La Settimana di Passione del Barça da vicino

[Riceviamo e pubblichiamo. Settimana di passione per Barcellona e gli spagnoli in generale. Conosciamo pochi appassionati di pallone quanto l'incredibile Gori, che l'ha vissuta con loro. Questo è il suo diario]

Il Barça da vicino - Alessandro Gori

di Alessandro Gori

Preludio

La mia ultima visita a Barcellona e al Camp Nou risaliva all’esaltante remuntada (con “u”, in catalano) contro il Milan, un mese e mezzo fa. Dopo il girone di andata nella Liga in cui avevano battuto tutti i record possibili, lasciandosi alle spalle il malcapitato Real Madrid, negli ottavi di Champions i catalani avevano perso malamente a San Siro (2-0), dove si erano dimostrati molli come mai in questi anni e neanche in grado di effettuare un tiro in porta.

Subito dopo erano venute le altrettanto cocenti sconfitte contro il Madrid, prima nella semifinale di ritorno della Copa del Rey e quattro giorni dopo anche in campionato. Si trattava di casi isolati o segnali di un malessere più profondo?

Nella partita di ritorno del 13 marzo andò invece tutto per il verso giusto, si rivide una squadra che sapeva pressare su ogni palla e un Messi stratosferico coadiuvato dai compagni. Il Milan fu sconfitto per 4-0.

In entrambe le partite dei quarti contro il Paris Saint-Germain la squadra aveva nuovamente accusato sintomi preoccupanti, in parte coperti dal solito immenso Messi che però, proprio nella gara di andata del 3 aprile, finita 2-2, aveva subito un infortunio muscolare. Si era parlato di tre settimane di riposo, ma, ma appena sette giorni più tardi nel ritorno al Camp Nou aveva giocato l’ultima mezz’ora, a ispirare, pur zoppo, una sofferta qualificazione (1-1).

Probabilmente uno dei fattori decisivi è stata la prolungata assenza dell’allenatore Tito Vilanova, rioperato a dicembre per la recrudescenza di un tumore alla ghiandola parotide che sembrava superato. Tito fu poi costretto ad andare a New York per un’ulteriore cura d’urgenza. Ritornò solo a fine marzo, lasciando la squadra senza guida per oltre due mesi.

Col tempo ’attenzione per i dettagli è sfumata, alcune delle vacas sagradas avevano un rendimento molto basso, ma nessuno osava lasciarli fuori nelle partite importanti (a mio parere Cesc, Pedro, Alves, Piqué tra gli altri). Nel contempo era diminuita quell’aggressività nel recuperare il pallone, che era tra le caratteristiche del Barça vincente. Inutile imputare colpe al povero vice Jordi Roura: già era stato un miracolo trovare un supplente decente alla debordante personalità di Guardiola, forse era troppo pensare che anche il sostituto del sostituto potesse funzionare.

Con queste premesse il Barça si preparava ad affrontare la difficilissima sfida di semifinale contro il Bayern, la squadra più in forma del momento, che nei quarti aveva spazzato via la Juventus con un doppio 2-0.

Questa è la cronaca dell’ultima settimana (a dire il vero nove giorni) di passione vissuti in Catalogna.

Martedì 23 aprile

Stasera contro il Bayern non sarà sicuramente facile. Avevo quasi trovato il modo di entrare all’Allianz Arena, ma nel sorteggio per i soci del Barça (2200 posti disponibili su 6600 richieste) non sono stato fortunato, pur potendo contare su ben due amici che avevano fatto la richiesta anche per me. Ma il biglietto per la partita di ritorno l’ho già e per entrare in clima Champions arrivo già oggi nella città catalana. Assisterò all’andata a casa di amici.

Atterro all’aeroporto del Prat circa tre ore prima del fischio d’inizio e nel mio rapido passaggio in centro mi imbatto in una fiumana di persone. Oggi è il 23 aprile, Sant Jordi, patrono della Catalogna ma anche la festa del libro e della rosa. Già altre volte il Barça è caduto miseramente in questa data, le premonizioni non sono le migliori.

Tra le lattine di “Estrella” si capisce da subito che non è giornata: il Barça è nuovamente apatico e Messi non è lui, nonostante il riposo di quasi due settimane. La forza e la forma fisica del Bayern prevalgono in ogni settore, a ogni corner la difesa balla paurosamente, come sembra tremare l’intera città davanti al televisore. Al 24’ la prima rete di Müller e nella ripresa ne arrivano altre ancora. Dalla panchina nessuna reazione, solo un cambio al minuto 82’. Incredibilmente, il Barça quasi non riesce a entrare mai nell’area avversaria. Finisce 4-0, un disastro.

©Gori - Lattine di Estrella

Mercoledì 24 aprile

Quella di ieri sera non è stata un’ennesima giornata storta. È il caso di preoccuparsi sul serio. I giornali sportivi catalani parlano della «Notte più triste» e di «Incubo», mentre quelli di Madrid si affrettano a titolare «Fine ciclo», un evento che nella capitale del regno stanno aspettando da anni.

Sarà finita così, dopo 15 titoli (considerando anche la prossima Liga, quasi in saccoccia) sui 19 possibili ottenuti negli ultimi cinque anni? Comunque vada il ritorno bisognerà cambiare alcune cose, ma molti giocatori importanti sono giovani e costituiscono una buona base per il futuro.

©Gori - Giornali dopo l'andata con il Bayern

Stasera intanto gioca il Madrid, che nell’altra semifinale visita il Westfalenstadion (ovvero il Signal Iduna), magnifico e ribollente covo del Borussia Dortmund. In Spagna le partite di Champions vengono trasmesse in chiaro solo il martedì e oggi sono costretto a vederla in un bar del quartiere semi-periferico in cui sono ospite, con i vecchietti e i gestori cinesi (non capita dunque solo in Italia).

Il Dortmund deve anche far fronte alla notizia, forse filtrata ad arte per destabilizzare la squadra, che conferma l’acquisto del campioncino Mario Götze da parte degli acerrimi rivali del Bayern, che verseranno i 37 milioni della clausola di rescissione.

Tutti sanno che Mourinho è al capolinea del suo accidentato percorso con i blancos, anche se spera ovviamente di chiudere con l’agognata décima. Il portoghese deve reinventarsi la difesa per via dell’assenza dei laterali Arbeloa e Marcelo, collocando Ramos a destra, e recuperando dalla naftalina Coentrão (suo acquisto da 30 milioni) e Pepe da affiancare al giovane Varane. Lascia stranamente fuori Di María, uno dei suoi (ex) pupilli, preferendo due creatori come Özil e Modrić che rischiano di pestarsi i piedi. Il Borussia di Klopp esibisce le solite accelerazioni e già all’8’ va in vantaggio con il formidabile Lewandovski in anticipo su Pepe sul centro di Götze. Poche tracce del Madrid, che a sorpresa, alla fine del primo tempo, pareggia con Cristiano ma solo grazie a una papera del difensore tedesco Hummels.

Nell’intervallo si teme che grazie a questo regalo il Madrid possa tenere il pareggio e chiudere il discorso al ritorno, invece nella ripresa sulle merengues si abbatte il ciclone Lewa, autore di tutte le quattro reti, la terza da antologia.

Com’era successo ieri a parti invertite, ora è qui a Barcellona il turno di gioire delle disgrazie degli acerrimi rivali. Cadere malamente contro il Bayern mentre gli odiati cugini arrivano in finale sarebbe uno smacco ancor più grande.

© Gori - Al bar con i vecchietti

Giovedì 25 aprile

Mentre in Italia si festeggia la Liberazione, qui tutti si leccano le ferite per il complessivo 8-1 nel doppio confronto tra le squadre tedesche e quelle spagnole. Da Madrid, poi, fanno eco le pesantissime accuse della stampa contro Mourinho per la pessima prestazione.

In serata un amico mi invita alla Gara 5 al Palau Blaugrana tra il Barça di basket e il Panathinaikos, che vale l’accesso alle finali continentali. Ci troviamo poche file sotto ai tifosi greci. È vero che tra loro ci sono anche famiglie, ma conoscendo gli ultras di quelle zone non c’è da stare molto tranquilli. Invece non accade nulla, anzi in diversi momenti neanche cantano forse spompati dai loro stessi beniamini.

Nella parte opposta degli spalti si vede Piqué (assiduo delle partite di basket) accompagnato da Shakira, dicono per la prima volta al Palau. Il Barça controlla la partita e nell’entusiasmo generale vince l’incontro per 64 a 53, grazie al partitone del solito Navarro (15 punti) e all’eroismo del colosso nero Jawai. Almeno nel basket i catalani si qualificano per la Final Four di Londra: l’avversario delle semifinali? Il Real Madrid…

©Gori - Barça-Panathinaikos basket

Venerdì 26 aprile

Grazie all’amichevole aiuto di un giornalista italiano qui residente e alla mia tessera da giornalista, riesco ad accedere alla sala stampa della Ciutat Esportiva “Joan Gamper”, a pochi chilometri da Barcellona. L’occasione è ghiotta: la prima conferenza stampa di Tito Vilanova dal suo rientro da New York. Si sentiva la sua mancanza, anche di fronte ai mezzi di comunicazione: Tito ha voluto ripresentarsi proprio dopo il tracollo di martedì e l’attesa è grande.

Alcune parole di circostanza, appare affaticato e sofferente, e porta un foulard al collo per evidenti motivi. Personalmente nutro dei dubbi che possa continuare il prossimo anno, anche se il club l’ha confermato e lui stesso dichiara di sentirsi pronto. Preoccupa il suo stato di salute, anche perché in città sono insistenti le voci secondo cui le cure di New York non avrebbero sconfitto la malattia. Spiega anche che se fino ad ora non aveva parlato con i media era anche perché fisicamente, soprattutto con la voce, non ce la faceva. Provo a  immaginare come la squadra abbia vissuto non solo l’assenza, ma anche il suo ritorno.

Dalle sue risposte non emerge nessuna preoccupazione per il drammatico (sportivamente parlando) momento della sua squadra. È vero che tali pensieri potrebbero essere riservati allo spogliatoio e non alla stampa, ma è un discorso un po’ idillico, che non tranquillizza affatto.

©Gori - Prima conferenza Tito Vilanova

Sabato 27 aprile

Nel fine settimana altri amici mi hanno invitato in Costa Brava, nella provincia di Girona, sul litorale verso la Francia. In questa zona si trovano alcuni tra i migliori ristoranti del mondo, anche se già dal 2011 è chiuso “El Bullí” di Roses, il rifugio di Ferran Adrià divenuto ormai un guru mondiale. Si aggiudicò per ben cinque volte il primo posto della speciale classifica di Restaurant Magazine e proprio in questi giorni la vetta è stata conquistata dal “Celler de Can Roca”, gestito a Girona dai fratelli Roca, secondi negli ultimi due anni.

Sono ospite a L’Estartit, una località balneare al momento deserta perché da un paio di giorni le temperature si sono abbassate notevolmente e non smette di piovere, inaudito da queste parti a fine aprile.

Ma oggi si gioca anche la Liga, con l’ultima visita del Barça al vecchio San Mamés di Bilbao. Dall’inizio della prossima stagione, infatti, la celeberrima Catedral verrà sostituita dal nuovo stadio quasi terminato a ridosso del vecchio impianto. Vedo l’incontro in un tristissimo baretto del posto. Durante il primo tempo, proprio sotto la TV, un signore di mezza età si affanna alla classica macchinetta mangiasoldi, per giunta molto rumorosa.

Ancora una volta il Barça non convince. Con Messi in panchina va anche sotto di una rete e, per l’ennesima volta, l’entrata dell’argentino rivoluziona la partita. Leo segna anche un gol da antologia e fisicamente sembra a posto.

Nel frattempo anche la sezione di pallamano dei blaugrana si classifica per la Final Four europea rimontando cinque reti all’Atlético Madrid. Solo il calcio rimarrà fuori?

Domenica 28 aprile

A Roma il governo Letta giura al Quirinale e un disperato spara davanti Palazzo Chigi.

La mia seconda fermata sulla Costa Brava è in un altro borgo sul mare, sempre nell’incantevole zona dell’Empordà: L’Escala, antica capitale dell’acciuga, è adiacente alle rovine dell’antico porto greco e poi romano di Empúries. Sensazioni di mare d’inverno, per la pioggia continua, mentre sulle montagne circostanti è addirittura nevicato.

A pochi chilometri da qui facciamo una piccola sosta a Bellcaire, il paesino di cui è originario Tito Vilanova e in cui vivono ancora i suoi genitori.

©Gori - Bellcaire d'Empordà

Lunedì 29 aprile

Letta incassa la fiducia alla Camera, i giornali sportivi di Barcellona aprono uno spiraglio di speranza, appoggiandosi nuovamente su Messi: «Con Leo tutto è possibile» titola El Mundo Deportivo. Non sarà facile, scrivono, ma se già il primo tempo terminasse sul 2-0 chissà… Secondo l’indagine di Sport, il 55% dei tifosi intervistati ci crede. Per me il Barça dovrebbe piuttosto recuperare almeno parzialmente il gioco del passato e poi possibilmente uscire con onore.

Ancora non si sa chi tra Villa e Alexis affiancherà in attacco Messi e Pedro (dato sicuro titolare). Ma il vero problema (non solo oggi) è la difesa: Alba squalificato per una stupidata, Puyol ancora indisponibile, Mascherano in forte dubbio, almeno ritorna Adriano. Dicono che Tito abbia schierato finora 31 linee difensive diverse.

Quattro anni fa il Bayern perse 4-0 contro i catalani proprio al Camp Nou, ma erano altri tempi. Si spera che lo stadio faccia la sua parte, come contro il Milan. Le speranze sono riposte in Messi, ma chissà se sarà sufficiente contro lo squadrone bavarese.

In mattinata ritorno a Barcellona e quando il mio treno sta per giungere a destinazione scopro che la signora seduta a fianco è amica di famiglia dei Vilanova. È molto triste per la malattia di Tito ma non vuole sbottonarsi sulle sue attuali condizioni. La sua espressione non è comunque tranquillizzante.

Martedì 30 aprile

Letta passa anche al Senato e a oltre due mesi dalle elezioni l’Italia ha un governo. Vedremo quanto durerà. Intanto in Catalogna, dopo cinque giorni di pioggia ininterrotta, finalmente si rivede un raggio di sole.

Stasera gioca il Madrid e nella conferenza stampa di ieri Mourinho è sembrato stranamente mite. Come spesso in questi tre anni ha dato la colpa ai suoi giocatori per la sconfitta dell’andata ma ha anche dichiarato che se la squadra verrà eliminata la responsabilità sarà sua.

Sembra sicuro che se ne andrà a fine stagione, molto probabilmente al Chelsea. E con il regalino del suo procuratore Jorge Mendes, già agente di mezzo Real Madrid, che dovrebbe portargli in dote il fortissimo Radamel Falcao dall’Atlético. Si fanno più insistenti le voci sull’arrivo di Carletto Ancelotti alla corte di Florentino Pérez.

Si fa appello al cosiddetto Espíritu de Juanito, protagonista di tante rimonte negli anni Ottanta e deceduto in un incidente stradale nel 1992. Una delle più esaltanti fu recuperare un 5-1 negli ottavi di UEFA 1985/86 contro un altro Borussia (Mönchengladbach): nel ritorno al Bernabéu i tedeschi furono sconfitti per 4-0 con le doppiette di Valdano e Santillana. Un’altra pasta, almeno caratteriale, rispetto a questo Madrid. Si calcola che il costo della rosa è di 285 milioni di euro del Madrid contro 38 del Dortmund.

Alla sera vedo la partita in un bar del centro in cui, me ne sono accorto dopo, sono presenti alcuni tifosi del Madrid. Nei primi 15’ la squadra di Mourinho attacca a testa bassa e sfiora la rete in diverse occasioni, ma poi il Borussia prende le misure e controlla la partita. Cristiano non si vede quasi, dicono non sia in perfette condizioni. Nel secondo tempo i tedeschi sprecano due straordinarie occasioni per chiudere la qualificazione, ma nel finale il gol di Benzema all’83’ suona la carica. Con il raddoppio di Sergio Ramos all’88’ manca solo una rete per finalizzare la remontada (con la “o”, in spagnolo), ma nei cinque durissimi minuti di recupero il fortino di Weidenfeller resiste agli assalti merengues e, dopo 16 anni dai tempi di Sammer, quelli della Ruhr ritornano in finale.

@Gori - Rivista prima di Barça-Bayern

Mercoledì 1 maggio

Giornata festiva, come per l’andata, e finalmente al sole. Tutti i bar della città con i tavolini all’aperto sono pieni. Anche per me oggi è un giorno di festa: dopo tre anni finalmente Mourinho ha virtualmente terminato l’avventura al Madrid e mi sento in pace. Subito dopo la partita di ieri Mou l’ha fatto capire: «voglio andare dove mi vogliono bene, e qui non succede» – ha spiegato. Forse qui per la prima volta la situazione gli è scappata di mano: lascerà strascichi notevoli, i giocatori gli uni contro gli altri. Pur contando su una rosa di prim’ordine, una Liga e una Copa del Rey (forse due) oltre a tre semifinali di Champions, qui è considerato un fallimento.

@Gori - tifosi prima di Barça-Bayern

Barcellona già da ieri è invasa dai tifosi del Bayern e le macchie biancorosse si notano nelle zone più turistiche della città. Fin dal pomeriggio inizio il prepartita birroso con un acceso tifoso blaugrana conosciuto per caso qualche tempo fa nel deserto di Atacama, in Cile. È preoccupato per la salute di Tito e oggi sarà allo stadio per essere vicino alla squadra, ma non ha molte aspettative.

Quando arriviamo nei dintorni del Camp Nou le radio gracchiano la notizia bomba: Messi sarà in panchina. È una sorpresa per tutti, anche per le dozzine di giornalisti che seguono il Barça: dopo la mezz’ora di San Mamés di sabato l’argentino sembrava recuperato. Si sa, senza Messi è un’altra storia, le poche speranze erano riposte in lui. Come spiegava Tito in conferenza stampa è ovvio che la squadra dipende da un tipo che ti fa 50 gol in un campionato, e senza di lui i suoi compagni sono spesso sembrati persi.

I tifosi sono atterriti. Sembra che qualcuno di loro voglia tornare a casa, o per lo meno, se l’avesse saputo prima, non sarebbe venuto. Si dice che abbia avuto un risentimento per l’infortunio e non voglia rischiare una ricaduta: sarà in panchina, nel caso serva una mano nella ripresa. Certo è che, anche ricordando la sua scialba prestazione di martedì scorso nell’andata, se non è al meglio, avrebbe avuto più senso riservarlo per il ritorno. Avanti Tito inserisce Cesc, Villa e Pedro lasciando fuori Alexis e Tello.

I tedeschi sono molti di più dei 5mila della gabbia lassù in cima. L’ambiente allo stadio subito prima dell’inizio sembra buono. Il classico mosaico delle partite importanti che copre l’impressionante teatro blaugrana fa appello all’orgoglio (orgull, in catalano), ma sono in pochi a crederci.

©Gori - Barça-Bayern Camp Nou

Quasi subito è evidente che senza Messi sarà complicato anche solo riuscire a vincere per uscire dal torneo con dignità. Nel primo tempo si vede qualche timido tentativo dei catalani con un paio di tiri da fuori di Pedro e l’unica nitida occasione al 20’di Xavi, che spara alto da buona posizione. La squadra fa fatica. Il Bayern invece controlla il gioco senza eccessivi problemi e ci sono un paio salvataggi da ultimo uomo di Piqué, oggi meglio rispetto alle prestazioni degli ultimi mesi.

Si va all’intervallo sullo 0-0, ma è solo la capitolazione è nella ripresa. Già al 47’ Alaba con un cambio di gioco di 40 metri pesca dalla parte opposta Robben, lasciato inspiegabilmente solo, che con una delle sue classiche azioni insacca nell’angolino. A questo punto il Barça dovrebbe segnarne sei e già qualche spettatore va via. Nessuna reazione, anzi Tito cambia sia Xavi che Iniesta forse pensando alla Liga, attirando non poche critiche. Ma il peggio deve ancora venire: al 72’ autogol di Piqué e tre minuti dopo Müller di testa realizza lo 0-3 finale. Ora si che in molti lasciano lo stadio.

Dopo il fischio finale, in campo restano solo i giocatori del Bayern che, guidati dal deejay Müller, si esibiscono per i loro tifosi ancora su in piccionaia.

Nonostante la doppia prestazione imbarazzante, nessuna traccia di autocritica o preoccupazione nella conferenza stampa di Tito.

©Gori - Barça-Bayern Finale di partita

Giovedì 2 maggio

Il giorno dopo la città si è svegliata in stato di choc. L’inaudito 0-7 complessivo fa male, anche in prospettiva futura.

La pianificazione della prossima stagione è in mano a Tito e al direttore sportivo Zubizarreta. Ma sarà Vilanova in grado di affrontare un carico così gravoso con il fardello della malattia? E potrà avviare una riorganizzazione, almeno parziale, che sembra necessaria? Oltre allo stress, probabilmente fu questa una delle ragioni che portarono all’addio di Guardiola.

Se non ne sarà capace, chi potrebbe sostituirlo? Forse el Ingeniero Pellegrini del Málaga?

È veramente finito un ciclo? Se alcuni elementi storici possono sembrare logori (Puyol e Xavi), come si diceva, esiste una base importante di giocatori giovani su cui lavorare (Messi ha solo 26 anni, Iniesta 29) e la cantera è il solito serbatoio importante. Ma il livello assoluto della generazione attuale è molto alto e, finora, gli acquisti di Zubizarreta non hanno convinto.

Diversi sono gli aspetti preoccupanti, come l’autogestione instaurata durante l’assenza di Tito, la troppa importanza che avrebbero assunto alcuni giocatori all’interno dello spogliatoio (Piqué e Cesc?) e qualche traccia di tensione che potrebbe ricordare l’ultimo periodo di Rijkaard.

©Gori - rivista dopo Barça-Bayern

Alcuni giocatori dovranno essere ceduti (Villa sicuramente, Alexis?), anche per fare cassa per i gli acquisti: non ci sono alternative tattiche in attacco, nessuna punta centrale per esempio per lasciare spazio a Messi, e preoccupa la mancanza di centrali affidabili. Tra l’altro lo stesso Puyol, il primo dei Capitani e vittima di diversi infortuni, dopo essere stato lasciato in panchina nella remuntada contro il Milan, decise improvvisamente di operarsi al ginocchio quando poteva invece farlo a fine stagione; e ora a 35 anni sembra voglia fare le valigie e lasciare il club in cui è cresciuto. Poi serve un portiere: già mesi fa Valdés annunciò a sorpresa che non continuerà dopo la scadenza del contratto (2014), dovrà dunque essere venduto in estate e rimpiazzato.

Le critiche non risparmiano il Presidente Rosell, eletto plebiscitariamente tre anni fa dopo le polemiche di Laporta e ora a metà mandato. Lo si accusa di poca presenza decisionale e di pensare soprattutto agli affari. Tra i punti in questione, l’entrata degli sponsor (prima Qatar Foundation e da luglio Qatar Airways) appartenenti a un paese dagli standard democratici dubbi, e forse un ruolo nel possibile scandalo per l’assegnazione al Qatar dei mondiali del 2022 (il cosiddetto Qatargate). In un’altra epoca Rosell fu un alto rappresentante della Nike in Brasile. Fu grazie ai suoi contatti che arrivò Ronaldinho e ha da tempo bloccato Neymar che tra poche settimane dovrebbe arrivare a Barcellona. Tra tutti i miei amici e conoscenti in Catalogna non ne ho ancora trovato uno che sia convinto dell’operazione: l’opinione di tutti è che l’individualista e acerbo Neymar non serve proprio.

Subito dopo il fischio finale di mercoledì una televisione ha intervistato a caldo Piqué, uno bravo con le parole che quest’anno ha sicuramente parlato meglio di come abbia giocato, nonché indiziato della responsabilità delle tensioni di spogliatoio. Come se fosse un portavoce del club, ha spiegato soltanto: «Bisogna vincere presto la Liga e poi il club dovrà prendere delle decisioni importanti».

È vero, molti provvedimenti e scelte gravose aspettano la dirigenza tecnica e la presidenza del Barça.

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Alessandro Gori (Udine, 1970), giornalista freelance e da sempre appassionato di calcio, è malato di Balkani, Caucaso, America Latina, Catalunya ed Euskal Herria, e più in generale dei territori complicati e problematici. Sta preparando un libro di storie su “Un Altro Calcio”.
È laureato in Lingua e Letteratura Portoghese presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia con una tesi (in portoghese) su Musica Popolare e società in Brasile durante la dittatura: Chico Buarque e Caetano Veloso.

1 commento su La Settimana di Passione del Barça da vicino

  1. akaOnir

    In un bar/locanda coi vecchietti e i gestori cinesi c’ho visto la finale di Uefa Espanyol – Siviglia a Hospitalet, un po’ fuori Barcellona :)

    Rispondi

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