Archivio per Tag: Juventus

Terni

[Riceviamo e pubblichiamo un racconto di curva ambientato durante Roma-Juventus della scorsa stagione. In via eccezionale pubblichiamo un intero racconto in dialetto, il romano lo capiamo un po' tutti. Non ci chiedete di farlo di nuovo. E, come d'abitudine, non forniremo la traduzione dei termini regionali]

di @Sandrosen1

foto tifosi RomaCome tutte le domeniche, pure ‘sto Roma-Juve allo stadio viene Terni. Cioè noi lo chiamamo Terni, ma in realtà lui de Terni nun è, ma parla co’ ’n accento strano, ar limite der burino, quindi pe’ noi tutti è Terni.

Uno d’altri tempi, un romanista vero: nonostante pe veni’ allo stadio deve fa’ ‘na sessantina de chilometri, lui ce sta sempre, piove nevica fa freddo c’è l’afa. Terni c’è. Sempre.

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‘O presidente (China Soccer Files – 7)

Le regole del calcio italiano in Cina: alcuni highlights cinesi.

La prima immagine che scegliamo per questa sintesi pseudo calcistica e pseudo umana, che dovrebbe rappresentare la rappresentazione del calcio in Italia (uno sciame intelligente, tanto per scomodare a sproposito qualcuno) parte naturalmente dagli allenamenti. Perché, tanto per essere chiari, le squadre sono arrivate a Pechino una settimana prima. I nostri protagonisti, per un volta, non sono gli juventini, bensì la “compagine” (e così salutiamo pure Bruno Pizzul) del Napoli.

Un presidente in auto Continua la lettura

Heysel

[Riceviamo e pubblichiamo da Domenico Mungo, autore di “Cani sciolti”]

di Domenico Mungo

È la causa e non semplicemente la morte che crea un martire. (Napoleone Bonaparte)

29.05.1985
Finale di Coppa dei Campioni Juventus-Liverpool
Stadio “Heysel” di Bruxelles, Belgio

«Il Liverpool è forte, ma noi sappiamo di poterlo battere» – disse Platinì. «Ci eravamo già riusciti a Gennaio, al Comunale di Torino, quando si giocò col pallone rosso dopo un’incredibile nevicata. Boniek fu magnifico, quella sera. Due a zero per noi e doppietta di Zibì, così vincemmo la Supercoppa».

foto Heysel 2

Stadio Heysel, Bruxelles, 29 maggio 1985

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Voglio l’Hyatt!
(China Soccer Files – 6)

Nota.
Un post tecnico: come sta andando il campionato cinese e perché De Laurentis blatera. (mi perdonino i fratelli napoletani). E un saluto, un abbraccio, un daje e tutto quanto può arrivare da Pechino a Perugia a Fagiolino. E date sti soldi a futbologia, che tra poco vi arriva il salasso del Supporto Legale, pure.

Foto del Grand Hyatt di Pechino

Il Grand Hyatt di Pechino, uno degli hotel più lussosi al mondo

Mettiamola così: entra Drogba a inizio secondo tempo. A Guangzhou (l’altro, il Guangzhou RF, non quello di Lippi come ha riportato erroneamente la Gazza, ad esempio). Il pubblico applaude, fragoroso, quello avversario dico. L’arbitro è talmente emozionato che sorride, un po’ vergognoso, stringendogli in modo energico la mano. Comincia il secondo tempo, punizione per lo Shanghai da circa 40 metri. Drogba si muove, come a dire, faccio io.

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Polvere bianconera di stelle

La prima stella è per farti ammalare e morire / Morire d’amore
E la seconda è per lasciarti andare / E per farti tornare
In questa notte selvatica e acquatica / La terza stella è scomparsa
E riapparsa / Per farti stancare
(Francesco De Gregori – Tre stelle )

Uno tra gli spettacoli umani più avvilenti è quello offerto da chi si dice convinto del proprio valore e si dimostra però insicuro e insofferente quando non trova a confermarlo, in ogni occasione, un plaudente coro plebiscitario. A colpire è la totale incapacità di cogliere l’incongruenza; il ragionamento di fondo, del tutto incomprensibile, risulta infatti questo: mi dico certo di quanto valgo, ma solo a patto che me lo confermiate tutti. Come se un atto di fede personale, prova di coraggio, orgoglio e fiera solitudine, debba sempre valere meno di una confortevole pacca sulla spalla e un rassicurante “sì, hai proprio ragione tu: sei il migliore”. Cioè la più umiliante negazione della fiducia in se stessi.
Per questo da juventino, orgoglioso dei colori per cui tifo (1), ogni volta che vedo Andrea Agnelli in televisione mi avvilisco irrimediabilmente.

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Libro e moschetto, calcio e fischietto

[Riceviamo e pubblichiamo gli appunti che seguono da Gabriele Venditti, direttore della Biblioteca Michele Romano di Isernia.]

«Italia piccola e triste, carica di monumenti in redingote, nella cui capitale il gioco del calcio, italianissimo, dovevano essere i primi a giocarlo, con gran fuga di bambinaie e contravvenzioni di guardie municipali, i seminaristi inglesi, nei prati di Villa Borghese» (O. Vergani, 1928)

Manifesto Italia - Campionati Mondiali di Calcio 1934Quando Vergani nella prefazione di Vita al Sole di De Marchi ci consegna il bozzetto di una Villa Borghese messa a soqquadro dalle tonache svolazzanti di albionici chierici albini che inseguono la palla come in una fotografia di Giacomelli, ci sta in realtà traviando l’immaginario consegnandoci una fotografia di primo Novecento, giacché alla fine degli anni Venti l’italianissimo, e quindi fascistissimo, gioco del calcio non è più bizzarro passatempo per seminaristi inglesi, quanto passione matura e popolare, che si gioca negli stadi e si legge sui giornali. Continua la lettura