Archivio per Tag: Barcellona

Dieci anni senza Manolo

[Riceviamo e pubblichiamo. Oggi ricorrono i dieci anni dalla scomparsa di Manuel Vázquez Montalbán. Alessandro Gori lo aveva intervistato nel 1997]

Manuel Vázquez Montalbán

di Alessandro Gori

Qualche giorno fa ho trovato per caso un articolo che fin dal titolo mi ha provocato un groppo in gola: «Diez años sin Manolo».

Mi era proprio sfuggito, sono trascorsi già dieci anni dal 18 ottobre del 2003, quando ci lasciava per sempre Manolo Vázquez Montalbán, colpito da un infarto durante lo scalo all’aeroporto di Bangkok rientrando dall’Australia.

Manolo era un intellettuale a tutto tondo, debordante autore di migliaia di articoli e centinaia di libri: giornalista, scrittore di successo, creatore dell’investigatore-buongustaio Pepe Carvalho, poeta e umorista, antifranchista che conobbe il carcere (come accadde a suo padre per lo stesso motivo), saggista e militante di sinistra, gourmet, ma anche innamorato di calcio e fanatico culé (tifoso del Barça).

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La Settimana di Passione del Barça da vicino

[Riceviamo e pubblichiamo. Settimana di passione per Barcellona e gli spagnoli in generale. Conosciamo pochi appassionati di pallone quanto l'incredibile Gori, che l'ha vissuta con loro. Questo è il suo diario]

Il Barça da vicino - Alessandro Gori

di Alessandro Gori

Preludio

La mia ultima visita a Barcellona e al Camp Nou risaliva all’esaltante remuntada (con “u”, in catalano) contro il Milan, un mese e mezzo fa. Dopo il girone di andata nella Liga in cui avevano battuto tutti i record possibili, lasciandosi alle spalle il malcapitato Real Madrid, negli ottavi di Champions i catalani avevano perso malamente a San Siro (2-0), dove si erano dimostrati molli come mai in questi anni e neanche in grado di effettuare un tiro in porta.

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L’Espanyol, figlio di un dio minore

[Riceviamo e pubblichiamo]

di Antonio Moschella

«Lo mejor de Barcelona, es ser del Espanyol» (Il meglio di Barcellona è essere dell’Espanyol) . Con queste parole, alternate a lacrime singhiozzanti, Luis Garcia chiudeva la sua conferenza stampa di addio alla squadra catalana. Lui, da poco eletto capitano, lasciava Barcellona dopo 6 stagioni di alti e bassi, ma nelle quali aveva potuto apprezzare un sentimento sconosciuto ai più. Si perché non esiste un senso di appartenenza così viscerale verso un club che vive da sempre all’ombra del Barcellona, la realtà che ora sta scrivendo un capitolo indimenticabile della storia del calcio mondiale.

Tifo Espanyol - Barcellona biancoazzurra Continua la lettura

Il “cugino” carnico di Iniesta

[Riceviamo e pubblichiamo]

di Alessandro Gori

Questa sera si conoscerà il vincitore del Pallone d’Oro FIFA 2012 con tre candidati in lizza, Lionel Messi, Cristiano Ronaldo e Andrés Iniesta. Dopo lo storico record di 91 reti segnate nell’anno solare, il favorito è sicuramente l’argentino, ma il portoghese eterno secondo quest’anno ha conquistato l’agognata Liga e il manchego ha lasciato il segno nella vittoria dell’Europeo della Spagna di Vicente Del Bosque.

Don Andrés, come viene chiamato a Barcellona, ha un tifoso speciale in Carnia: suo cugino Ezio De Prato da Chialina di Ovaro. L’ho incontrato qualche tempo fa per farmi raccontare la sua storia.

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L’evoluzione del Clásico e il Barça come fenomeno glocale

[Riceviamo e pubblichiamo. Nella scia delle discussioni sul Barcellona degli ultimi giorni, pubblichiamo questo reportage di Alessandro Gori che ha assistito all'ultimo Clásico al Camp Nou]

di Alessandro Gori

Prima della partita un amico mi aveva avvisato: «Preparati, perché stasera al “Camp Nou” probabilmente vedrai un profondo cambiamento sociologico».

foto della scenografia dei tifosi sugli spaltiEnorme era l’attesa per il Clásico, che come ha affermato qualcuno è diventato più che altro Abituale (ormai lo si gioca 4-5 volte l’anno), anche per le connotazioni socio-politiche che questo specifico Barça-Madrid aveva assunto. Perfino i quotidiani locali, soprattutto quelli non sportivi, si chiedevano se si trattasse solo di una partita di calcio.

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Chi odia il Barça ama il calcio?

[Riceviamo e pubblichiamo un post riepilogativo sulla "questione Barça" di cui si è discusso in rete durante l'ultima settimana]

di Matteo Gatto

E così, improvvisamente, iniziano a fioccare articoli sul Barcellona.

La colpa è di Michele Dalai che su IL ha smontato pezzo per pezzo una sua caricatura del Barça. Chi ama il calcio odia il Barcellona, ha scritto, mentre Stefano Fanti sul Post gli ha risposto difendendo i Blaugrana (in pressing alto, naturalmente); ma prima era già arrivato Daniele Manusia su Vice, il quale aveva sia disinnescato bene la critica di Dalai, sia portato a galla le ragioni che l’hanno provocata.

Credo che il tema di fondo di invettive di questo tipo, per quanto provocatorie e ripetitive, sia importante e universale. C’è più libertà nella solitudine o in un gruppo organizzato? C’è più felicità nell’imperfezione istintiva dell’individuo o nella complessità del progresso tecnologico? Continua la lettura

Calcio e media

[di Enrico Marini, giornalista freelance e PhD student alla Universidad Carlos III de Madrid.]

Calcio e globalizzazione

Più dell’economia di mercato o della democrazia – come afferma il prof. Pascale Boniface – il calcio è l’unico fenomeno globale che non conosce confini. Mentre il FMI è costituito da 188 stati membri e l’ONU da 193, la FIFA supera tutti con 209. Globalizzazione che è perfino linguistica, la passione per il calcio ha coniato un linguaggio talmente diffuso presso tutti gli strati della società da essere usato, con sempre maggiore frequenza, in altri ambiti: la ‘performance’ oggi è quella della nazionale di Spagna che rifilandoci quattro gol vince il suo terzo titolo internazionale consecutivo, ma è anche il risultato economico di un’impresa, o dello stesso paese Spagna. Inoltre, soprattutto in un periodo di crisi come quello attuale, i politici di mezza Europa fanno sempre più spesso riferimento alla metafora di squadra, con l’intenzione di trasmettere valori di unità e spirito di sacrificio.

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Tutta colpa di Robben di Nicola Tanno

Tutta colpa di Robben[Riceviamo e pubblichiamo - di Alessandro Villari, l'avvocato del lavoro ufficiale di Fubtologia.]

La sera dell’11 luglio 2010 ero davanti al maxischermo di Radio Aut a Pavia, con un manipolo di amici più o meno appassionati di calcio. Birra ghiacciata in una mano, portatile sulle ginocchia, Spagna-Olanda, finale della Coppa del Mondo. Partita con poche occasioni da gol: in avvio Stekelenburg compie un grande intervento su Sergio Ramos lanciato da calcio di punizione di Xavi, poco meno di un’ora dopo Robben, messo da solo davanti a Casillas grazie a un lancio da Pallone d’Oro di Sneijder, spreca clamorosamente. Continua la lettura