Supporters Trust

[Riceviamo e pubblichiamo da Fulvio Paglialunga, giornalista e conduttore di Ogni benedetta domenica su RAI WebRadio wr8. È stato a Taranto per un convegno su Supporters Trust]

di Fulvio Paglialunga

Qui saltano i sinonimi: non si può più sostituire la parola tifosi con spettatori. Qui si accartocciano slogan: “Il [nome di squadra a piacere] siamo noi”, costantemente cantato in stadi sempre più spogli, diventa realtà, non un-coro-e-basta. E forse c’è meno spazio per falsi ricchi – che del calcio fanno un po’ che vogliono, millantando soldi che non si vedono e cianciando di strategie estemporanee – e ricchi scemi – che per fare del calcio ciò che vogliono, sperperano, lasciano poi il pallone sgonfio e vanno via, con le casse vuote.

L’idea è: i tifosi entrano nelle società di calcio; con quote o senza, ma con un compito di controllo, scegliendo tra loro le rappresentanze, attraverso una struttura credibile, numericamente forte e moralmente spendibile. Si chiamano Supporters Trust, organizzazioni senza profitto, democratiche, fatte di tifosi che vogliono partecipare alla conduzione societaria. Altrove funziona: l’Amburgo -ad esempio – è interamente di proprietà di un Supporters Trust (con 65mila soci). Germania ed Inghilterra sono le più avanti e sono partite prima (le due cose sono ovviamente connesse), in Italia si comincia ora.

La cosa giusta, quando il momento è sbagliato. Non un problema di intempestività, ma una risposta emozionale: i Supporters Trust, da queste parti, non nascono mai in tempo di pace. La loro alba è immediatamente successiva a un momento di crisi (o concomitante con), a un crollo del club, una fuga del presidente, un fallimento. La funzione, invece, è quella di non generare crisi, di arginare ogni deriva: dal confronto società-tifosi, dalla vigilanza attiva, dalla condivisione. Non delle scelte tecniche, non del modulo, ma della filosofia: esistere che diventa più importante di vincere. È accaduto, ad esempio, ad Ancona, a Taranto. Una cosa seria, non lo strillo all’azionariato popolare che poi diventa poco più di una colletta, fino a quando non arriva un nuovo padrone del pallone.

Ecco, il concetto di padrone cambia: non fa tutto da solo, non è il proprietario di storia, tifo, maglia. Ha – lo scopo è questo – una partecipazione interna che serve a vigilare. Sui temi più delicati, senza violare l’autonomia. Coordinata, perché il passo avanti è questo: i Supporters Trust sono un’organizzazione in crescita. E hanno il supporto di Supporters Direct Europe, l’associazione che in Europa ha come mission, sotto l’egida dell’Uefa, di incoraggiare ed estendere la rete di progetti legati all’ingresso dei tifosi nella governance dei club calcistici.

Se n’è parlato a Taranto, in un convegno a cui hanno preso parte Antonia Hagemann e Ben Shave (responsabile e rappresentante di Supporters Direct Europe), Jens Wagner (membro del consiglio direttivo del Supporters Trust dell’Amburgo), Diego Riva (consulente legale di Supporters Direct per l’Italia) e David Miani (presidente di “Sosteniamolancona”). Era il giorno delle elezioni di presidente e direttivo della Fondazione Taras, il trust dei tifosi tarantini che possiede quote della nuova società, ripartita dalla serie D.

Una rivoluzione. Democrazia, partecipazione, romanticismo moderno. Si parlava di un calcio diverso, che poi è quello sognato. Dei tifosi al fianco, davvero, della loro squadra. Delle distanze che si annullano in nome del pallone: non ci sono tifosi più degli altri (a unire è la voglia di partecipare, a scegliere è il voto), né distanze con chi finanzia il calcio (almeno un rappresentante del tifo è nel CDA, con diritti particolari). Non un percorso semplice, ma possibile. Non a caso avviato, soprattutto, da chi conosce il dolore della sparizione, da chi non ha portafogli ampi. Da chi, ancora, vede il calcio come passione. E, appunto, rifiuta il sinonimo “spettatore”. È tifoso, gioca pure lui. Senza curare la propria ossessione, ma vivendola davvero.

«Il tifo è una malattia giovanile che dura tutta la vita», diceva Pasolini. Ecco. Proprio così.

 

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