Archivio per categoria: Racconti

This is Anfield

[Riceviamo e pubblichiamo. Emanuele Giulianelli ci riporta, con testimonianze dirette, il racconto dell'impresa sportiva del Grifone ad Anfield nel 1992]

di Emanuele Giulianelli

Anfield. Basta la parola e la mente si tinge di rosso, rosso Liverpool.

Nella strada dalla quale prende il nome, Anfield Road appunto, sorge una delle fortezze inespugnabili per eccellenza del calcio europeo. Per ribadire questo concetto e stamparlo subito in testa ai malcapitati avversari di turno, Bill Shankly – il manager che ha fatto vincere al Liverpool tre scudetti e una Coppa Uefa, oltre a due FA Cup, due Charity Shield e una Second Division – fece scrivere lungo il muro laterale della scala che conduce i giocatori in campo «This is Anfield» (Questo è Anfield).

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Maradona, Messi e la Matematica

[Riceviamo e pubblichiamo. Paolo Castaldi, illustratore e fumettista, autore della graphic novel “Diego Armando Maradona”, ci ha inviato questo pezzo accorato sull'impossibile – eppur sempre a la page – confronto Maradona–Messi. Con una bellissima tavola originale a corredo. Il tutto ammantato di un po' di enfasi napolista e Diego-oriented. Ma ci sta, è il fútbol.]

di Paolo Castaldi

La matematica, come ben sappiamo, non è un’opinione. O almeno così mi hanno sempre insegnato.
Tra l’altro io odio la matematica fin da quando mi avevano dato il quaderno in prima elementare con la sovracopertina rossa. Avete presente quelle di plastica che servono per non rovinare la carta con patacche di yogurt e banane spappolate dimenticate incautamente in cartella? Ecco quelle lì.

Numeri - tavola originale di Paolo Castaldi per Fútbologia

Numeri – tavola originale di Paolo Castaldi per Fútbologia (link alta risoluzione in fondo)

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La passione per il Celtic

[Riceviamo e pubblichiamo]

di Alessandro Gori

Molti sono rimasti colpiti dopo aver visto in televisione ciò che è accaduto qualche settimana fa al “Celtic Park” di Glasgow. A sorpresa i biancoverdi hanno sconfitto per 2-1 i piccoletti del Barça, nonostante un assedio blaugrana costante quanto sterile, accompagnato da statistiche scandalose: 23 tiri contro 5, due pali, possesso palla devastante (89% a 11%), 955 passaggi a 166, vari salvataggi del portiere Forster.

Gli spalti del Celtic Park

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A l’è bela, Superga

[Riceviamo e pubblichiamo: un fotoracconto di Yamunin che è salito per Fútbologia in cima alla collina di Superga. Ha scritto questo e altro in uno dei suoi Diari di zona]

di Luigi Chiarella aka Yamunin

Superga è ora per me quel luogo che si può raggiungere pedalando per poco più di mezz’ora su una strada sterrata che costeggia il Po e poi, raggiunto il ponte del Bajno sul confine di Torino con San Mauro, camminando in salita per un’ora e mezzo lungo il sentiero 29. Fra alberi immersi nella nebbia , urla di pirati e stridio di freni con ciclisti in caduta libera tra rami e pietre rotolanti. Castagni e faggi, odori e rumori del sottobosco.

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Terni

[Riceviamo e pubblichiamo un racconto di curva ambientato durante Roma-Juventus della scorsa stagione. In via eccezionale pubblichiamo un intero racconto in dialetto, il romano lo capiamo un po' tutti. Non ci chiedete di farlo di nuovo. E, come d'abitudine, non forniremo la traduzione dei termini regionali]

di @Sandrosen1

foto tifosi RomaCome tutte le domeniche, pure ‘sto Roma-Juve allo stadio viene Terni. Cioè noi lo chiamamo Terni, ma in realtà lui de Terni nun è, ma parla co’ ’n accento strano, ar limite der burino, quindi pe’ noi tutti è Terni.

Uno d’altri tempi, un romanista vero: nonostante pe veni’ allo stadio deve fa’ ‘na sessantina de chilometri, lui ce sta sempre, piove nevica fa freddo c’è l’afa. Terni c’è. Sempre.

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Fútbologia in prima persona

[Riceviamo e pubblichiamo da Fulvio Paglialunga, giornalista e conduttore di Ogni benedetta domenica su RAI WebRadio wr8. È stato a Bologna per “Un giorno intero a parlare di pallone” e ce lo racconta]

di Fulvio Paglialunga

immagine dei Tweet di Ogni Bendetta Domenica

Alcuni tweet di @ognibendomenica

Devo scrivere in prima persona. Non per dare un tono a me che scrivo. Per restituire qualcosa a Fútbologia. Per rivivere attimi che certo non racconto nel dettaglio (altri lo faranno, istituzionalmente meglio deputati).

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Qui Pavia, a voi Bologna!

[Pubblichiamo un breve resoconto delle giornate fútbologiche organizzate dalla Cellula Pavese. I nostri migliori auguri a chi ha vinto la coppa, e il nostro grazie a chi ha contribuito alla giornata bolognese. Vi aspettiamo tutti il 3 novembre a Bologna]

di Alessandro Villari

Se Pietro Pace e Salvatore Brancatello avessero in casa un caminetto, domenica sera avrebbero potuto posarvi il I Trofeo Pavia Fútbologica, conquistato grazie a un goal di Nani allo scadere di una finale che difficilmente avremmo potuto immaginare più equilibrata. Le recriminazioni non sono mancate, così come gli episodi da moviola visti e rivisti sul grande schermo del proiettore: non ci siamo fatti mancare niente.

Sarà lui? La somiglianza c’è…

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Quelle brave canaglie del cortile accanto

[Riceviamo e pubblichiamo da Gianni Zanata, giornalista e scrittore sardo, un racconto tra periferia e mitografia cagliaritana. Per scelta editoriale i termini in sardo (casteddaio) sono lasciati volutamente senza traduzione. Se ne avete bisogno, chiedetecele al bot su Twitter o qui sotto nei commenti. Se poi vorranno essere i lettori sardi a fornire le traduzioni, ancora meglio]

di Gianni Zanata

Ho vissuto la mia infanzia in un cortile: era un trapezio d’asfalto grigio e corroso, delimitato da palazzi alti, case popolari, tante finestre e pochi balconi. Segni caratteristici: buche a volontà, polvere, sterpaglie, tre alberi spogli, e spazzatura all’occorrenza. Era un campo di calcio, era un teatro di disfide. Un po’ giungla urbana e un po’ terra di mezzo.

Per me e i miei amici – rappresentanti di un modello di gioventù tutt’altro che impeccabile – per noi piccole, brave canaglie, era semplicemente Il Cortile: la nostra patria.

foto di Gigi Riva che gioca a pallone con alcuni bambini nel quartiere Marina

Gigi Riva gioca a pallone con alcuni bambini nel quartiere Marina

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L’emozione di Anfield

[Riceviamo e pubblichiamo il racconto di Liverpool - Udinese (e non solo) da Anfield]

di Alessandro Gori

È la mia terza volta a Liverpool ma senza dubbio la più sentita. Nelle occasioni precedenti, un Everton-Chelsea (2005) e un quarto di Champions Liverpool-Arsenal (2008), ero rimasto stregato dalla straordinaria atmosfera degli stadi inglesi. Ma stavolta vengo fin quassù a seguire la mia squadra, l’Udinese, impegnata nella storica partita di Europa League.

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L’evoluzione del Clásico e il Barça come fenomeno glocale

[Riceviamo e pubblichiamo. Nella scia delle discussioni sul Barcellona degli ultimi giorni, pubblichiamo questo reportage di Alessandro Gori che ha assistito all'ultimo Clásico al Camp Nou]

di Alessandro Gori

Prima della partita un amico mi aveva avvisato: «Preparati, perché stasera al “Camp Nou” probabilmente vedrai un profondo cambiamento sociologico».

foto della scenografia dei tifosi sugli spaltiEnorme era l’attesa per il Clásico, che come ha affermato qualcuno è diventato più che altro Abituale (ormai lo si gioca 4-5 volte l’anno), anche per le connotazioni socio-politiche che questo specifico Barça-Madrid aveva assunto. Perfino i quotidiani locali, soprattutto quelli non sportivi, si chiedevano se si trattasse solo di una partita di calcio.

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Il National Football Museum di Manchester

[Riceviamo e pubblichiamo il primo di una serie di reportage che Alessandro Gori regala a Fútbologia]

di Alessandro Gori

La passione per il Beautiful Game

Mi trovo di passaggio a Manchester verso lo storico appuntamento con la partita che l’Udinese giocherà questo giovedì ad Anfield [quella di ieri sera, sai che goduria, NdR].

Già quest’estate in un’altrettanto rapida visita alla città ero rimasto sorpreso nel sapere dell’apertura, il 6 luglio scorso, del National Football Museum. Un museo dedicato interamente al calcio, una vera delizia per gli appassionati (e non), il più grande al mondo nel suo genere.

120817 National Football Museum Manchester Continua la lettura

Io e il Futbol – una piccola storia di disagio

[Riceviamo e pubblichiamo. Delle contraddizioni del fútbol, di quando, omologante, può essere subito e sofferto]

di Scalva

Da piccolo ero un ragazzino estremamente timido. Sarà stato a causa delle mie orecchie troppo grandi o del mio fisico troppo magro. O forse sarà dovuto al fatto che venivo da una famiglia piuttosto povera e non avevo mai i giocattoli che avevano gli altri.

Certo, mica vivevamo in una baracca nelle favelas… Appartamento dell’edilizia  residenziale popolare a equo canone, e non è che si pativa la fame nella mia famiglia. Un classico nord-est degli anni ’80, nel più brutto quartiere di Trieste, “il Quadrilatero”, quando c’era ancora la lira…

Foto del quartiere Rozzol Melara "Quadrilatero" di Trieste Continua la lettura

Io incontro oggi Beppe Viola

[Riceviamo e pubblichiamo]

di Janjo

Beppe Viola con Enzo Jannacci

L’appuntamento è lunedì 17, alle 17, allo sportello 17 di San Siro.
Sono in anticipo e sono piuttosto nervoso, ho le mani cravvate nelle tasche e una voglia di fumare che forse giusto un toffa mi può capire… non è roba da tutti i giorni questa qua.
Il piazzale è discretamente affollato, secondo solo alla valle della morte, c’è un cane che annusa compiaciuto urina abbandonata e ci sono tre bocia che giocano a scartaggi ossessivo–compulsivi che potrebbero esser qui dal ’70. Vedo passare una scatola di sardine arancio che qui a Milano prende il nome di 78, decido che devo fumare. Mi squilla il cellulare, a momenti un infarto. Sconosciuto. Raggiungo i 180 al minuto, sento la testa vuota e leggera, provo a deglutire ma il risultato è scarso, provo a respirare, funziona.
«Pronto!»
«Non direi. Ti disturba spiegarmi perché non sei nel mio raggio visivo?»

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Quella volta che Juary incontrò don Raffaele Cutolo

[Riceviamo e pubblichiamo]

di Carlo Maria Miele

Tutto accade più di trent’anni fa, il 31 ottobre del 1980. Allora Juary (Jorge dos Santos Filho) è solo uno dei tanti calciatori stranieri arrivati in Italia con la riapertura delle frontiere. Non segna tanto, ma i suo gol sono decisivi per la propria squadra. È lui a porre i primi mattoni di quella che sarebbe stata la favola dell’Unione Sportiva Avellino, il club di una piccola città dell’entroterra campano che all’improvviso si trova proiettato nel paradiso della serie A, a sfidare gli squadroni del Nord, restandovi per ben dieci anni dal 1978 al 1988.

foto combinata di Juary, Cutolo, Sibilia, Necco

Juary Jorge dos Santos Filho, Raffaele Cutolo, Antonio Sibilia, Luigi Necco

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Il (vero) rigore più lungo del mondo

[Con molto piacere riceviamo e ripubblichiamo un bellissimo reportage di Ugo Splendore sulle tracce di Osvaldo Soriano. Uscito su "Il Manifesto" nel 2008, ve lo proponiamo con l'aggiunta di alcune immagini forniteci dall'autore] 

foto Cipolletti FCCinquant’anni fa battevano il rigore più lungo del mondo.

Lo ha raccontato Osvaldo Soriano, giornalista e scrittore argentino, rendendo letterario un episodio avvenuto nei paraggi ostili e assolati della Valle de Rio Negro, nel nord della Patagonia: luoghi aridi e riciclati dal vento, bastonati dal sole e sculacciati dal freddo dell’inverno.

Osvaldo Soriano se n’è andato il 29 gennaio 1997. Ha raccontato un calcio molto argentino, sgraziatamente eroico, a tratti surreale, spesso violento. Un calcio marcio negli arbitri, impuro nei modi ma lindo nei sentimenti.

El Gordo, il Grasso, come lo chiamavano gli amici, non diceva mai di preciso in che luogo erano accaduti i fatti che raccontava. Partiva da qualcosa di vero, e si vede, ma leggendo i racconti un po’ di dubbi ti si insinuano.

Sono storie che provengono dalla dispensa dagli anni 50-60, tra folate di gloria e barbare pedate. Narrano di allenatori visionari e portieri-eroi, come il Gato Diaz che parò il rigore più lungo del mondo. Un racconto davvero d’altri tempi. Continua la lettura