Archivio per Tag: Fabrizio Gabrielli

Non tiri mai! #CVFut best of

[Lo scorso 18 aprile a Civitavecchia si è tenuta una manifestazione futbologica con Marco Marsullo, Fabrizio Gabrielli e John Grady. Un racconto di quanto accaduto a latere]

Julio li guida verso l’unico angolo deserto della piazza. Un portone di legno aperto a metà che regge una bacheca di vetro, vuota. Intorno, ragazzini che giocano a pallone, persone sedute sulle panchine. È questo l’ingresso della biblioteca?, chiede John.
Sì, oltre il cortile interno.
Andiamo.

Un paio d’ore dopo il gruppetto si riaffaccia sulla piazza, l’umore varia da “siete sempre un pubblico di merda” a “miglior dibattito EVAH”. C’è meno gente, in piazza, e le urla dei ragazzini che giocano a pallone si fanno strada sopra il rumore continuo del traffico. 

CVFut

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Primavera Fútbologica

Primavera: i campionati finiscono, si aggiudicano i trofei, si tirano le somme. E noi che facciamo? Portiamo Fútbologia in giro per l’Italia, per parlare di calcio parlando di tutto e di tutto parlando di calcio come nostra abitudine.

La primavera 2013 ci vedrà impegnati in diverse località della penisola. Si parte da qui:

locandina-cvt

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Sforbiciate di Fabrizio Gabrielli

Cos’è una sforbiciata?

Prima di tutto è un gesto tecnico e atletico del gioco del calcio. È un colpo aereo durante il quale il giocatore colpisce la palla incrociando le gambe (come, appunto, si incrociano le lame di una forbice) con il corpo parallelo al terreno. Spesso la sforbiciata viene a torto confusa con la rovesciata, ma si tratta di due concetti e gesti infine distinti.

La rovesciata è un salto nel buio, un esercizio di coordinazione privo di coordinate e affidato al caso: sia Continua la lettura

Le favole non sempre son favole

[Fabrizio Gabrielli, il maestro delle Sforbiciate (Piano B, 2011), ci regala un altro colpo dei suoi. Inedito.]

Il primo grande insegnamento che m’hai dato, pà, è che non serve a niente, pigiare forte sull’acceleratore, quando hai il freno a mano tirato.
Dovevi volermi molto molto bene, o molto molto male, per tacermi che non era una grande idea, presentarsi con la stessa mise della cresima, Camicia Rosé Damascata, sottomento da orsacchiotto spelacchiato, a bordo d’un carro da mozzarellaro.
Ma tu avevi dimenticato la bènza, son cose che capitano, m’hai detto, non il giorno del mio esame di quinta, pà. E allora ci siam fatti prestare l’auto che il pizzicagnolo utilizzava per le consegne, e per quindici chilometri c’abbiam messo un’ora, che correva mica, la mozzarellamòbile, e le spighe pronte per la trebbiatura, anziché farsi massa confusa e fagocitante fuori dal finestrino, se ne rimanevano a umiliarci, con gli occhi di ghiaccio di Lars Bohinen quando l’ha buttata dentro, buttandoci fuori.
E così siamo arrivati in ritardo. E c’era puzza di bruciato, nell’abitacolo. Il freno a mano, pà. Son cose che capitano, m’hai detto.

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Panta Rio

[Fabrizio Gabrielli, il maestro delle Sforbiciate (Piano B, 2011), ci regala un colpo dei suoi. Inedito.]

Mutumbula è una parola-tamburo-di-guerra, un intortuglio di viscere, un graffio nell’oscurità, l’orrore. L’orrore.
Mutumbula è un suono che suscita tremiti anche in sua assenza.
Mutumbula, in Bantu, significa assassino, e insieme a Volvo, incedere di jaggernaut scandinavo, era uno dei soprannomi di N’daye Mulamba.

Mulamba, nove reti nella Coppa d’Africa del 1974, quasi tutte quelle segnate dalla sua squadra, a remarkable man, era la punta di diamante dello Zaire che partecipò ai Mondiali di Germania quello stesso anno. Mulamba, contro la Yogoslavia, in un match terminato 9-0 per gli slavi, si fece espellere dopo ventidue minuti per un’entrata, come dire, mutatis mutandis, mutumbùlica. Continua la lettura