“Singapore connection”, un libro e la calciopoli mondiale

Le uniche foto di Dan Tan

Le uniche foto disponibili di “Dan Tan”

Con il consenso degli autori pubblichiamo alcuni stralci da “Singapore Connection. Caccia ai boss del Calcioscommesse Mondiale”, di Gianluca Ferraris e Antonio Talia, pubblicato in ebook da Informant.

Questo libro è frutto del lavoro di tre anni. Gli autori portano il lettore tra le strade della metropoli asiatica, attraverso incontri con allibratori clandestini e scommettitori incalliti, giornalisti intrepidi e signori della truffa. È un reportage investigativo sulla gang internazionale con sede a Singapore che negli ultimi anni ha manovrato, corrotto e minacciato arbitri e giocatori per fissare i risultati di centinaia di partite di calcio in tutto il mondo. Tra di loro c’è Tan Seet Eng, detto “Dan Tan”, ricercato in mezza Europa, protagonista occulto della Calciopoli italiana e considerato il boss del calcioscommesse globale.

Di lui esistono soltanto due fotografie. Entrambe vecchie, una sfocata.

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Luca Wu Ming 3 e Christiano xho Presutti presenteranno il libro con gli autori:
mercoledì 4 dicembre a Bologna, alle ore 18.30 presso la libreria Modo Infoshop.

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Estratti da:

Singapore Connection. Caccia ai boss del Calcioscommesse Mondiale

di Gianluca Ferraris e Antonio Talia

Singapore, Marina Bay Sands

Sulle tracce di Tan Seet Eng

Dicono che succeda da febbraio a ottobre inoltrato. O anche dopo, se l’anno è particolarmente buono: a Singapore tutto sembra una fotografia sovraesposta, di quelle scattate un minuto dopo mezzogiorno.

Fuori dall’aeroporto Changi t’investe una luce sgranata e gli alberi di sendora lungo il viale verso la baia appaiono ancora più lussureggianti, mentre l’azzurro riflesso sui vetri dei grattacieli di Raffles Place e Marina Bay si trasforma in un turchese accecante.

Singapore è rigogliosa: nel 2009 ha superato Hong Kong per numero di milionari in rapporto alla popolazione.

Singapore è rutilante: dal 2010 è il quarto hub finanziario globale, dopo Londra, New York e alla stessa Hong Kong.

Singapore è vibrante: i broker occidentali, asiatici e dei Paesi del Golfo – in fila fuori dagli uffici delle multinazionali per la pausa delle 10:30, ognuno col suo bicchiere targato Starbucks in mano – hanno tutti trent’anni o poco meno, e guadagnano stipendi da favola. Nei fine settimana si scatenano sulle piste di club sontuosi come il Pangaea e l’Altitude, oppure saltano con la tavola da surf sottobraccio sul primo volo verso le spiagge di Thailandia, Malesia e Filippine. Molti di loro sono arrivati insieme ai capitali confluiti da tutto il mondo, surfando sulla crisi del 2008: il maremoto ha devastato Wall Street, poi si è abbattuto sulla City londinese e sul resto dell’Europa, ma una volta giunto sulle sponde dell’Asia si è ridotto a un’ondata piacevole, ancora carica di opportunità.

I singaporiani e gli espatriati sanno che l’isola-metropoli può regalare fortuna e privilegi, a patto di rispettare le regole. Dietro le telecamere di videosorveglianza piazzate a tutti gli angoli di strada c’è una squadra della Singapore Police Force pronta a intervenire a ogni infrazione nell’arco di pochi minuti. Nei tunnel della metropolitana, tra una pubblicità e l’altra, gli schermi invitano il bravo cittadino a segnalare alla polizia tutti i tipi sospetti. I mozziconi di sigaretta e i chewing-gum gettati a terra possono costare circa 300 dollari di multa. Chi si mette alla guida con un tasso alcolico equivalente a due birre rischia la notte in carcere, e agli stranieri bastano due infrazioni per il ritiro del permesso di soggiorno. I tribunali condannano ancora alla fustigazione, come ha scoperto a sue spese quel ventenne svizzero sorpreso nel 2010 mentre disegnava graffiti su un treno della Mass Rapid Transit. Per chi traffica in droga è prevista la pena di morte.

[…]

Un hawker centre a Singapore

Un “hawker centre” a Singapore

Pollo fritto e vecchi campioni

[…] Quando l’Orient Fried Chicken ospita il singolarissimo vertice, l’ombra della corruzione e dei match truccati si sta allungando sul panorama sportivo del Sudest asiatico, e su quello calcistico in particolare, già da qualche anno. Qualche esempio? In occasione dei mondiali del 2002, giocati fra Corea del Sud e Giappone, la nazionale cinese aveva partecipato per la prima volta alla rassegna iridata congedandosi però dal pubblico con tre sconfitte e zero gol segnati: nonostante il patriottismo e le grandi aspettative riposte nella manifestazione, i media locali non avevano potuto non notare come proprio quell’opzione avesse totalizzato migliaia di puntate tra Singapore e la vicina Malesia. Secondo un report della Reuters datato 26 giugno, una parte dei proventi di quelle scommesse – perlopiù provenienti dal territorio cinese, dunque teoricamente illegali – era finita nelle tasche di alcuni calciatori: una sorta di premio per aver rispettato i patti con le Triadi che però la Federcalcio locale e i diretti interessati hanno sempre smentito.

[…]

Quello che va in scena ai mondiali tedeschi, in fondo, è soltanto un test. Ma dà i suoi frutti: gli emissari della cupola di Singapore si muovono liberamente nei ritiri delle frutti: gli emissari della cupola di Singapore si muovono liberamente nei ritiri delle nazionali e trasmettono le informazioni giuste in patria, dove i broker piazzano le loro scommesse. I guadagni sono da capogiro, tanto che mentre a Berlino Fabio Cannavaro sta alzando la Coppa, e da Bolzano a Lampedusa i caroselli dei tifosi azzurri riempiono le strade, dall’altra parte del mondo la somma consegnata dal Generale Tigre agli uomini di Tan Seet Eng sta già rientrando, più che raddoppiata, nelle tasche dei boss triadisti.

[…]

Serie A metal pins chinese

Spillette metalliche cinesi delle squadre di serie A

Assalto all’Europa

[…] Logico che la serie A italiana non potesse rimanere fuori a lungo da una simile compulsività. Anche perché il nostro calcio è apprezzatissimo in Asia, molto seguito grazie ai fusi orari favorevoli (non è un mistero che gli anticipi domenicali delle 12.30 totalizzino spesso più ascolti in Cina che da noi, soprattutto se si tratta di match poco interessanti), e il nostro Paese è quello dove le scommesse sono cresciute maggiormente nell’arco degli ultimi dieci anni. L’interesse degli allibratori asiatici per il pallone europeo e italiano, e il ruolo evidente dei primi negli scandali che hanno martoriato i secondi, ci sono stati confermati da uno degli investigatori dell’Interpol: “L’ottanta-novanta per cento degli scandali sportivi legati alle combine emersi negli ultimi anni in Europa sono riconducibili a un’unica cerchia di soggetti che ha base a Singapore, la stessa a cui stiamo dando la caccia.

Questo cartello, che visto dall’Europa appare multiforme e sfuggente, quasi casereccio nella brutalità dei suoi metodi, in realtà risulta fortemente strutturato, con degli stakeholders che controllano le diverse aree geografiche dirigendo a loro volta altri soggetti che si occupano di truccare i match, corrompere giocatori e arbitri, gestire i necessari passaggi di denaro”, illustra la nostra fonte. “Una struttura così capillare è stata resa necessaria dall’avvento delle scommesse su Internet, ma in realtà l’organizzazione operava anche in precedenza. La testa è a Singapore, con qualche propaggine finanziaria in altri centri asiatici. Da qui i soldi necessari a truccare le partite partono materialmente, ci sono persone che prendono l’aereo con la valigetta piena di denaro per poi finanziare le varie truffe.

Nonostante il giro sia stato ricostruito tutto, al momento esistono ostacoli giuridici che rendono ancora molto difficile arrestare i vertici dell’organizzazione criminale, compreso il fatto che in parecchi Paesi la frode sportiva è un reato minore che non presenta obblighi di estradizione”. Tra questi ci sono appunto quelli asiatici, dove gli allibratori vengono in genere perseguiti soltanto rispetto ai tentativi di combine effettuati nei campionati locali, e le repubbliche ex jugoslave, dove non a caso hanno trovato rifugio diversi esponenti del cosiddetto “clan degli zingari” inseguiti dalle ordinanze di cattura emesse nel corso della prima e seconda tranche dell’inchiesta cremonese Last Bet. E non è un caso neppure che la retata decisiva del 18 settembre 2013, alla fine, sia scattata sulla base di altre accuse, provenienti da un’altra area geografica con differenti norme giuridiche (l’Australia), e l’indagine sia stata ufficialmente condotta in modo ordinario, anche se non è un mistero che l’operato dei colleghi di Melbourne e Singapore sia stato seguito passo passo dagli uomini dell’Interpol.

Questo, dunque, è il quadro di riferimento quando parliamo di bookmakers asiatici: fiumi di denaro dalle movenze veloci e spesso incontrollabili, passione, organizzazioni criminali potentissime, intermediari sfuggenti e corruzione dilagante.

[…]

foto di Singapore Geylang

Singapore, Geylang

Singapore Sling: allibratori, scommettitori online e boss

[…] Il vero piatto forte, però, è Geylang: in nessun altro luogo di Singapore si respira quell’atmosfera di pericolo ed eccitazione, quel continuo fruscio di corpi umani, parole pronunciate a mezza voce e sprazzi di affari loschi così tipico di altre zone del Sudest Asiatico. Certo; il volume di Geylang rimane attutito rispetto a certe zone di Bangkok o Kuala Lumpur, ma in questo reticolo di strade indicate solamente con un numero bisogna muoversi con una certa cautela. Se Singapore è un capolavoro d’ingegneria sociale, sembra quasi che a un certo punto i tecnocrati al governo si siano detti che gli oltre cinque milioni di abitanti della città avrebbero rischiato di esplodere come in una pentola a pressione senza due o tre valvole di sfogo.

A Geylang i ristoranti servono noodles, frutti di mare e yong tau foo tutto il giorno e tutta la notte, e – mentre gli schermi televisivi trasmettono partite europee i cui fischi finali arrivano alle tre del mattino causa fuso orario – gli allibratori clandestini si aggirano nelle vicinanze a raccogliere le puntate. Una certa via laterale stretta tra palazzi a due o tre piani è probabilmente l’unica strada buia della città, un luogo in cui la polizia tollera che le telecamere di sorveglianza vengano sistematicamente disattivate dai papponi malesi o tamil che controllano la zona: qui si intuiscono i volti delle prostitute indiane, cingalesi e pakistane, affacciate dai balconi a fissare i rari occidentali di passaggio. Nei loro occhi si riflette la nostra stessa paura, moltiplicata per mille dalle violenze subite per approdare a Singapore. Nessuna delle donne dei bordelli autorizzati ha mai affrontato niente del genere. Forse.

[…]

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Singapore Connection, copertina

Singapore Connection, copertina

Il libro è in vendita online in due versioni:

  • multimediale, contenente 4 video, disponibile solo su Apple Store a €4,49
  • standard, disponibile su tutti gli altri store (Amazon, Kobo, IBS, LaFeltrinelli, Rizzoli…) a €2,99

A questo indirizzo la scheda del libro sul sito web di Informant, con link ai book store online.

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Gianluca Ferraris @g_ferraris
Genovese, classe 1976, a Milano dal 2002. Lavora a Panorama dove si occupa di cronaca, attualità ed economia. Il suo amore per il calcio, e soprattutto per il Genoa Cfc, spesso non è corrisposto. Prima di questo ebook ha scritto tre libri di carta: l’ultimo si intitola Pallone criminale (Ponte alle grazie, 2012). Quando non è connesso di solito significa che è bloccato sull’ultimo tratto della A7.

Antonio Talia @antoniotalia
Nato nel ’77 a Reggio Calabria, emigrato a Milano nel ’95, espatriato in Cina nel 2006, rientrato in Italia nel 2013. Ex-corrispondete da Pechino per il portale AgiChina24.it. Collaboro e ho collaborato con Agi, Panorama, Il Foglio, IL Magazine del Sole 24 Ore, Radio24, Canal Plus e South China Morning Post. Amo le nuotate nel Mar Jonio. Detesto le biografie in terza persona. Conservo in casa la mandibola di un lupo della Mongolia. Con Informant ho già pubblicato I giorni del Dragone. Un anno di intrighi politici a Pechino.

 

1 commento su “Singapore connection”, un libro e la calciopoli mondiale

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