L’Europeo visto da lontano.
Polonia – Grecia

[Con Polonia-Grecia inauguriamo la rubrica aperiodica "L'Europeo visto da lontano" a cura di Luca aka Wu Ming 3]

Polonia-Grecia

L’Europeo 2012 cominciò in maniera interessante.

Con una nuvola di gas letargico sparsa su migliaia di tifosi giunti allo stadio e milioni di telespettatori. La partita durò una settimana e lo 0-0 non si schiodò mai, e nessuno è in grado di ricostruirne azioni o fasi di gioco, ma gli eventi furono tutt’altro che banali.

La prima cosa notevole fu che alla fine la Polonia si era decisa a schierare la squadra del ’74. Sì, quella fortissima che ci eliminò e arrivò alla semifinale. Il problema è che erano rimasti vivi in cinque, tra i quali continuava a distinguersi il mitico Tomaszevskj, grande portiere. Nel frattempo era diventato grandissimo, pesando duecentotrenta chili. Imbattibile, ostruiva per intero la porta.

Ma tutti gli occhi del mondo erano puntati sulla Grecia. Quelle merde.

Lo slogan ufficiale della manifestazione, con tanto di inno cantato, era “Non Faremo la Fine della Grecia”. C’erano gagliardetti e magliette che venivano distribuite, soprattutto ai bambini, con su scritto Greci Merdoni.

Erano partiti, in autobus, da Atene in quindici.

Un autogrill in Bulgaria li aveva decimati con un’intossicazione alimentare di una partita di goulash avariato.

Giunsero all’albergo in otto, a trecento Km da Varsavia. Scoprirono che la prenotazione era disdetta da mesi. Inoltre era stato calcolato un sovrapprezzo circa la penale, appunto, della disdetta, per cui risultavano debitori verso l’hotel, un due stelle, di otto milioni di euro. Fuggirono.

Fu a quel punto che l’allenatore, il pericoloso tecnico-insurrezionalista Spiros Kivemmuortos, decise che si era rotto i coglioni.

Si attendarono, cogliendo tutti di sorpresa, proprio sul campo dello Stadio di Varsavia, fondando il movimento, la tattica, OccupyAreadiRigore. Fu una grande mossa. C’era uno striscione che prendeva tutta la porta con sopra scritto in cirillico Il Rigore Ve Lo Pariamo e Il Pallone Ve Lo Cacciamo Nel Culo.

Si potrebbe dire, vabbè il solito catenaccino greco. Quelle merde.

Stò cazzo! – Tuonò Mr. Kivemmuortos.

E come dargli torto, inoltre aveva funzionato alla grande. Con l’area intasata di cani, punkabbestia, bottiglie e bonghi, l’accesso alla porta era stato reso più stretto delle Termopili, dove, detto per inciso, non c’erano nemmeno quei nauseabondi cessi a ostruire il passaggio.

Così, avevano strappato un pareggio all’esordio, contro gli attempati ma favoritissimi padroni di casa. Caccia via. E su twitter andavano fortissimo.

I greci. Quelle merde.

E sono ancora lì.

L.

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Tutta la serie de “L’Europeo visto da lontano” di Luca Wu Ming 3.

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Polonia – Grecia

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