Brilliant Orange – Un totaalboek

di Matteo Gatto

[Le immagini a corredo di questa recensione sono tratte dal progetto Hollandse velden (Campi olandesi) del 1995 di Hans van deer Meer]

Ci sono paesi molto facili da amare. Altri invece per essere amati richiedono tempo, dedizione e l’apprendimento di un’arte specifica. L’Olanda è uno di questi. David Winner (l’altro nomen omen della letteratura sportiva, assieme a John Foot) ha dedicato Brilliant Orange a mamma e papà, e poi a Hanny, «who taught me to love Holland». Hanny è stata la babysitter olandese di David, l’insegnante di cui c’è bisogno affinché si possa trovare la chiave per innamorarsi dell’Olanda.

foto 1 - Dutch Fields di Hans van deer Meer

“I wanted to go back to how it started a hundred years ago. Just the field, twenty-two players and a horse in the background. Like the original form of football” – Hans van der Meer

Io, per dire, non l’ho mai trovata. Quando lessi Brilliant Orange vivevo a L’Aia da dieci mesi e in Olanda da venti. Di quei luoghi, di quella gente intorno a me, mi sembrava di saperne sempre di più e capirne ogni giorno di meno. Il libro di David, con mia enorme sorpresa, aveva unito alcuni puntini che già conoscevo con altri che avevo solo intuito e altri ancora che non ero riuscito neppure a immaginare: ciò che ne era uscito era l’Olanda. O meglio, l’idea che David ha dell’Olanda, un’idea assolutamente convincente.

Restai sbalordito perché in teoria era un libro sul calcio. Non era proprio previsto che mi spiegasse un popolo e un Paese. E invece è proprio questo che fa Brilliant Orange. Si mette a parlare d’arte, storia, paesaggi e folklore per descrivere il calcio olandese, e parlando di calcio olandese illustra l’Olanda, la reifica, te la sbatte in faccia al ralenti, mentre sei distratto da un assist di Bergkamp.

foto 2 - Dutch Fields di Hans van deer Meer

“He stops to bend down and remove a blade of grass form the perfect white ball at his feet. The orange-flagged corner-stick sways in the wind beside him, but he inhabits a world of straight lines” – David Winner

Si può partire da un punto qualunque per descrivere un tutto. Se c’era bisogno di un ulteriore conferma che il mondo non vada studiato a compartimenti stagni, Brilliant Orange ve la può dare. Ma non penso ne abbiate bisogno. Più probabilmente avete bisogno di qualcuno che vi dica che l’Olanda non la conoscete per niente, e quello posso farlo io. Quel weekend passato ad Amsterdam consumando tetraidrocannabinolo vi ha portato fuori strada: l’Olanda è tutt’altro, è pianificazione, è individualismo, è collettivismo, è funzionalismo, è un Paese che non c’era e che gli olandesi hanno voluto così forte da strapparlo al mare.

È un luogo densamente popolato di gente tutto sommato omogenea, che un giorno si è svegliata e ha anticipato il Sessantotto di un paio d’anni, poi, di conseguenza, ha cambiato il calcio per sempre. Sulla base delle loro ambizioni e dei loro sogni, fondati sull’ossessione per lo spazio di un luogo piccolo eppure visivamente infinito, tanto è piatto. Allargare il campo in attacco, restringerlo in difesa. Senza l’Olanda, Sacchi oggi sarebbe un pensionato di Fusignano; Guardiola – “nuestro delantero es el espacio” – un documentarista.

Brilliant Orange è un libro a chiazze. L’olandesità resta il trait d’union d’ogni cosa, in particolare di momenti di genio e follia apparentemente inassociabili. Come quando si legge di van Hanegem che fa decidere al suo cane se andare a giocare in Spagna o restare al Feyenoord, o di Cruyff che stabilisce la qualità di un giocatore dal suono che la palla fa quando questi la calcia, o dei palleggi nel mezzo del Bernabeu di Gerrie Mühren, coi quali depose il Real Madrid dal trono di massima squadra d’Europa per poi, dopo la partita, andare a bere coi tifosi spagnoli, i quali lo ascoltarono per tutta la notte senza riconoscerlo.

Capisco il vostro disinteresse, ma è sbagliato: l’Olanda è un luogo che dovreste sforzarvi di guardare al di là del formaggioso stereotipo libertario che ne avete. Non si inventa il totaalvoetbol per caso. Non si perde una finale di Coppa del Mondo dominandola, a meno che non si abbia qualcosa di importante da insegnare. Così come non si accostano l’Ajax, Mondrian e l’aeroporto di Schiphol se non si è avuta una visione superiore. E David Winner, per un attimo, ha scorto l’invisibile. Gli è apparso in un abbagliante lampo arancione che usciva dal verde di un prato. Forse era un campo di calcio, forse di tulipani non ancora fioriti. Lo ha messo per iscritto, comunque, e ne è uscito un libro totale, un “totaalboek” che parla di tutto perché non era possibile fare altrimenti, in quello spazio sconfinato.
E allora grazie, Hanny, davvero. Sei stata una babysitter eccezionale.


Brilliant Orange, The Neurotic Genius of Dutch Football
di: David Winner
Edizioni: Bloomsbury Publishing
Lingua: Inglese
ISBN: 9780747553106
Su Anobii: Brilliant Orange, The Neurotic Genius of Dutch Football

[Matteo Gatto lo trovi anche su Twitter]

12 commenti su Brilliant Orange – Un totaalboek

  1. susanna pellis

    Ho scoperto e divorato questo libro qualche anno fa: mi riportava indietro di decenni, alla mia folgorazione per il calcio totale dell’Olanda ’74 (e poi ’78), una squadra che non ha più avuto eguali, e che a torto tutti identificano (solo) in Cruijff, mentre era – collettivo a parte – anche (soprattutto) Neeskens e van Hanegem.
    Leggendo Brilliant Orange però si scoprono mille altre cose, e la ragione di esse. Per esempio, il perchè di tanta rabbia olandese dopo la sconfitta con la Germania in finale.
    Sì, il libro va molto al di la del calcio, ed è il suo maggior merito.
    (susanna)

    Rispondi
    1. xho

      Giustissimo Susanna.
      Il merito di Winner, e in generale di buona parte di un filone contemporaneo che qualcuno chiama New Football Writing, è proprio nello scrivere di calcio in maniera comparata, scrivere di calcio trattando altro, scrivere di altro, trattando il calcio.
      È quell’approccio che abbiamo avuto la presunzione di definire fútbologico. ;-)
      C_

      Rispondi
  2. susanna pellis

    Infatti. Era ora che succedesse. Per anni alcuni intellettuali hanno predicato nel vuoto (mi viene in mente Beha, ma ce se sono stati anche prima). Condannati al recinto dello scrivere di calcio come fosse niente più che un’area bambini, Bravi voi, sus

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  3. Matteo Gatto

    Cruijff, Neeskens, van Hanegem. E poi Keizer – ‘Cruijff is the best, but Keizer is the better one’ – , Rep – ‘This book isn’t really a history of all Dutch football. Just the highlights. And, for me, you’re in most of them’ – Berkgamp – ‘I play a different kind of game.

    Sulla sconfitta coi tedeschi del ’74, da Brilliant Orange: Holland vs Germany: kick-off in about 15 minutes (su Facebook)

    E mi fermo qui, ma potrei continuare.
    Un libro davvero eccezionale, che va sì “molto al di là del calcio”, ma senza mai perderlo di vista.

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  4. Ciava

    Grazie per la segnalazione,
    io mi appassionai all’Olanda fin dalla mia infanzia. All’Ajax di Litmanen e dei fratelli De Boer e alla nazionale di Bergkamp. Da piccolo compravo al mercato magliette arancioni e ci scrivevo dietro con l’uniposca “9 Kluivert” (per scegliere un mediocre giocatore come l’ex centro-bidone del Milan vuol dire che rimasi proprio affascinato dagli Oranj).
    Nascendo più di una decina di anni dopo l’Olanda del Calcio Totale, i ricordi di quei grandi campioni rivivevano solo nei racconti di mio padre, ex sessantottino fallito: Il 4-4-2, la difesa in linea, le moglie nei ritiri, le accelerazioni fulminee, gli eterni perdenti, l’olandese volante.
    Con il tempo scoprii anche le sue città e la sua gente; prima per una passione adolescenziale cannabinoide (Amsterdam) e poi per puro interesse sociale e di viaggio (Eindhoven, Maastricht, Utrecht, Leiden, Haarlem, Enschede, dove tra una passeggiata e l’altra nel grande parco dell’università non è difficile incrociare qualche giocatore del Twente).
    Sarà sicuramente una piacevole lettura,

    Buon calcio totale a tutti.

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      1. Ciava

        Azz, non immaginavo fosse addirittura primo nella classifica marcatori. Comunque è vero, ti devo dare ragione, io ho ricalibrato il mio giudizio in età adulta, sotto forti pressioni di amici che lo consideravano un bidone, ma come dici tu fu un buon attaccante, soprattutto a Barcellona. Ultimamente l’ho visto anche in veste di commentatore in lingua inglese ad Eurosport e mi ha lasciato un’ottima impressione.

        Bellissime tutte le città che ho visto, purtroppo non sono mai riuscito ad andare a Delft è un rimpianto che ho insieme a Groningen. Me le tengo buone per un futuro viaggio in bicicletta!

  5. Pingback: Brilliant, total, orange book « eddaje!

  6. Claudio

    Non capisco perchè “…senza l’Olanda, Sacchi oggi sarebbe un pensionato di Fucecchio”… dal momento che il buon Arrigo è romagnolo doc, precisamente di Fusignano, e gli piace fare il pensionato milionario a Milano Marittima.
    Bella recensione. Ciao!

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    1. Matteo Gatto

      Orcoboia, vedo solo adesso della svista tremenda sul paese natìo di Arrigo, segnalata dal sovrastante Claudio. Fate qualcosa, per piacere! Volevo scrivere Fusignano! Davvero! Lo giuro! Portatemi dei ceci!

      Rispondi

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