Congratulazioni. Hai appena incontrato la I.C.F. di Cass Pennant

[Riceviamo e pubblichiamo da Matteo Falcone di Sport People, rivista digitale di cronaca e cultura ultras]

CongratulazioniCass Pennant e il suo “Congratulazioni, hai appena incontrato la ICF” sono stati un piccolo caso editoriale: pochi altri titoli di provenienza o di argomento stadio, hanno varcato la soglia del mercato editoriale italiano attraverso la porta principale di una casa come la “Dalai” (all’epoca ancora “Baldini Castoldi Dalai”).

Partendo dall’inizio, ICF sta per Inter City Firm, un gruppo hooligan diventato famoso per le proprie scorribande al seguito del West Ham United, non di certo una delle squadre più titolate d’Inghilterra ma sicuramente una delle più affascinanti per l’origine e il seguito fortemente radicato nella working class dell’East End londinese. Conosciuto anche come l’Accademia del football per il suo florido vivaio da cui sono sbocciati campioni come Frank Lampard senior e junior, Bobby Moore, Rio Ferdinand, Geoff Hurst, Paul Ince, Joe Cole, il West Ham era nato come Thames Ironworks FC, squadra dopolavoro degli operai dell’omonimo cantiere navale.

Dopo il passaggio al professionismo ed il cambio di nome, il West Ham ha continuato ad avere una fortissima impronta popolare, e dalla classe operaia di riferimento non poterono che scaturirne movimenti giovanili tanto turbolenti quanto interessanti. Quegli stessi movimenti che le autorità bollarono dispregiativamente come “hooligans”, erano anche un contenitore sociale infinito di storie, culture, mode suburbane, influenze musicali e tanto altro ancora che Pennant andrà degnamente a collocare tra le righe del proprio libro.

In copertina, sullo sfondo della foto, si può vedere sfrecciare il famoso treno da cui prende il nome il gruppo di tifosi: in quegli anni si era soliti muoversi in blocco e con treni speciali appositamente predisposti per i tifosi, con l’immancabile seguito di polizia a freno di ogni eventuale esuberanza. I più giovani che non gradivano farsi tarpare le ali, cominciarono a preferire il treno di linea ai treni speciali (da qui il nome “Inter City Firm”), smettendo sciarpe e colori del club per vestirsi in maniera “casual” in modo da confondersi con la folla ed eludere ogni controllo di polizia.

Oltre alla polizia, anche le tifoserie avversarie si trovarono del tutto spaesate di fronte a questa nuova tattica di ingaggio, per cui in breve tempo la Inter City Firm assurse ad una notorietà rilevante, sia per i modi inconsueti ma anche per la spregiudicatezza e la costanza con cui cercava il confronto fisico con i propri rivali.

Come ogni altra “firm” che si rispetti, i soci della “ditta dell’Inter City” si ritenevano dei professionisti nel loro genere e lo sottolineavano con una nota di colore che alimentava il loro mito: alla fine degli scontri, oltre agli avversari, erano soliti lasciare per terra delle cosiddette “calling cards”, i classici bigliettini da visita che ogni buon professionista porta sempre con sé, recanti la famosa dicitura che ha dato il titolo al libro, “Congratulations, You’ve just met the ICF”.

foto della calling card dell'ICF

La calling card della Inter City Firm

Tornando più strettamente all’analisi del testo, stilisticamente la scelta è quella del memoriale scritto in prima persona a cui si inframezzano una serie di interviste ad altri “top lads” (membri di spicco) come Teddy Bunter e Billy Gardner, che scrissero la storia del tifo del West Ham nelle decadi ‘70 e ‘80. In appendice, invece, ci sono i testi di una serie di cori storici dell’epoca con commenti esplicativi a fronte.

Non c’è la ricercatezza lessicale di un già citato John King, oppure, per rimanere in tema di scrittori con retroterra da stadio, Pennant sta ad Irvine Welsh esattamente come Bruscolotti sta a Maradona. Eppure anche un onesto mestierante della scrittura può avere la sua bella storia da raccontare, specie se in questa storia ne è stato osservatore diretto e privilegiato.

Se c’è un difetto in questo libro, è senza dubbio nella dose di autocelebrazione che a volte diventa sinceramente ridicola: 40 del West Ham che mettono in fuga 700 dell’Everton, tifoseria tra l’altro tignosa come poche, oppure 14 hammers che tengono in scacco 150 del Manchester United su un traghetto, sono sproporzioni numeriche che insultano l’intelligenza del lettore.

Accostandosi però con spirito critico al testo, setacciando le grossolanità, se ne ricava comunque un quadro d’insieme molto interessante su quella che è stata una vera e propria rivoluzione culturale tra i giovani londinesi della working class, una rivoluzione che non s’è fermata tra le mura del Boylen Ground, lo stadio del West Ham, ma ha finito per sconfinare nella moda, nella musica e in un certo qual modo anche nel cinema.

Ovviamente chi si ferma al pregiudizio dei “giovani teppisti disadattati” non potrà cogliere le tante e reciproche influenze tra questi mondi e lo stadio, eppure i giovani della ICF sono stati vettori di contagio e portatori di stile, promuovendo a must giovanili le polo Fred Perry, gli anfibi Doc Martens, interlacciandosi con sottoculture urbane come quella skin e mod.

Per quel che riguarda la musica, Pennant non poteva certo esimersi dal citare i “Cockney Rejects”, la famosa band Oi! che si può ritenere a tutti gli effetti la falange musicale del West Ham, tanto che il seguito dei loro concerti era fortemente caratterizzato da tifosi della stessa squadra di calcio e non di rado, in giro nei loro tour, scoppiavano risse che erano la naturale prosecuzione delle rivalità nate attorno al rettangolo di gioco. Altro gruppo famoso i cui componenti sono tifosissimi hammers è quello degli “Iron Maiden”, anche se ben presto finirono invisi a tutti per delle strane pretese avanzate sui diritti d’autore di “I’m forever blowing bubbles”, lo storico inno musicale del West Ham.

Si parla anche di politica, si sfatano miti sul connubio tra hooligan ed estremismo, si parla di strumentalizzazioni mediatiche e si cita anche il curioso caso di Ian “Butch” Stuttard, documentarista della BBC che gira per un certo periodo con loro, per filmarne le gesta poi passate con grande scalpore in TV. La conclusione di Stuttard fu: “La tradizione di gruppi di ragazzi che combattono, specialmente contro ragazzi di altre aree di Londra, risale all’epoca Vittoriana. Il calcio ha solo fornito loro un contesto più appropriato”.

Per restare in tema di media, mi preme citare alcune parole di Pennant altrettanto esplicative di quanto valido sia il tanto osannato “modello inglese” che, più che sulla propria efficacia, conta sulla censura e sull’asservimento dei mezzi di informazione alla volontà politica del momento: “Il vento era cambiato. Sembrò addirittura esserci un blackout da parte di giornali e media. Le nostre imprese erano ora ridotte a poche righe di commento e gli scontri in grande stile non venivano neppure menzionati. Non avevano più bisogno della farsa di quei processi spettacolo. Avevano deciso di ripulire l’immagine del Paese per assicurare ai club il ritorno alle ricche competizioni europee”.

Il libro, in ultima istanza, non è certamente una pietra miliare della letteratura, però ha quel sapore a suo modo neorealista, quella forte aderenza con l’essenza vera dei fatti (al netto di qualche già citato lampo di mitomania…), che senza dubbio aiuta a capire il calcio inglese delle gradinate molto meglio degli stucchevoli e mai richiesti giudizi dei benpensanti.

Voltata l’ultima pagina, credo insomma che il lettore si riterrà contento di aver incontrato l’Inter City Firm e i racconti di un’epoca che, con tutte le sue contraddizioni e i suoi problemi, era senza dubbio più autentica di quella attuale del neo-calcio fatto di plastica e divismo.

 

Link utili:

Cass Pennant su Wikipedia
Il libro su Anobii
Sport People lo trovi su Twitter e ha un blog

1 commento su Congratulazioni. Hai appena incontrato la I.C.F. di Cass Pennant

  1. Pingback: Nuove scritture working class: nel nome del pane e delle rose - Giap

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