Di calcio non si parla

[Riceviamo e pubblichiamo. Una bella recensione del saggio “Di calcio non si parla” di Francesca Serafini, inviataci dallo scrittore Gianni Montieri]

Copertina di Di calcio non si parla di F. Serafini

di Gianni Montieri

Di mio nonno che se la prendeva sempre con Beppe Savoldi perché ai tempi era il più forte, e non gli andava perdonato nulla. A Savoldi non bisognerebbe perdonare mai d’aver voluto cantare, qualche rigore sbagliato ci può stare. Di radioline attaccate all’orecchio, e le voci di Ameri e Ciotti e gli scusa Ciotti ma il Napoli si è portato in vantaggio. Di mia madre che ripete all’infinito: «E mo’ basta cu stu pallone». Di tutte le volte che almeno qui, almeno a cena, insomma è Natale, qui di calcio non si parla.

Anche di questo racconta Francesca Serafini nel suo Di calcio non si parla. Dico che non avrei saputo dirlo meglio. Dico che se ci sono dei motivi logici o scientifici, e, se volete, mettiamoci pure dei calcoli matematici, che so un algoritmo che dimostri l’impossibilità che un lancio di Totti o un dribbling di Maradona possano ripetersi nella stessa maniera, o altri elementi che spieghino l’esistenza/resistenza del gioco del calcio, Serafini li ha raccontati. Benissimo. Perché è una tifosa sfegatata e una scrittrice molto brava.

Il tifoso o, per fare i sobri, l’appassionato di calcio che leggerà questo libro penserà che si stia parlando di lui, riconoscendo elementi che lo riguardano all’interno di una piccola biografia collettiva e, allo stesso tempo, personalissima. Perché un tifoso somiglia all’altro ma è sempre uno solo.

L’autrice ci riporta nelle nostre domeniche più lontane, quelle dalle quali riaffiorano, con la stessa intensità, le polpette della nonna e i Novantesimo Minuto. Lo scempio di un cugino milanista e il sussulto della prima volta allo stadio. E poi Domenica Sprint e la Domenica Sportiva (un programma di Tito Stagno e Carlo Sassi). Perché se c’è la passione va ricercata laggiù, nei giorni in cui si è deciso di tifare una squadra invece di un’altra; il giorno in cui la Maglia ci ha scelti.

La passione per il calcio e l’origine del tifo, la rilevanza sociale, la non ragionevolezza, la smodatezza e, ovviamente, la bellezza.

Serafini intreccia la metafora calcistica al linguaggio politico (Berlusconi qui è il maestro indiscusso), a quello televisivo, al parlato quotidiano. Di allontanamenti e di ritorni, per lei l’allontanamento dalla Roma avvenne nel periodo di presidenza di Ciarrapico: andreottiano e fascista. Come non capirla. E poi la letteratura e il calcio, il cinema e il calcio. E quindi Platinì, Saramago, Marias, il Real Madrid, Totti, Zeman, Pasolini, Benjamin, Maradona, Maldera e Rebonato (se non sapete chi sia Rebonato non abbiamo più niente da dirci).

Di calcio non si parla è un saggio molto interessante e istruttivo. Prendiamo, ad esempio, il ragionamento secondo il quale tendiamo (anche grazie all’avvento dei social network) a tifare ogni cosa. Per cui non ci accontentiamo di vedere un film che ci piace, non ci basta commentarlo, noi abbiamo bisogno di inveire contro colui a cui non è piaciuto. Tifargli contro. Nulla dimostra questa tesi meglio del caso de La grande Bellezza. Non ne ho notizia, ma non mi stupirei se qualcuno avesse fatto a botte per difendere o massacrare il film. Tifiamo, poi, per gli scrittori. Io tengo per David Foster Wallace tu per Bret Easton Ellis (chi ha letto Infinite Jest ricorderà le dieci righe che Easton Ellis non ha perdonato a DFW).

Io ho sempre tifato soltanto per il calcio, tiferò Napoli tutta la vita, ma non mi si chieda di scegliere tra DeLillo e Carver, tra Raboni e Mark Strand.

Leggendo questo libro ho trovato alcune similitudini tra la maniera di tifare Roma e quella di farlo per il Napoli (chiaro che un interista potrebbe trovarne altrettante). Il modo in cui si appartiene alla maglia, quello in cui le sorti della città e della squadra sembrano legate, il fatto di aver vinto poco (qui Serafini, probabilmente, sottolineerebbe il fatto che la Roma ha vinto uno scudetto in più del Napoli, e farebbe bene), una strana vicinanza d’impeto che fa si che le due tifoserie non si amino. Manifestare contro chi ti assomiglia, anche da qui passa il tifo, lasciando da parte gli estremi che con questo libro non c’entrano e che non dovrebbero esistere.

Francesco Totti, invece, l’ho sempre amato da lontano, con la riservatezza del non tifoso e la consapevolezza di chi sa che chi gioca così è una roba di tutti.

Quando avrete finito di leggere e di farvi fregare dai ricordi, se volete, parliamo un po’ di calcio.

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Di Calcio non si parla
di Francesca Serafini
Bompiani, collana Tascabili, 2014

Codice ISBN-13: 978-8845276873
Pagine: 134

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Puoi leggere altro dello scrittore Gianni Montieri nel suo blog personale e su Poetarum Silva.
Puoi trovare Gianni Montieri su Twitter.

2 commenti su Di calcio non si parla

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