Euro2012Oltre che dalle conferme calcistiche (una generazione di Spagnoli imbattibile, una Germania che non ci batterà mai, un Balotelli che è un fenomeno, ecc.) questo Europeo è stato caratterizzato da un’importante presa di coscienza: a cosa servono i commentatori tecnici di Rai Sport? Anche prima lo pensavamo, al massimo ne parlavamo, dubbiosi, tra amici; ma in questo evento sportivo l’imbarazzo è diventato esorbitante, tanto da far intervenire Aldo Grasso il quale ha affermato di non aver mai sentito tante banalità sul calcio. In realtà la questione è più linguistica che calcistica, e da buon linguista non ho potuto accettare la categoria “banalità” per descrivere un uso. Quindi ho abbandonato l’approccio moralistico e mi sono chiesto: qual è la natura di queste “banalità”? E sopratutto: se è vero, come fa un commentatore a tenere botta per tutta la partita, dando l’idea di stare commentando, senza dire nulla di assolutamente rilevante? Insomma, come si commenta senza commentare?

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Calci e sputi e colpi di testa, di Paolo Sollier

[Pubblichiamo una recensione di Filippo Casaccia apparsa su CarmillaOnLine qualche tempo fa, un consiglio di lettura sempre valido]

di Filippo Casaccia

Una bella notizia: Calci e sputi e colpi di testa torna in libreria [l’autore si riferisce all’edizione del 2008, ndR] e chi non l’ha letto dopo la pubblicazione del 1976 (probabilmente perché il titolo e la copertina dell’epoca facevano pensare a un atto d’accusa politico contro il mondo del calcio), stavolta non perda l’occasione: come Boccalone di Palandri o Porci con le ali di Rocco e Antonia, il libro di Sollier è una time capsule che ci racconta tantissimo degli anni Settanta, della vita, della politica, della sessualità. E anche, ma nemmeno troppo, del calcio. Come lo definisce Antonio Ghirelli in appendice, si tratta di un “ritratto di una generazione al suo meglio”. Ed è vero. Continue reading

La figura dell’arbitro nella storia italiana di John Foot (prima parte)

[John Foot è uno storico italianista e insegna Storia Contemporanea al Dipartimento di Italiano dell’University College di Londra. Siamo molto felici di ospitare un suo contributo originale per Fútbologia, che pubblichiamo in due parti]

di John Foot

Particolare di litografia di Lorenzo D’Andrea

Le regole esistono ma non è facile interpretarle
Paul Ginsborg

Le leggi per i nemici si applicano, per gli amici si interpretano
Giovanni Giolitti

a. Lo Stato italiano e la sua legittimazione

Gli Stati necessitano di livelli significativi di legittimazione, salvo quei casi in cui siano governati mediante l’uso o la minaccia della forza. Come dice J. Habermas, un sistema politico “esige che la fiducia di massa sia il più possibile diffusa”. I cittadini devono nutrire un certo livello di fiducia nelle istituzioni dello Stato per accettarne il diritto a governare, riscuotere le tasse, far rispettare la legge e la legalità, combattere le guerre e garantire la formazione scolastica dei figli. Lo Stato italiano, sin dalla sua nascita, ha avuto una sorta di crisi di legittimazione semi-permanente. Le ‘regole del gioco’ non sono mai state accettate dalla maggioranza degli Italiani, come parte integrante di una gestione ‘razionale’ da parte dello Stato e del sistema politico. Al contrario, tali regole sono state parzialmente sostitute da un altro ‘codice’ non scritto che ha reso possibile istituzionalizzare la raccomandazione, il clientelismo, l’incapacità professionale e modi più informali di scambio e comportamento.

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I proiettili di rame che ferirono l’onore

[Riceviamo e pubblichiamo]

di Antonio Spera

1988. Avevamo da qualche anno coniato la più dileggiante e razzista onomatopea della lingua italiana. La prima in assoluto avente come soggetto l’uomo. Belare, frusciare, sciabordio e ticchettio erano storia arcinota. Serviva una onomatopea nuova, come gli anni che stavano mutando. Buona per descrivere qualcuno più che qualcosa.
Così passammo anche quell’estate dell’88 a berci questa bibita fresca fresca fatta di 1/2 bicchiere di paura dello straniero, poche foglie di antropologia culturale da quiz a risposta multipla e 1/4 di no-cosmopolitan made in italy. Ecco a voi vucumprà?.
Un cocktail di grido che animerà le calde estati italiane per più di un ventennio. Senegalesi, camerunensi, gabonesi, nigeriani, capoverdiani, marocchini e tunisini. Genericamente tutti africani. Gli ultimi poi si sarebbero staccati per emanciparsi in maghrebini.

foto da Zambia-Italia Seul 1988

Ashols Melu e Stefano Tacconi

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‘O presidente (China Soccer Files – 7)

Le regole del calcio italiano in Cina: alcuni highlights cinesi.

La prima immagine che scegliamo per questa sintesi pseudo calcistica e pseudo umana, che dovrebbe rappresentare la rappresentazione del calcio in Italia (uno sciame intelligente, tanto per scomodare a sproposito qualcuno) parte naturalmente dagli allenamenti. Perché, tanto per essere chiari, le squadre sono arrivate a Pechino una settimana prima. I nostri protagonisti, per un volta, non sono gli juventini, bensì la “compagine” (e così salutiamo pure Bruno Pizzul) del Napoli.

Un presidente in auto Continue reading

Congratulazioni. Hai appena incontrato la I.C.F. di Cass Pennant

[Riceviamo e pubblichiamo da Matteo Falcone di Sport People, rivista digitale di cronaca e cultura ultras]

CongratulazioniCass Pennant e il suo “Congratulazioni, hai appena incontrato la ICF” sono stati un piccolo caso editoriale: pochi altri titoli di provenienza o di argomento stadio, hanno varcato la soglia del mercato editoriale italiano attraverso la porta principale di una casa come la “Dalai” (all’epoca ancora “Baldini Castoldi Dalai”).

Partendo dall’inizio, ICF sta per Inter City Firm, un gruppo hooligan diventato famoso per le proprie scorribande al seguito del West Ham United, non di certo una delle squadre più titolate d’Inghilterra ma sicuramente una delle più affascinanti per l’origine e il seguito fortemente radicato nella working class dell’East End londinese. Conosciuto anche come l’Accademia del football per il suo florido vivaio da cui sono sbocciati campioni come Frank Lampard senior e junior, Bobby Moore, Rio Ferdinand, Geoff Hurst, Paul Ince, Joe Cole, il West Ham era nato come Thames Ironworks FC, squadra dopolavoro degli operai dell’omonimo cantiere navale.
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Olimpiadi Laser

Olimpiadi di Londra 2012: Corea Del Sud – Brasile 0-3

[Riceviamo e pubblichiamo]
Alessandro Villari è volato a Manchester per la semifinale del torneo olimpico di calcio, Corea del Sud – Brasile. Lì ha raccolgo alcune impressioni estemporanee e disordinate sulla città, sulle Olimpiadi e sul match. Ce le ha regalate.

Il risultato della semifinale fotografato da Alessandro VillariPrimo tempo

Il mio viaggio a Manchester comincia con una lieta sorpresa: il leggero ritardo dell’aereo impedisce alla RyanAir di infliggermi l’insopportabile motivetto, munito di applauso registrato, che segue ogni atterraggio puntuale.

Ho prenotato una stanza senza curarmi di come fossero i collegamenti con l’aeroporto, con lo stadio, con il centro della città: mi ha conquistato la fotografia del Crown & Anchor – sì, dormirò sopra un pub. La seconda buona notizia della giornata è che il posto è in posizione perfetta, a pochi minuti a piedi dalla stazione collegata con l’aeroporto, dal tram per Old Trafford e dalla zona più moderna interessante di Manchester, il Millennium Quarter.

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Heysel

[Riceviamo e pubblichiamo da Domenico Mungo, autore di “Cani sciolti”]

di Domenico Mungo

È la causa e non semplicemente la morte che crea un martire. (Napoleone Bonaparte)

29.05.1985
Finale di Coppa dei Campioni Juventus-Liverpool
Stadio “Heysel” di Bruxelles, Belgio

«Il Liverpool è forte, ma noi sappiamo di poterlo battere» – disse Platinì. «Ci eravamo già riusciti a Gennaio, al Comunale di Torino, quando si giocò col pallone rosso dopo un’incredibile nevicata. Boniek fu magnifico, quella sera. Due a zero per noi e doppietta di Zibì, così vincemmo la Supercoppa».

foto Heysel 2

Stadio Heysel, Bruxelles, 29 maggio 1985

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Brilliant Orange – Un totaalboek

di Matteo Gatto

[Le immagini a corredo di questa recensione sono tratte dal progetto Hollandse velden (Campi olandesi) del 1995 di Hans van deer Meer]

Ci sono paesi molto facili da amare. Altri invece per essere amati richiedono tempo, dedizione e l’apprendimento di un’arte specifica. L’Olanda è uno di questi. David Winner (l’altro nomen omen della letteratura sportiva, assieme a John Foot) ha dedicato Brilliant Orange a mamma e papà, e poi a Hanny, «who taught me to love Holland». Hanny è stata la babysitter olandese di David, l’insegnante di cui c’è bisogno affinché si possa trovare la chiave per innamorarsi dell’Olanda.

foto 1 - Dutch Fields di Hans van deer Meer

“I wanted to go back to how it started a hundred years ago. Just the field, twenty-two players and a horse in the background. Like the original form of football” – Hans van der Meer

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SS Cipputi Calcio Fruges – fotoracconto

[Riceviamo e pubblichiamo questo fotoracconto da Marcello Galvani. Nel post una selezione di 10 foto, cliccando si apre una versione a risoluzione più alta. O puoi scaricare tutto l’album di 22 foto nell’allegato PDF SS Cipputi Calcio Fruges]

Ho seguito la squadra SS Cipputi Calcio di Fruges, per diversi sabato pomeriggio nel 2004.  A bordo campo mi sono ricordato di un urlo che era solito farmi Capirossi,  allenatore delle giovanili, quando vagavo per il campo lontano dalla palla – ‘Cosa vai a margherite?!’

Anche da fotografo mi sono disinteressato della palla. Ho guardato più volentieri un presunto dirigente in cappotto blu discutere di geometrie tattiche vicino agli spogliatoi, un altro in jeans e occhiali da sole chiedere spiegazioni all’arbitro nei pressi dell’area di rigore, un guardalinee con la pettorina fosforescente, Pasotti Andrea, allenatore-giocatore, riprendere a gran voce un terzino ancora nella metàcampo avversaria, un compagno di squadra rimasto in mutande avvicinarsi alla panchina, un altro uscito prima del tempo che fuma in accappatoio fuori dalle docce per vedere come andrà a finire. Continue reading

Dal calcio parlato al calcio studiato (per non morire biscardiani)

Probabilmente il primo a dimostrare di averlo capito fu Aldo Biscardi, quando dallo scranno del suo improbabile tribunale redarguiva gli ospiti affinché non parlassero “tutti insieme, ma al massimo due o tre per volta”, garantendosi proprio grazie a quel geniale anti-divieto l’esclusione di ogni equilibrio e misura dalla sua trasmissione. Il conduttore del Processo doveva saperlo bene, in fondo: chi parla di calcio giocato risulta noioso e irritante quando non ha i mezzi, tecnici e culturali, per farlo. Molto più godibile, per uno spettatore, assistere ad un teatrino rimodellato sulla classica gazzarra da bar sport, utile a suscitare meccanismi di empatia che mantengano alto lo share e basso ogni pernicioso sforzo intellettuale.

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“Identità e appartenenza” Call for Paper per la rivista Lancillotto e Nausica

Ok, lo confesso. Troppa pressione, troppa tensione, ormai non vivo più. Il senso di colpa mi lacera. Meglio uscire allo scoperto. Ma sottovoce, piano piano: “non sono sempre stato un appassionato di pallone”.

Anzi, a dirla tutta per gran parte della mia vita del calcio non me ne è fregato un cazzo. Ventidue trogloditi che corrono dietro a un pallone strapagati per farlo. E la ggente non arriva a fine mese! Vergogna! Ladri! Buffoni! Peppe Crillo!!!

Ok ok, sto divagando, lo so. Cercavo solo di sottrarmi all’occhio implacabile del tribunale futbologico che ora di certo mi espellerà con disonore sottoponendomi all’ingloriosa prova televisiva. Se mi va bene un DASPO, se mi va male…la ghigliottina.

Però… Continue reading