Archivio per autore: jumpinshark

Calcio e intertestualità

[Questo articolo di Jumpinshark è stato pubblicato in cartaceo nell'ultimo numero di Orwell, l'inserto culturale di Pubblico. Qui on steroids e multimediato come piace a lui, NDR]

foto della rabona di Diego

Antonin Panenka inventa la cosa e la parola con il rigore decisivo della finale Germania Ovest-Cecoslovacchia agli Europei 1976. Non importa che tirasse in quel modo particolare da almeno due anni: i suoi “testi”, in un’epoca di calcio molto meno televisivo, erano conosciuti solo da pochissimi “lettori” (i tifosi del Bohemians e qualche avversario), non facevano parte del Canone. Continua la lettura

Il ritorno dei vecchi leoni (tra Baggio e Budweiser)

Il giovane talento che coglie al volo un’insperata occasione e stupisce tutti è la nostra seconda storia di sport preferita. La prima è il ritorno del vecchio leone. Questa volta non c’entra il paese dalla demografia sbagliata e gerontocratico. Si tratta di regole narrative: il giovane talento fa il botto, dimostra il proprio valore e diventa una star; ci può essere un ostacolo iniziale (l’allenatore che non gli vuol dar fiducia, lo spogliatoio di senatori che lo teme e tiene nell’ombra, l’ansia di voler dimostrare tutto subito) ma, una volta superata questa prova, il ragazzo diventa campione e via liscio.

Il ritorno del vecchio leone è storia diversa: hai un grande giocatore, ormai sempre più spesso definito “al tramonto”, sul punto di rinunciare, arrendersi al declino inarrestabile; sino a quando un cambiamento, interno e\o esterno, ridona fiducia al campione, che, nonostante l’età e il calo fisico, torna per giocarsi tutto sulla “classe”, sul talento immutato della gioventù, che ora deve però brillare da solo, senza più l’energia dei vent’anni.
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Il ritorno di Zeman – di Giuseppe Sansonna

Il ritorno di ZemanIl cofanetto, creato dalla mano e dall’occhio di Giuseppe Sansonna, Il ritorno di Zeman contiene i dvd dei documentari Zemanlandia (55 minuti, già uscito nel 2009, centrato sul Foggia 1989-94) e Due o tre cose che so di lui (52 minuti, cronaca della stagione 2010-11 in C1, pardon Lega Pro Prima Divisione, del Foggia) più il libro Due o tre cose che so di lui (103 pagine). Il cauto omaggio multimediale all’allenatore boemo, uscito a inizio Ottobre dello scorso anno, ha subito ottenuto successo (anche grazie a un’ospitata del 23 Ottobre 2011 da Fazio, prevedibilmente “leggendaria”, come s’affrettava a dire nell’intervista il conduttore, con un performativo negativo che solo uno Zeman impeccabile nella svogliatezza e condiscendenza poteva riscattare). E ha goduto di due rilanci, piuttosto rumorosi. 

A Minimum Fax sono seri e capaci, è quindi doverosa cortesia ritenere del tutto intenzionale, nell’ambiguità e “scalabilità verso l’alto”, il titolo Il ritorno di Zeman. Perché i ritorni sono molti: il primo a Foggia in C1, a inizio libro e documentario Due o tre cose; il secondo, in conclusione di libro e documentario, in B al Pescara, squadra “con ambizioni di Serie A”, come si dice in questi casi; il terzo, a pubblicazione avvenuta e ambizioni realizzate, in A, del Pescara. Il quarto e supremo, e sino a pochi mesi fa difficilmente prevedibile, è naturalmente il ritorno di Zeman alla Roma (già allenata tra il 1997 e il 1999).

Abbronzatissimi (sul nostro giornalismo sportivo e Balotelli)

Flavor FlavMa il vecchio negro disse allor:

Oh! Bongo Bongo Bongo
stare bene solo al Congo
non mi muovo, no no.
Bingo Bango Bengo
molte scuse ma non vengo
io rimango qui.
No bono scarpe strette,
saponette, treni e tassì,
ma con questa sveglia al collo
star bene qui.

Mi devo scusare. Non c’era cattiveria… E me ne dovevo accorgere. Le spie erano troppe, non solo su Balotelli. Basta rivedere il video con le risate e il darsi di gomito per i froci di Cassano in conferenza stampa.

Dovevo accorgermi che la sensibilità di una non piccola parte dei nostri giornalisti sportivi è “berlusconiana” in senso tecnico, ovvero propria di un uomo nato negli anni Trenta del secolo scorso, “costretto” a trovare irresistibili e assolutamente impeccabili le battute sull’abbronzatura dei negri e le parodie sguaiate delle mossette dei culattoni. Certo il nostro ex-Presidente del Consiglio poteva esibirsi con Barack Obama, mentre il giornalismo sportivo italiano -per fortuna, pur nella disgrazia- si deve fermare a Mario Balotelli.

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Balotelli, LeBron e gli stereotipi razzisti della Gazzetta

Nel 2008 la fotografa di fama internazionale Annie Leibovitz realizzò una copertina di Vogue con il campione di basket LeBron James e la supermodella Gisele Bündchen. Molti criticarono l’immagine, poiché sembrava “perpetuare stereotipi razziali“; si citò una “generica somiglianza” con famose scene del film King Kong tra il gorilla e Fay Wray. E presto si rilevò un’”incredibile somiglianza” con un manifesto americano di propaganda per la prima guerra mondiale (molto differente, naturalmente, sia rispetto al film che al manifesto è la posa sorridente e slanciata di Bündchen). Ecco confrontati la copertina e il manifesto:

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Biscotto e Complotto (Perché Banderas al Mulino Bianco?)

[A quelli che temono i tarallucci senza vino di Spagna-Croazia; a quelli che cercano chi ha lasciato il dito nella marmellata o ha le mani in pasta, e quindi non credono che sia una semplice coincidenza il recente colpo di mano all'italiano Mulino Bianco dello spagnolo Antonio Banderas, mi permetto di consigliare due articoli su Repubblica: il primo rigidamente informativo, il secondo distesamente commentante. L'Amaca di Michele Serra non convince in toto ma la conclusione è da meditare: "È un calcio che da quattro giorni non riesce a parlare d’altro che di un fantomatico 'biscotto' ai propri danni: perché è tipico degli immorali essere anche vittimisti: la colpa è sempre di qualcun altro."
A tutti gli altri propongo, invece e modestamente, il pezzo qui sotto.]

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I juventini e Futbologia

[Quello che segue è, almeno nelle intenzioni, un pezzo gentilmente scherzoso sia sullo juventinismo che sull'antijuventinismo. Dai commenti comprendo però che il terreno è minatissimo e lo scherzo anche gentile fatica...]

Futbologia sta ricevendo moltissime segnalazioni e proposte di collaborazione. Stupito e onorato ringrazio, a nome del blog e a titolo personale, tutti coloro che ci scrivono e mi scuso per il ritardo in alcune risposte (*).

Nelle gentili mail inviateci non manca giustamente mai un simpatico riferimento alla squadra del cuore. C’è quello che inizia di brutta con “Sempre e solo [a capo] Forza Toro!”, quello che finisce minaccioso con “Sono della Magica [a capo] se c’è bisogno di precisarlo…”, quello che a metà infila il suo “Grande Napoli!”. E così via per le altre squadre, dal Foggia all’Inter, dal Verona al Milan, dall’Atalanta alla Lazio.

Fa eccezione il juventino.

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Cos’è Fútbologia

UPDATE: questo articolo è stato scritto all’inizio di questa avventura per promuovere la raccolta fondi per il convegno. L’evento di cui si parla ha avuto luogo il 3 Novembre 2012. Ma Fútbologia prosegue con altre iniziative in giro per l’Italia e questo blog.

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Fútbologia 2012 è un festival di tre giorni a Bologna per parlare con stile di calcio. A Ottobre. Di giorno conferenze e incontri, di sera reading e concerti. In mezzo proiezioni di film e documentari, torneo di calcio a cinque, bar sport, workshop di costruzione della palla per bambini. E tanto altro ancora.
John Foot, Simon Kuper, David Winner, David Goldblatt, Gianni Minà, Valerio Mastandrea, Paolo Sollier, Wu Ming, Guido Chiesa, Diego Bianchi, Mimì Clementi saranno con noi, anche per organizzare l’evento. Tanti altri amici italiani e stranieri continuano ad aggiungersi.

Tifa Fútbologia
[da Giap] “Fútbologia è un’iniziativa che nasce dal basso, senza risorse, basata esclusivamente sul volontariato, e che prevede un convegno, un blog, la possibilità di ideare un format riproponibile altrove. Inutile dire che affinché il modulo possa nascere ed essere eventualmente riproposto è necessario che il convegno vada in porto.
Per questo servono soldi. Il convegno dovrà sostenere spese vive: trasporti locali e internazionali per gli ospiti, logistica, attrezzature, noleggi, sicurezza, sale, comunicazione, spazi web, gadget, assicurazioni, etc…”

Per questo abbiamo deciso di lanciare 100 giorni di crowdfunding, un finanziamento dal basso.
Sostienici su Eppela!

Futbologia

Due giorni fa ho finito di leggere per la seconda volta Il Barça di Sandro Modeo, faticando con Google, YouTube e Wikipedia per tiki-taka, cantera, Xavi, Iniesta, El Clásico e manita, da me colpevolmente lasciati “nel vago” in prima lettura. Ho trovato invece in egual misura facili le parti (peraltro onestamente metaforiche) su meccanica quantistica, microbiologia ed esecuzione filologica di “musica antica”. Questo non a causa di una mia particolare expertise in quelle scienze e arti: semplicemente a 15 anni ho eliminato del tutto il calcio dai miei interessi. Pur ignorantissimo, conosco inevitabilmente meglio batteri, Monteverdi, i fermioni e i bosoni (e pure le ceramiche di Sèvres, gli olimpici badminton e curling, la lotta per le investiture, la preparazione della pizza e il cinema di Tinto Brass) che il fútbolContinua la lettura