Archivio per Tag: brasile

Un anno senza Sócrates (parte 2)

[Seguito del reportage in due parti dedicato al Doutor. La prima parte qui]

Per tutti noi, fútbologi di ogni risma e provenienza, il Dottor Sócrates è una stella fissa. Un punto di riferimento, un’ispirazione.
Pubblicare un omaggio, nei giorni in cui ricorre il primo anniversario della scomparsa, è obbligatorio. Con i dettagli e la passione di Alessandro Gori, o Magrão, riceve il tributo che merita.
Le divinità del fútbol ne abbiano tutta la cura necessaria.
La democrazia è un colpo di tacco.

La Redazione

foto di Sócrates, una mano sul cuore

di Alessando Gori

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Un anno senza Sócrates (parte 1)

Per tutti noi, fútbologi di ogni risma e provenienza, il Dottor Sócrates è una stella fissa. Un punto di riferimento, un’ispirazione.
Pubblicare un omaggio, nei giorni in cui ricorre il primo anniversario della scomparsa, è obbligatorio. Con i dettagli e la passione di Alessandro Gori, o Magrão, riceve il tributo che merita.
Le divinità del fútbol ne abbiano tutta la cura necessaria.
La democrazia è un colpo di tacco.

La Redazione

foto di Sócrates che fa stretching con (Leovegildo Lins da Gama) Júnior

Sócrates fa stretching con (Leovegildo Lins da Gama) Júnior

[Il reportage è diviso in due parti. La seconda parte sempre su questo blog, a un anno esatto dalla scomparsa del Doutor]

di Alessando Gori

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Olimpiadi Laser

Olimpiadi di Londra 2012: Corea Del Sud – Brasile 0-3

[Riceviamo e pubblichiamo]
Alessandro Villari è volato a Manchester per la semifinale del torneo olimpico di calcio, Corea del Sud – Brasile. Lì ha raccolgo alcune impressioni estemporanee e disordinate sulla città, sulle Olimpiadi e sul match. Ce le ha regalate.

Il risultato della semifinale fotografato da Alessandro VillariPrimo tempo

Il mio viaggio a Manchester comincia con una lieta sorpresa: il leggero ritardo dell’aereo impedisce alla RyanAir di infliggermi l’insopportabile motivetto, munito di applauso registrato, che segue ogni atterraggio puntuale.

Ho prenotato una stanza senza curarmi di come fossero i collegamenti con l’aeroporto, con lo stadio, con il centro della città: mi ha conquistato la fotografia del Crown & Anchor – sì, dormirò sopra un pub. La seconda buona notizia della giornata è che il posto è in posizione perfetta, a pochi minuti a piedi dalla stazione collegata con l’aeroporto, dal tram per Old Trafford e dalla zona più moderna interessante di Manchester, il Millennium Quarter.

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Asfalto storico. Brasile-Italia quattrauno

di Matteo Gatto

Quattrazzero, quando si fa sul serio, l’Italia non perde mai. Magari se ne va malissimo, senza farti sognare per niente, senza passare i gironi, o si scioglie ai rigori, o s’involve davanti a una Corea a piacere. Ma quattrazzero non s’era mai visto. Bisogna ammetterlo: ha fatto molto male.

Infatti, in queste settimane, incapace di rialzare la testa e guardare avanti a un futuro dominato da iberici e sassoni, mi sono voltato indietro e ho affrontato il lutto in modo insolito: osservando il lutto di una generazione precedente. Un’altra batosta, l’Altra Batosta. Città del Messico, 1970, stadio Atzeca, Brasile-Italia quattrauno. Non so ancora bene perché, ma me la sono vista tutta, dagli inni all’invasione di campo. Ha riaperto un mondo e rivalutato una prestazione: avevamo giocato bene. Così mi è parso.

“Qui è quasi mezzogiorno. È una strana mattina grigia e uggiosa che esce da una nottata di pioggia e temporale”. E già dall’introduzione meteoropatica di Nando Martellini che si intuisce l’imminente pesantezza di questa giornata. Continua la lettura

L’ultimo sogno di Obdulio

Siediti come un sultano tra le lune di Saturno e prendi l’uomo solo, molto in astratto: ti sembrerà un prodigio, una grandezza e un dolore.
(Hermann Melville – Moby Dick)

Sarebbe bello che i sogni non si avverassero mai.
Si continuerebbe a sognare all’infinito.
(Obdulio Varela)

Io non sono uno di loro. Non ho mai ucciso nessuno, in fondo.

Ma lo so bene cosa rimane addosso a un assassino, incollandosi alla sua coscienza arroventata di rimorso. Non è il senso di colpa che accompagna l’immane gesto, non l’irreale colore del sangue fatto sgorgare, e neppure la strenua resistenza di chi si è aggrappato alla vita, straordinariamente vigile per quanto il delitto abbia potuto coglierlo di sorpresa. A tormentare il sonno di un assassino non sarà l’osceno pallore che riveste un corpo spogliato di ogni residuo calore, per quanto possano popolarsi i suoi incubi di quella mostruosa visione, per mille e mille notti ancora. Non varranno i tormenti di quei fantasmi un solo grammo di quanto davvero ne trafiggerà incessantemente la memoria, lacerando le invisibili piaghe dell’anima. Chiedetelo, a uno cui sia capitata la disgrazia di ammazzare un suo simile assistendone l’inquieto morire, cosa di tanto tremendo rimane a memoria della più infausta delle umane tragedie. Chiedetegli quale ricordo ancora vivido ne segni irrimediabilmente l’esistenza.

Quel silenzio” – vi sentirete rispondere.

Ma come posso conoscerle tutte queste cose, io che non ho mai ucciso nessuno?
Cosa può saperne un vecchio calciatore uruguayano, di quel silenzio?

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Arthur Friedenreich – Il sogno perduto di El Tigre

Nel mondo non ci sono che due razze, diceva mia nonna:
quella di chi ha e quella di chi non ha.
(Miguel de Cervantes – Don Chisciotte)

Immaginate per un momento di aprire un’ostrica e di trovarci dentro una perla.
Sono quasi certo che ve la figurerete bianca. Potreste anche pensarla color crema, o rosa. Forse grigia; più difficilmente sarà di colore viola. Ma sono abbastanza sicuro che nessuno di voi immaginerà di trovarci una perla nera. Sarebbe un evento decisamente improbabile anche nella realtà: le ostriche in grado di generare perle di quel colore sono talmente delicate da morire in numero di molto superiore alle altre. Per questo il loro valore è inestimabile. Per ogni perla nera che avrà la fortuna di vedere la luce, a migliaia moriranno prima di poterlo fare, sigillate per sempre nel ventre dell’ostrica che sognava di donarle al mondo.
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