Monthly Archives: July 2012

La solitudine del viola

[Lo scrittore di romanzi noir Luca Rinarelli ci ha regalato questo racconto viola.]

Torino, 2 marzo 2008.
La sveglia sta suonando. Non so da quanto. Riesco a socchiudere le palpebre di quel poco che consente alla luce di entrare, senza far male.
L’una del pomeriggio, dopo sei ore di sonno. Notte brava, resa possibile dal turno pomeridiano. Il lavoro. Di domenica. Fanculo.
La mia band ha goduto di una serata di successo, come la mia chitarra elettrica. Stiamo ingranando alla grande, ma con la musica non si mangia. Non ancora, mi piace pensare.
Un dolore pulsante alle tempie rallenta la risalita verso la posizione seduta. Devo darmi una mossa, fra un’ora entro in fabbrica. E non potrò vederla. Continua la lettura

L’ultimo tackle. Storia di un partigiano-calciatore

[Riceviamo e pubblichiamo - di Domenico Mungo]

Qui ebbe i natali
BRUNO NERI
comandante partigiano
caduto in combattimento
a Gamogna il 10 luglio 1944
dopo aver primeggiato come atleta
nelle sportive competizioni
rivelò nell’azione clandestina prima
nella guerra guerreggiata poi
magnifiche virtù di combattente e di guida
esempio e monito alle generazioni future
(Iscrizione sulla lapide posta presso la casa faentina di Bruno Neri)

Oggi davanti all’Eremo di San Barnaba c’è un agriturismo intitolato ad un profumato fiore boschivo, il cui nome omettiamo per desiderio dei nuovi proprietari. Sono giovani imprenditori, figli della borghesia gaudente ed edonista dell’operosa e produttiva Emilia – Romagna. Giovani di Faenza. Vanno “lassù” solo al venerdì sera, per vedere come vanno gli affari e trascorrere il week-end in compagnia dei clienti, quasi sempre amici e conoscenti, a cui danno in gestione per intere settimane la cascina. Continua la lettura

Gēmen, un fratello (China Soccer Files – 4)

Nota giornalistica: il 12 agosto a Pechino si giocherà Napoli-Juventus. Che significa che i cinesi danno 5 milioni di euro: 2 alle squadre, 1 alla Lega. E pagano tutto: viaggio, alloggio, ecc.

Anelka in China

I cinesi, tra le altre cose (bussola, carta, ombrello e, tenetevi forte, la pizza!), ritengono anche di avere inventato il calcio. Non fate quella faccia, perché anche sul sito della Fifa c’è scritto che il primo segnale di qualcosa di vagamente simile al calcio è stato avvistato in Cina (andate a controllare, il link non ve lo do perché odio Blatter e non voglio regalargli accessi). Continua la lettura

L’ultimo sogno di Obdulio

Siediti come un sultano tra le lune di Saturno e prendi l’uomo solo, molto in astratto: ti sembrerà un prodigio, una grandezza e un dolore.
(Hermann Melville – Moby Dick)

Sarebbe bello che i sogni non si avverassero mai.
Si continuerebbe a sognare all’infinito.
(Obdulio Varela)

Io non sono uno di loro. Non ho mai ucciso nessuno, in fondo.

Ma lo so bene cosa rimane addosso a un assassino, incollandosi alla sua coscienza arroventata di rimorso. Non è il senso di colpa che accompagna l’immane gesto, non l’irreale colore del sangue fatto sgorgare, e neppure la strenua resistenza di chi si è aggrappato alla vita, straordinariamente vigile per quanto il delitto abbia potuto coglierlo di sorpresa. A tormentare il sonno di un assassino non sarà l’osceno pallore che riveste un corpo spogliato di ogni residuo calore, per quanto possano popolarsi i suoi incubi di quella mostruosa visione, per mille e mille notti ancora. Non varranno i tormenti di quei fantasmi un solo grammo di quanto davvero ne trafiggerà incessantemente la memoria, lacerando le invisibili piaghe dell’anima. Chiedetelo, a uno cui sia capitata la disgrazia di ammazzare un suo simile assistendone l’inquieto morire, cosa di tanto tremendo rimane a memoria della più infausta delle umane tragedie. Chiedetegli quale ricordo ancora vivido ne segni irrimediabilmente l’esistenza.

Quel silenzio” – vi sentirete rispondere.

Ma come posso conoscerle tutte queste cose, io che non ho mai ucciso nessuno?
Cosa può saperne un vecchio calciatore uruguayano, di quel silenzio?

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Inni contro e silenzi: Spagna-Italia nel Casco Viejo di Bilbao

 [di Francesco Spé, il nostro inviato in terra basca.]
Mancano pochi istanti all’atteso fischio d’inizio. All’improvviso le immagini dei giocatori della Spagna disposti in fila in mezzo al campo diventano mute. L’istrionico barista, reo dell’accaduto, si avvicina convinto allo stereo dietro il bancone. Matteo prova a trovare una spiegazione: «ci fa ascoltare la partita col commento della radio, vedrai».

L’ipotesi mi convince: i telecronisti di Tele 5 (Gruppo Mediaset) non sono un granché (basura, secondo Carlos Boyero de El Pais), e pure io facevo lo stesso spegnendo Pizzul per ascoltare il Mondiale del 2002 su Radio Rai 2 con i Gialappi (che all’epoca facevano ancora ridere) e boicottando l’impresentabile Marco Civoli a favore di Riccardo Cucchi (Radio Rai 1) durante il Mondiale 2006.

Ma ci bastano pochi secondi per scoprire che le intenzioni del barista sono ben altre. Niente radio, bensì un traccia su cd: Eusko Abendaren Ereserkia, ovvero “l’inno della patria basca”! Continua la lettura

I piedi (China Soccer Files – 3)

Children playing football in ChinaGirava una battuta tempo fa in Cina, che recentemente ho ascoltato in un baretto nato tra le viuzze delle parte storica di Pechino e che si chiama proprio “Bar Sport”. Diceva qualcosa tipo: «quello che manca ai calciatori cinesi per giocare al di fuori dell’Asia sono due cose: il piede destro e il piede sinistro».

Il livello del calcio cinese, quello della Super League, potrebbe essere paragonato alla serie B italiana attuale, ovvero una serie C degli anni 80 e 90. Al momento il calcio locale è anche di fronte ad alcune scelte molte importanti: proprio recentemente è stata stabilita la regola dei 7 stranieri, di cui solo 4 possono essere titolari. Continua la lettura

Il ritorno di Zeman – di Giuseppe Sansonna

Il ritorno di ZemanIl cofanetto, creato dalla mano e dall’occhio di Giuseppe Sansonna, Il ritorno di Zeman contiene i dvd dei documentari Zemanlandia (55 minuti, già uscito nel 2009, centrato sul Foggia 1989-94) e Due o tre cose che so di lui (52 minuti, cronaca della stagione 2010-11 in C1, pardon Lega Pro Prima Divisione, del Foggia) più il libro Due o tre cose che so di lui (103 pagine). Il cauto omaggio multimediale all’allenatore boemo, uscito a inizio Ottobre dello scorso anno, ha subito ottenuto successo (anche grazie a un’ospitata del 23 Ottobre 2011 da Fazio, prevedibilmente “leggendaria”, come s’affrettava a dire nell’intervista il conduttore, con un performativo negativo che solo uno Zeman impeccabile nella svogliatezza e condiscendenza poteva riscattare). E ha goduto di due rilanci, piuttosto rumorosi. 

A Minimum Fax sono seri e capaci, è quindi doverosa cortesia ritenere del tutto intenzionale, nell’ambiguità e “scalabilità verso l’alto”, il titolo Il ritorno di Zeman. Perché i ritorni sono molti: il primo a Foggia in C1, a inizio libro e documentario Due o tre cose; il secondo, in conclusione di libro e documentario, in B al Pescara, squadra “con ambizioni di Serie A”, come si dice in questi casi; il terzo, a pubblicazione avvenuta e ambizioni realizzate, in A, del Pescara. Il quarto e supremo, e sino a pochi mesi fa difficilmente prevedibile, è naturalmente il ritorno di Zeman alla Roma (già allenata tra il 1997 e il 1999).

Incredibilmente bianchi: la storia dell’Albino United Team

[Riceviamo e pubblichiamo - di Paolo Bottiroli]

Ci sono superstizioni dure a morire. Il gatto nero che attraversa la strada, il passare sotto una scala, i gufi che portano cattiva sorte. In alcune zone dell’Africa (in particolare in Tanzania, Kenya e Uganda), ve ne sono di molto pericolose sulle persone albine: conservare un pezzo del loro colpo aiuterebbe ad allontanare malocchio e disgrazie; la loro carne, usata nelle reti, sarebbe perfetta per avere una pesca abbondante; un loro osso faciliterebbe la ricerca di metalli preziosi; e i genitali, miscelati in particolari pozioni, esalterebbero le prestazioni sessuali. Almeno così credono stregoni e sciamani di alcuni di questi villaggi. Ragioni per cui in queste zone si è scatenata una vera e propria caccia all’albino, tant’è vero che la ong Under the Same Sun ha calcolato che dal 2007 ad oggi per questi motivi almeno sessanta albini sono stati uccisi nella sola Tanzania.


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Vocabolario Fútbologico

[Intervista a Luca aka Wu Ming 3 a cura di Tiziano Colombi, già pubblicata sull'edizione online de L'indice dei libri]

Dal Super Tele a piazza Tahrir. Con Wu Ming 3

Estate calcistica. Il tenutario della rubrica scende dal bus e si piazza sul divano a seguire le partite. Poi gli viene una pensata.
Esiste un’idea di sport alternativa allo spettacolo?
Il calcio, oggi un sottoprodotto commerciale devastato dagli scandali, è stato, ed è, anche altro. Qualcosa di più di un business milionario.
Storie, sudore, desiderio, letteratura, lotta, ribellione.
Proviamo a scoprirlo con l’aiuto di Luca Di Meo (aka Wu Ming 3), penna e cuore del progetto Fùtbologia, festival di tre giorni che si terrà a Bologna a Ottobre. Continua la lettura

Appunti sull’estetica della ripresa calcistica televisiva

Rimpianti e domande

Tra i progetti sognati e mai realizzati da Jean-Luc Godard c’era quello di dirigere le riprese della partita finale di un campionato del mondo di calcio. Sfortunatamente Godard non poté mai realizzare il suo sogno e noi cinefili e calciofili siamo stati privati di un’esperienza estetica che, anche sulla carta, mantiene intatto tutto il fascino del possibile.

Questa introduzione piena di rimpianti serve come preambolo per un discorso più ampio (sebbene limitato alla sola dimensione sincronica) sull’estetica della ripresa televisiva calcistica. In questo post cercheremo infatti di rispondere a domande quali: Come vediamo il calcio quando lo vediamo in televisione? Quali sono i punti di vista mobilitati e come vengono articolati per produrre il racconto di una determinata partita? Infine quali gli effetti di senso che si producono? Continua la lettura

Il Subbuteo e i bei vecchi tempi mai esistiti

[Riceviamo e pubblichiamo - di Filippo Marano]

Per quelli che sono nati sul finire degli anni ’80 i bei vecchi tempi del football non sono mai esistiti. O meglio, hanno i contorni della leggenda, sono una mitologia a posteriori che non dà alcuna garanzia di essere mai esistita.

I primi ricordi calcistici di costoro sono probabilmente legati a una delle più cocenti e dolorose sconfitte della nazionale italiana: la finale dei mondiali statunitensi del ’94 persa ai rigori contro il Brasile. Gli avversari che ci batterono in quella partita rocambolesca (un episodio su tutti: Gianluca Pagliuca bacia il palo che lo ha appena graziato) rimarranno per sempre marchiati a fuoco nella memoria di un’intera generazione: in particolare, quella coppia d’attacco minuscola – solo per corporatura fisica– formata da Romario e Bebeto. Due nomi che fanno da spartiacque tra i miti verde-oro degli anni Sessanta e i ben più concreti successori di fine millennio, i primi veri calciatori robot della storia.

Roberto Baggio - Mondiali 1994 Continua la lettura

Dal nostro Colloinviato in terra basca

[Dall'inviato ufficiale in terra basca di Fútbologia, Francesco "ve l'avevo detto" Spè.]

¡A la puta calle Xabi! Eres un paquete! Vamos Portugal! urla un buffo e irrequieto ragazzo basco, Voll Damm in mano e porro in bocca, non appena si accorge che il portiere portoghese Rui Patricio ha parato il rigore di Xabier Olano Alonso, nato nella basca Tolosa, cresciuto nella basca Real Sociedad, e da tre anni, dopo un intenso lustro passato a Liverpool, fulcro del centrocampo del castigliano Real Madrid.
Mi trovo a Gernika (si, proprio quella) in una taverna semi-deserta dove campeggiano bandiere dell’Athletic Bilbao in ogni angolo. Il solitamente impeccabile Xabi Alonso, dopo aver steso la Francia con una doppietta, ha appena inaugurato con un errore la serie di tiri dagli 11 metri tra Spagna e Portogallo, dalla quale uscirà la prima finalista dell’Europeo.

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Eurovisioni – La sottile linea Roja

Boston. Luglio 1994.
Il sottile rivolo di sangue appare incerto sul cratere lunare di una narice umana, prima di lanciarsi rapido lungo uno strapiombo di cute, e fendere la smorfia in cui si schiude una bocca oscena: “Hijo de puta! Hijo de puta! Hijo de puta!”.
L’immagine si allarga sul volto trasfigurato di un uomo che recita il mantra dell’odio, rivolto a chi l’ha colpito e cerca ora invano di sfuggire allo sguardo ostile della propria coscienza. Il dolore e la rabbia lo riportano con la memoria a pochi minuti prima.

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