Fútbologia in prima persona

[Riceviamo e pubblichiamo da Fulvio Paglialunga, giornalista e conduttore di Ogni benedetta domenica su RAI WebRadio wr8. È stato a Bologna per “Un giorno intero a parlare di pallone” e ce lo racconta]

di Fulvio Paglialunga

immagine dei Tweet di Ogni Bendetta Domenica

Alcuni tweet di @ognibendomenica

Devo scrivere in prima persona. Non per dare un tono a me che scrivo. Per restituire qualcosa a Fútbologia. Per rivivere attimi che certo non racconto nel dettaglio (altri lo faranno, istituzionalmente meglio deputati).

Giacché sembra già presuntuoso l’attacco, continuo così. Facendomi una domanda e dandomi una risposta, senza me lo chieda nessuno di notte, in tv, quando di solito scopro di essermi addormentato sul divano. Ah, la domanda: perché sono andato a Bologna per Fútbologia? E’ nel catenaccio dell’iniziativa la risposta: per stare un giorno intero a parlare di pallone. Mo’ mi viene un’altra domanda: se con il pallone (scrivendo o parlando) vivo da una vita, ce n’era bisogno? A questo punto, rispondo: sì che ce n’era bisogno, perché non sono di nuovo alle prese con un fuorigioco, i difensori che scalano, l’attaccante che protegge la palla, la sudditanza psicologica. Sono alle prese con l’idea di calcio che mi ha sempre sedotto e da tempo mi ha pure conquistato. Quella di parlarne – e leggerne e sentirne parlare – senza guardare al campo. Volendo sintetizzare, alla Bufalino: «Sociologo è colui che va alla partita di calcio per guardare gli spettatori».

Non sono sociologo (soltanto un giornalista), ma ne ho colto il senso. Non solo per gli spettatori, ma perché forse non c’è nessun posto come l’Italia in grado di legare il calcio alla vita, quindi generando storie e persino creando cultura (anche quando non se ne accorge). Fútbologia era questo e l’ho capito quando ho scoperto il blog. E prometteva di mantenere la parola quando ha stilato il programma della “giornata intera a parlare di pallone”.

Così, Bologna. E la voce tremolante di Luca, emozionato nel dare il via, gli interventi di Christiano senza che si perdesse mai il ritmo. Sul filo della parola. Ma anche in una sala piena. Me ne sono accorto quando ho girato lo sguardo, mentre parlava John Foot. Piena. E John Foot è roba da addetti ai lavori, da maniaci della parola e del calcio inteso come qualcosa in più dell’arbitro venduto. Lì ho capito che tutto era riuscito. Cominciava la discesa.

foto di Paolo Sollier con Marino Bartoletti (e São Pedrinho)

Paolo Sollier con Marino Bartoletti (e São Pedrinho)

Un bel discendere, poi: con il sorriso e il pallone, aneddoti (volete mettere, Paolo Sollier?) e appassionato divertimento (l’idea di calcio che Valerio Mastandrea trasmette). Fino alla narrazione fantastica o forse no, di un mondiale mai sentito, visto come una leggenda (come nel mockumentary di Filippo Macelloni e Lorenzo Garzella) e osservato in silenzio. Religioso non per frase fatta, ma perché questa idea di calcio un bel po’ religiosa è.
Il continuo rischio di sforare con gli orari mi ha fatto capire la voglia di parlarne, l’amore di chi c’era verso un sport che ha ancora tanto da raccontare. Volendo, in tanti sarebbe andati oltre la “giornata” a parlare di pallone. Riconoscendo simili, respirando idee. Romantiche, sì. Ma non da morire di torcicollo: non era tutto bello solo quello che c’era prima, c’è pure qualcosa di affascinante nel ragazzino tifa del Manchester City. E abita qui.

C’è un modo di narrare il pallone che non è solo new football writing, ma è anche una pesca dei sentimenti, un amore per le storie, la fine dell’assurdo concetto che il calcio sia altro rispetto al mondo che viviamo. Il calcio è (anche) il nostro mondo: ne rispecchia vizi e virtù. Il pallone è un pretesto per parlare d’altro. E tutto può essere un pretesto per parlare di pallone.

Quando questa visione ha cominciato a prevalere, dopo anni di campi e polvere, ne ho fatto un format e sentivo di aver iniziato una scommessa. Non ho vinto nulla, perché la scommessa è ancora in corso. Ma dopo Fútbologia mi sento in ottima e numerosa compagnia. Solo, con un po’ di ore di sonno da recuperare. Fino alla prossima edizione ce la farò.

 

logo di Ogni benedetta domenicaE ancora:

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