Archivio per Tag: videogiochi

Calcio a pochi BIT [parte 2]

[Riceviamo e pubblichiamo. Si conclude con questa innecessaria disamina sugli aspetti etnografici e guerrafondai di SWOS il racconto del futbol pixelato dell'autore di “Sforbiciate”. La prima parte la trovi qui]

di Fabrizio Gabrielli

Oggi, a ripensarci, mi sembra cristallino che gli aspetti di SWOS che più colpivano l’immaginario dei suoi giocatori, o almeno il mio, che ne vellicavano le vis più squisitamente intellettuali, fossero solo contingentemente calcistiche. E c’è di più: solo contingentemente videoludiche.

Contingenze Videoludiche

Continua la lettura

Calcio a pochi BIT [parte 1]

[Riceviamo e pubblichiamo. Siamo molto felici di presentarvi un breve, lacunoso e umorale compendio del videogioco futbolistico d'antan, in due puntate, dall'autore di “Sforbiciate”]

di Fabrizio Gabrielli

Forse, negli anni Ottanta e Novanta, eravamo tutti meno esigenti in termini di realismo. E se giuocare il calcio su uno schermo significava demandare una grossa responsabilità all’inventiva, alla fantasia, alla creatività che solo dieci anni prima si reclamava al potere, tanto meglio.

Non so voi, ma io ci son stati tempi barbini in cui mi sono esaltato per Emlyn Hughes International Soccer: ventidue blocchi cristallizzati di pixel che sgambettavano rigidi su prati ultrasintetici con la fluidità di un omino della Lego. Il pallone, un polilatero più che una sfera, rimbalzava sulle teste coi tloc sordi di SuperMario (quello originale, che non sforbiciava né bestemmiava) quando schiaccia l’avversario. Il marcatore, messo a segno un goal, correva adirato verso la parte bassa dello schermo, sventolando il braccio destro in un gesto più dell’ombrello che non di vera esultanza. Il pubblico, sulle gradinate, sembrava una manciata di patate grigie, terrose.

Tortelloni vs Leclerc, connubio promozionale

Continua la lettura

“Identità e appartenenza” Call for Paper per la rivista Lancillotto e Nausica

Ok, lo confesso. Troppa pressione, troppa tensione, ormai non vivo più. Il senso di colpa mi lacera. Meglio uscire allo scoperto. Ma sottovoce, piano piano: “non sono sempre stato un appassionato di pallone”.

Anzi, a dirla tutta per gran parte della mia vita del calcio non me ne è fregato un cazzo. Ventidue trogloditi che corrono dietro a un pallone strapagati per farlo. E la ggente non arriva a fine mese! Vergogna! Ladri! Buffoni! Peppe Crillo!!!

Ok ok, sto divagando, lo so. Cercavo solo di sottrarmi all’occhio implacabile del tribunale futbologico che ora di certo mi espellerà con disonore sottoponendomi all’ingloriosa prova televisiva. Se mi va bene un DASPO, se mi va male…la ghigliottina.

Però… Continua la lettura