Di solitudini, numeri, precariato e potere: sul Fantacalcio e le sue maschere

La nuova stagione del campionato di Serie A si è aperta ormai da due settimane e con essa si è rinnovato l’appuntamento che tanti appassionati aspettano con il Fantacalcio. Su Twitter e su Facebook si è scatenato un dibattito acceso tra detrattori ed entusiasti del gioco. Ripropongo qui due testi che descrivono altrettante figure fondamentali di questo gioco cosi controverso

di El_Pinta

Fantacalcio, prodotto sociale e mediatico tanto fondamentale quanto ancora scandalosamente ignorato dalla teoria critica e dalle belle lettere. Fino appunto allo studio scientemente sabotatore che ho il piacere di presentarvi.
@jumpinshark

L’uomo che compila le “probabili formazioni”
L’Italia, si sa, è un paese i cui abitanti sono noti per essere santi, poeti e navigatori. Ma anche commissari tecnici, 56 milioni per l’esattezza, se nel computo non consideriamo i cittadini stranieri che una semantica né santa né poetica definisce “irregolari o clandestini”.
Tuttavia, soltanto ad alcuni eletti è concessa la possibilità di dimostrare le proprie doti di allenatore senza prima essere passati dalla dura trafila del calcio professionistico. Per tutti coloro che di cognome non fanno Sacchi o Mourinho, resta il Fantacalcio: infantile delirio di onnipotenza a cui nessun maschio che secerna testosterone può resistere e nemesi di tutte le fanciulle in età da marito.
Nell’albero evolutivo, il Fantallenatore si colloca a metà strada tra l’Homo Erectus e l’Homo neanderthalensis, più o meno all’altezza del Homo Salmo trutta, lombardamente noto come “figlio di Umberto Bossi”. Nonostante ciò possiede una personalità così complessa da poter raggiungere vette di delirio e paranoia che paiono inarrivabili all’uomo civilizzato.
Il Fantallenatore è animale dalle ritualità alquanto complesse, una delle routine più interessanti che lo vedono coinvolto è quella della compilazione della formazione. A metà tra la cabala e la teoria dei giochi, la compilazione della formazione è uno dei due momenti di massimo coinvolgimento previsti dal gioco (il primo è l’asta iniziale con cui vengono composte le squadre). Nei giorni che precedono le partite del campionato il Fantallenatore si trova perciò a navigare compulsivamente nel vasto Mare della Rete alla ricerca disperata di notizie sulle probabili formazioni che scenderanno in campo.
Basta un semplice dubbio sulla presenza di Ignacio Piatti nella formazione titolare del Lecce per decidere di abbandonare il performante modulo 3-4-3 a vantaggio di un più solido 4-4-2 o di un’arrembante 4-3-3. In casi come questi anche il banale raffreddore di Moestafa El Kabir può suscitare dubbi amletici. La scelta tra un sicuro titolare o un probabile panchinaro, nella formazione da inviare al proprio webmaster, può fare la differenza tra la vittoria e la sconfitta.
Ed è qui che entra in scena il protagonista della nostra storia: l’uomo che compila la sezione “probabili formazioni” sui siti di informazione sportiva. Essendo il Fantacalcio un gioco affidato quasi interamente in balia del caso, egli è anche la vittima prediletta degli strali e delle maledizioni del Fantallenatore, il quale può imputare i propri insuccessi soltanto a sé medesimo, ai giocatori da lui scelti e, appunto, all’uomo che compila le “probabili formazioni”. In quanto facente parte di una delle numerose “caste” che sono la rovina dell’Italia-tutta-intera, l’uomo che compila le “probabili formazioni” attrae quasi il 90% degli insulti proferiti dal Fantallenatore che, non essendosi ancora trovato davanti allo stadio dello specchio, possiede una concezione dell’Io, e dunque dell’autocritica, sostanzialmente inesistente.
Dunque noi vorremmo ora spezzare una lancia a favore dell’uomo che compila le “probabili formazioni”, poiché ci piace di immaginare costui nei panni di un precario. Vessato e sottopagato, questo giovane dall’animo gentile, amante del rude ma cortese rugby, appassionato della boxe – la nobile arte –, estasiato dall’eleganza dell’atletica, commosso dal sacrificio del ciclismo, ce lo immaginiamo in un umido sottoscala della redazione della Gazzetta dello Sport intento a decifrare i comunicati stampa delle squadre, per capire quale terzino del Novara solcherà la corsia di destra del campo dello stadio Silvio Piola: il grande Paci o il tristo Gemiti?
E quasi ci par di vederla, la stilla amara che sgorga dal cuore ferito di un animo sì nobile, farsi strada fino al dotto lacrimale e morire in uno squallido sottoscala.
Ma qui, come il Gollum di tolkeniana memoria, deriso dai colleghi con contratto a tempo indeterminato, l’uomo che compila le “probabili formazioni” medita e pianifica la sua vendetta, vile e cattiva come il mondo che lo ha relegato laggiù. E così, con gesto sabotatore e calcolato, l’oscuro centravanti Matteo Ardemagni dell’Atalanta figurerà tra i titolari, causando il panico in tutti i Fantallentori che avevano deciso di riporre la loro fiducia nel possente Gustavo German “El Tanque” Denis.
Puntualmente, la domenica della partita il giovane Ardemagni si accomoderà sulla tribuna, massaggiandosi la testa per la sbornia della sera prima, mentre il possente Denis sarà lì, in campo, sostenuto dal calore e dall’amore dei suoi tifosi adoranti.
Sarà proprio in quella partita che Gustavo German “El Tanque” Denis segnerà una tripletta, l’unica della sua carriera…

L’Uomo Che Dà I Voti Ai Giocatori
Come si era già notato nel nostro articolo precedente, dedicato alla solitudine dell’uomo che compila le “probabili formazioni”, il Fantacalcio è una summa sociologica dell’amata terra dove il “Sì, gol!” suona e forse dell’intera sezione del globo devota all’arte del pallone (discorso profondamente diverso, nonostante le somiglianze di facciata, va invece fatto per l’American Fantasy Football). Tutti i vizi e tutti i capricci che animano l’inquieto corpo sociale del Bel Paese trovano infatti nel Fantacalcio un corrispettivo puntuale e puntiglioso.
In un paese in cui a 56 milioni di abitanti corrispondono altrettante verità (almeno), qualsiasi soggetto preposto per legge, merito o vocazione a sanzionare o giudicare l’operato altrui è visto con sospetto se non con aperta ostilità. Nell’universo fantacalcistico a questa funzione assolve una figura ben individuata e precisa: l’Uomo Che Dà I Voti Ai Giocatori (UCDAIVAI è acronimo comodo ma assolutamente non standard in quanto di facile confusione con la prossima formazione politica di Clemente Mastella, l’Unione Cristiano Democratica… e qualche altra minchiata dopo). Da questa figura cupa e malvista dipendono i destini di milioni di appassionati, che ogni lunedì trattengono il fiato sino all’uscita degli agognati risultati. Essendo il Fantacalcio un gioco la cui meccanica è più aleatoria di un tiro di dado, mezzo voto in più o in meno può fare la differenza tra un’amara sconfitta ed un insperato pareggio, tra una vittoria beffarda ed una sconfitta immeritata.
Gioia e dolore, disperazione e rabbia, tutto lo spettro delle emozioni umane è nelle mani e nei giudizi impietosi dell’Uomo Che Dà I Voti Ai Giocatori, di cui a questo punto andiamo a svelare anche l’irriverente nomignolo con cui i Fantallenatori di più gran sinistra lo appellano: The Decider (in dis-onore del dis-amato e dis-acuto George W. Bush, ovviamente). The Decider impersona, agli occhi del Fantallenatore, quanto di più deteriore possa esistere al mondo; al contrario dell’uomo che compila le probabili formazioni (povero precario non degno neppure di maiuscolatura e acronimo), l’Uomo Che Dà I Voti Ai Giocatori incarna il potere, essendone al tempo stesso simbolo e segnale. In quanto uomo di potere ad esso è additata ogni disgrazia, nella florida tradizione del “Piove, Governo ladro!”. Egli è anche casta: incarna i privilegi a cui non possono accedere i “comuni mortali” (nel rigido lessico dell’indignazione sempre contrapposti ai bramini “lor signori”) ed il suo agire è sempre malizioso ed interessato, come infine ogni interpretazione correttamente dietrologizzante dimostrerebbe. E’ infatti perfettamente chiaro al Fantallenatore che la Teoria Critica del Complotto volta a dimostrare come complotto non vi sia (da parte di The Decider e altri) appunto è solo un altro Complotto.
Dell’Uomo Che Dà I Voti Ai Giocatori per la Gazzetta dello sport si dice che, con pseudonimi sempre diversi, vinca il Fantacampionato organizzato dal suo quotidiano da ben vent’anni, favorendo i propri beniamini con votazioni superiori alla media e penalizzando i giocatori degli avversari con giudizi ingenerosi e immotivati. Clamoroso il caso di Diego, trequartista della Juventus, che in una partita della stagione 2009/10 venne valutato con un 3 (il voto più basso mai assegnato nella storia del Fantacalcio) nonostante per tutti gli altri quotidiani sportivi fosse stato il migliore in campo. Una disparità di trattamento che non fece che confermare le voci di combine e intrallazzi. Ma del Decider il Fantallenatore non può fare a meno, perché egli è la colonna portante del gioco, è (ormai dovrebbe essere chiaro) il Grande Vecchio su cui si regge il delicato equilibrio di vite troppo fragili per sopportare il peso della Verità, quella che travalica i 56 milioni di opinabili punti di vista ed appare, fulgida, come la luna piena in una notte di gelido inverno: la vita, come il gioco, è caso.

Il caso è vita, la vita è gioco.

 

11 commenti su Di solitudini, numeri, precariato e potere: sul Fantacalcio e le sue maschere

  1. Vladimir

    Fantastico. Suggerirei un pensiero, una dedica, una prece anche per l’amanuense ignoto, pioniere calcolatore delle leghe di amici dell’oscura era pre-digitale. Per il suo lavoro certosino e la sua instancabile dedizione, figlia di passione cadenzata e mai doma.

    PS
    Paci è stato, è e resterà negli annali un centrale.

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    1. El_Pinta

      Non hai tutti i torti, l’amanuense fantacalcistico dell’era pre-digitale è una figura fantastica, ma io sono figlio dei computer e non avrei le necessarie capacità per scriverne e rendergli giustizia ;)

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  2. Antonio

    Un articolo che cita Ignacio Piatti, del quale mi sono biecamente servito una volta grazie ad una sua doppietta al Chievo, mi conferma la bontà di aver attaccato la sua figurina sul mio frigo. Con di fianco Asamoah e Mudingayi.
    Bellissimo articolo

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    1. johngrady

      Solo per dire che io vinsi un Fantacalcio negli anni ’90 grazie a Kennet Andersson (all’epoca del Bologna) e Daniel Andersson (Bari).
      La mia predilezione per il gioco sulle fasce col pennellone davanti che fa salire la squadra e segna di testa o da fuori area nasce proprio allora.

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  3. ste

    che la gazzetta dia almeno mezzo punto di voto (se non uno) in più ai giocatori del milan, e altrettanti (in meno) a quelli della juve, è ormai una delle certezze della vita. come che piatti sia un bidone colossale :)

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  4. frakk

    Mi pare che gemiti abbia fatto due gol nella scorsa stagione, uno dei quali decisivo per una mia vittoria al fantacalcio (tra l’altro entrando dalla mia panchina). Non riesco ad associare al suo nome, il concetto di tristezza, viva Gemiti.
    Comunque è assodato che la gazzetta ha i suoi favoriti, a volte mi chiedo se mette i voti a caso (tranne il tizio che segna). Ogni volta che vedo interamente una partita rimango stupito dai voti del giorno dopo. Il fantacalcio non è solo l’arte di beccare bravi giocatori che sognano, fanno assist, parano rigori ed ecc. ma di beccare gli sponsorizzati dalla gazzetta.

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      1. giuanin

        A Bologna “tristo” significa scarso, se riferito a uno sportivo (vedi esclamazione «Ma quanto sei tristo!», rigorosamente pronunciata dopo gol sbagliato…)

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