Archivio per Tag: UK

La testa e i piedi di Ryan Giggs

[A partire da Voglio la Testa di Ryan Giggs di Rodge Glass, una riflessione di Wu Ming 4 pubblicata in tandem su Giap]

foto di Ryan Giggs con bambino

di Wu Ming 4

Non è mica facile raccontare il calcio in un romanzo. È come raccontare un film, come trovarsi in mezzo tra lo spettacolo e la sua trasposizione bicolore, parole nere su fondo bianco. Visioni, emozioni, velocità, da ricreare attraverso una tastiera che produce sempre la stessa nota. Un’impresa. Proprio per questo si tratta forse di una delle sfide narrative più affascinanti. E se i sudamericani, si sa, in questo sono maestri, con le loro dosi massicce di poesia e metafore, gli inglesi lo fanno in un modo tutto particolare, perché spoetizzano il campo da gioco e lo trasformano in un prisma da cui guardare le trasformazioni della società che sta attorno. Non solo sulle tribune, ma nelle vie adiacenti lo stadio, fin dentro i pub e le living room. Sul rettangolo verde insiste il mondo, con la filiera di vite, lavoro, denaro, che da ogni singolo riflettore puntato risale fino all’angolo più remoto del globo.

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For victory is our cry, storia di donne, pallottole e palloni

[Quella delle Dick Kerr's Ladies è la più grandiosa vicenda di calcio femminile della storia. Dopo un lungo lavoro di ricerca, Alessia Guglielmi ha scritto per noi questo articolo, di certo il più completo e documentato in lingua italiana. Risorse esterne e note al testo seguono in calce]

1920, Inghilterra-Francia, il bacio tra le capitane Alice Kell e Madeline Bracquemond

1920, Inghilterra-Francia, il bacio tra le capitane Alice Kell e Madeline Bracquemond

“When upon the field of play we go
Thousands come to cheer us on our way
And you will often hear them say
Who can beat Dick Kerr’s today?
When the ball is swinging merrily
Faces are all beaming happily
So play up girls and do your best
For victory is our cry”

di Alessia Guglielmi

Questa è una storia che va raccontata, se non altro perché è stata tacitata per quasi cento anni. È una storia di donne, pallottole e palloni, di una gloria calcistica interrotta e poi rimossa, di un gruppo di ragazze inglesi che sapevano e volevano giocare a calcio e dell’editto che letteralmente strappò loro le zolle da sotto i piedi. Se possiamo raccontarla oggi è solo perché, come spesso accade nella storia delle donne, la scrittura privata, i diari, i taccuini documentarono tutto. Due signore del Lancashire, Gail Newsham1 e Barbara Jacobs2, l’hanno raccolta, ricostruita e riportata al posto che merita: la Hall of Fame della storia del Football.

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Hooligan e droghe: come gli acidi e MDMA hanno interrotto la violenza in Inghilterra

Riceviamo e pubblichiamo.
Dalla redazione di Trappola del Fuorigioco abbiamo ricevuto il seguente articolo, in cui si racconta della relazione tra sottoculture musicali, consumo di stupefacenti e movimento hooligan in Inghilterra dagli anni ’60 ai primi ’90. Oltre a una breve storia del tifo organizzato inglese, vi è riportata la tesi del ricercatore Mark Gilman secondo cui questo intreccio abbia contribuito a interrompere il ciclo di violenze che ha connotato il movimento durante gli anni ’80.

Scena dal film “The Firm”, 2009

Scena dal film “The Firm”, 2009

di Redazione Trappola del Fuorigioco

Il rapporto tra calcio e droghe in Inghilterra appartiene, da sempre, allo schema di relazioni più complicate tra culture (e sotto-culture) giovanili e droghe. I campi di calcio della nazione inglese, infatti, rappresentano uno spaccato molto preciso delle sottoculture giovanili da almeno 40 anni.

Per molto tempo il consumo di droghe non è stato direttamente collegato al movimento hooligan. I due mondi sono venuti a contatto, secondo il ricercatore universitario Mark Gilman, soltanto verso la fine degli anni ‘80 e l’inizio dei ’90. Tutto d’un tratto le droghe e i rave party sono diventati popolari nella cultura calcistica; l’esplosione del fenomeno ‘Madchester’ e la diffusione della ‘acid house’ hanno sancito la definitiva unione tra hooligan e sostanze stupefacenti. Per comprendere come sia accaduto, conviene dare un’occhiata alla storia del movimento hooligan che, come Gilman spiega nel suo rapporto Football and drugs: two worlds clash, è stato portato avanti principalmente dalla classe operaia almeno fino alla fine degli anni ottanta.

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Robin Hood meets Garibaldi

[Riceviamo e pubblichiamo. Roger Bromley, professore emerito della Nottingham University, che già aveva scritto per noi il meraviglioso Back home. Time, Memory and Football, ci ha inviato questo articolo sulla storia del Nottingham Forest FC e sui suoi legami con la figura di Giuseppe Garibaldi]

Nottingham Forest first team in 1884.  Back Row - T. Danks, C.J. Caborn, S.W. Widdowson, T. Lindley.  Middle Row - H. Billyeald, T. Hancock, F. Fox, A. Ward.  Front Row - S. Norman, J.E. Leighton, F.W. Beardsley, G. Unwin.  Photo courtesy of Nottinghamshire County Library Service

Nottingham Forest first team in 1884. Back Row – T. Danks, C.J. Caborn, S.W. Widdowson, T. Lindley. Middle Row – H. Billyeald, T. Hancock, F. Fox, A. Ward. Front Row – S. Norman, J.E. Leighton, F.W. Beardsley, G. Unwin.
Photo courtesy of Nottinghamshire County Library Service

di Roger Bromley

Ho vissuto a Nottingham per circa venti anni e durante questo periodo ho tifato Nottingham Forest. A volte, dopo prestazioni scarse della squadra, mi capitava di sentire i tifosi lasciare il campo borbottando «they’re not fit to wear the Garibaldi» [«non sono adatti a indossare la Garibaldi», NdT]. Questa frase ha continuato a intrigarmi per anni e, di recente, ho iniziato a cercare le origini della locuzione “the Garibaldi”. Che le maglie della squadra siano rosse costituisce un ovvio collegamento, ma mi chiedevo se fosse qualcosa di più che una semplice coincidenza. Le mie ricerche mi hanno portato indietro al 1865, anno in cui è stato fondato il Forest Football Club.

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Back home. Time, Memory and Football

[Riceviamo e Pubblichiamo. Qualche giorno fa l'AFC Bournemouth è salito per la seconda volta nella sua storia in Championship League. Roger Bromley, professore emerito della Notthingham University e originario di Bournemouth, ci ha inviato questo magnifico articolo, che prende le mosse dall'evento per spaziare nei temi di identità e memoria. In una parola, fútbologico. Leggetelo tutto, anche la postilla biografica in fondo.]

1957 - Bournemouth and Boscombe Athletic fans show their support before the match

2 Marzo 1957 – Bournemouth and Boscombe Athletic VS Manchester Utd

di Roger Bromley

Molti anni fa la scrittrice Ella Winter aveva detto all’oramai dimenticato romanziere americano Thomas Wolfe, «Non lo sai che non puoi più tornare a casa?». Wolfe usò questa frase come titolo del suo ultimo romanzo, pubblicato postumo nel 1940. Nella parte finale del romanzo, George Webber, il protagonista, arriva alla conclusione che: “Non puoi tornare alla tua famiglia, tornare alla tua infanzia… tornare ai sogni di gloria e fama di giovane uomo, tornare ai luoghi di origine, tornare alle vecchie forme e organizzazione delle cose che un tempo sembravano eterne e che invece continuano a cambiare… rifuggire il  Tempo e i Ricordi”.

Tutto questo mi è tornato alla mente pochi giorni fa quando la squadra della mia città, l’AFC Bournemouth, ha raggiunto la promozione nella English Championship League (la seconda serie del campionato inglese) per la seconda volta nell’arco di centoquattordici anni, e dopo un’assenza di ventitré. Durante una cupa e gelida giornata dell’inverno 1950 assistevo alla mia prima partita a Dean Court a Boscombe (sobborgo di Bournemouth dove si trova lo stadio, NdT).

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Congratulazioni. Hai appena incontrato la I.C.F. di Cass Pennant

[Riceviamo e pubblichiamo da Matteo Falcone di Sport People, rivista digitale di cronaca e cultura ultras]

CongratulazioniCass Pennant e il suo “Congratulazioni, hai appena incontrato la ICF” sono stati un piccolo caso editoriale: pochi altri titoli di provenienza o di argomento stadio, hanno varcato la soglia del mercato editoriale italiano attraverso la porta principale di una casa come la “Dalai” (all’epoca ancora “Baldini Castoldi Dalai”).

Partendo dall’inizio, ICF sta per Inter City Firm, un gruppo hooligan diventato famoso per le proprie scorribande al seguito del West Ham United, non di certo una delle squadre più titolate d’Inghilterra ma sicuramente una delle più affascinanti per l’origine e il seguito fortemente radicato nella working class dell’East End londinese. Conosciuto anche come l’Accademia del football per il suo florido vivaio da cui sono sbocciati campioni come Frank Lampard senior e junior, Bobby Moore, Rio Ferdinand, Geoff Hurst, Paul Ince, Joe Cole, il West Ham era nato come Thames Ironworks FC, squadra dopolavoro degli operai dell’omonimo cantiere navale.
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