Probabilmente il primo a dimostrare di averlo capito fu Aldo Biscardi, quando dallo scranno del suo improbabile tribunale redarguiva gli ospiti affinché non parlassero “tutti insieme, ma al massimo due o tre per volta”, garantendosi proprio grazie a quel geniale anti-divieto l’esclusione di ogni equilibrio e misura dalla sua trasmissione. Il conduttore del Processo doveva saperlo bene, in fondo: chi parla di calcio giocato risulta noioso e irritante quando non ha i mezzi, tecnici e culturali, per farlo. Molto più godibile, per uno spettatore, assistere ad un teatrino rimodellato sulla classica gazzarra da bar sport, utile a suscitare meccanismi di empatia che mantengano alto lo share e basso ogni pernicioso sforzo intellettuale.
Dal calcio parlato al calcio studiato (per non morire biscardiani)
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