Archivio per Tag: bambini

Posizione in campo e altre geometrie esistenziali

[Riceviamo e pubblichiamo. Un racconto che parla di calcio per strada e Cagliari a fine anni '80]

foto Pallone nei cortili

Di Luca Sulis

Nonostante mio padre fosse stato un discreto atleta nel lancio del peso, abile nuotatore e cestista amatoriale cercò, sin da quando ero bambino, di instradarmi al calcio. Anzitutto mi regalò un numero infinito di palloni. Palloni di pregevole fattura che buttavo regolarmente dal balcone dell’appartamento dove ho abitato per circa trent’anni.

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Quelle brave canaglie del cortile accanto

[Riceviamo e pubblichiamo da Gianni Zanata, giornalista e scrittore sardo, un racconto tra periferia e mitografia cagliaritana. Per scelta editoriale i termini in sardo (casteddaio) sono lasciati volutamente senza traduzione. Se ne avete bisogno, chiedetecele al bot su Twitter o qui sotto nei commenti. Se poi vorranno essere i lettori sardi a fornire le traduzioni, ancora meglio]

di Gianni Zanata

Ho vissuto la mia infanzia in un cortile: era un trapezio d’asfalto grigio e corroso, delimitato da palazzi alti, case popolari, tante finestre e pochi balconi. Segni caratteristici: buche a volontà, polvere, sterpaglie, tre alberi spogli, e spazzatura all’occorrenza. Era un campo di calcio, era un teatro di disfide. Un po’ giungla urbana e un po’ terra di mezzo.

Per me e i miei amici – rappresentanti di un modello di gioventù tutt’altro che impeccabile – per noi piccole, brave canaglie, era semplicemente Il Cortile: la nostra patria.

foto di Gigi Riva che gioca a pallone con alcuni bambini nel quartiere Marina

Gigi Riva gioca a pallone con alcuni bambini nel quartiere Marina

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Io e il Futbol – una piccola storia di disagio

[Riceviamo e pubblichiamo. Delle contraddizioni del fútbol, di quando, omologante, può essere subito e sofferto]

di Scalva

Da piccolo ero un ragazzino estremamente timido. Sarà stato a causa delle mie orecchie troppo grandi o del mio fisico troppo magro. O forse sarà dovuto al fatto che venivo da una famiglia piuttosto povera e non avevo mai i giocattoli che avevano gli altri.

Certo, mica vivevamo in una baracca nelle favelas… Appartamento dell’edilizia  residenziale popolare a equo canone, e non è che si pativa la fame nella mia famiglia. Un classico nord-est degli anni ’80, nel più brutto quartiere di Trieste, “il Quadrilatero”, quando c’era ancora la lira…

Foto del quartiere Rozzol Melara "Quadrilatero" di Trieste Continua la lettura

Football Republic

[Riceviamo e pubblichiamo – Il carteggio continua: in risposta alla testimonianza autografa di Valerio Mastandrea, un nuovo messaggio da Wu Ming 4, nelle vesti di Mr. Oba per Futbologia]

di Wu Ming 4

Dice che è una fase. Poi passa. L’anno scorso faceva judo. Magari l’anno prossimo s’infotta con la pallavolo o con il curling. Intanto se gli chiedi la capitale della Spagna lui risponde: “Real Madrid”.

disegni su Babbo Rebablic

Babbo Rebablic

E costella la giornata (la scuola è finita) con domande tipo queste:

– Di che colore è la seconda maglia del portiere della Francia?

– Qual è la terza maglia del Barcellona?

– Come si chiama Drogba di nome?

– Possono giocare Roma contro Barcellona?

– E Barcellona contro Spagna?

– Perché i croaziani hanno le maniche a scacchi?

– Posso vestirmi con la maglia verde e i pantaloncini blu come Casillas?

Via così. Eppure tu non hai fatto niente. Tu sei sempre stato uno di quelli che guardano soltanto i mondiali. Per le bandiere, i colori, il piacere di vedere tutte quelle squadre straniere. Ecco, bandiere e colori.
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Perché

[Riceviamo e pubblichiamo – In risposta al resoconto di Wu Ming 4, Valerio Mastandrea ci ha inviato una sua testimonianza]

foto di Valerio al curling

Valerio è quello al centro (si scherza)

Pensiero ufficiale di Valerio Mastandrea
(The DM: Il Demotivatore)

Le storie dell’emozione provata alla prima ecografia si sprecano. Pochi ammettono il terrore e l’impressione che un millimetro (nemmeno quadrato) abbia un cuore e che quel cuore batta forte. Le varie ecografie lasciano il posto alla curiosità, alla sciocca ricerca di somiglianze e, a volte, alla paura. È stato quando una voce disse “è maschietto guardi qua”. E no che non guardi, non si capisce un cazzo. No che non cerchi il pisellino, no. È maschietto e vieni attraversato da una scossa violentissima. Cerchi e trovi gli occhi-madre che emozionati immaginano un altro te in miniatura, scambi con quello sguardo vero la tua emozione finta. Sforzi un po’ le ghiandole lacrimali. E le lacrime scendono. Perché hai paura. Hai soltanto paura.
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Euroghepard

[Riceviamo e pubblichiamo – La redazione di Fútbologia presenta un resoconto appassionato di Wu Ming 4 nel ruolo di Mr. OBA, Official Bench Assistant]

di Wu Ming 4

È d’obbligo una moratoria sui genitori. I padri soprattutto. Un giudice di pace dovrebbe interdirli dai campetti da gioco. In alternativa, un ceffo clavamunito dovrebbe osservarli minaccioso da una collinetta e intervenire rapido e implacabile alla bisogna. Senza questo deterrente, ogni piccolo cristo in campo ha il proprio ultra-allenatore che sbraita e inveisce e insulta: un superego patriarcale che tiranneggia da dietro la rete, con la testa a forma di gigantesco cazzo. Poi dice che crescendo diventano hooligans. Mi sembra il minimo.

foto della squadra Euroghepard

L'Euroghepard pronta e incazzata, Pocho Ismailovich concentrato sul pallone

I cinni, invece, sono grandi. Tutti. Anche se oggi i “grandi”, gli ottenni, non giocano, sono già passati di serie, e improvvisamente i sei-settenni si ritrovano a dover fare la partita.

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