SHUT UP – eccedere alla fine dei tempi

[Riceviamo e pubblichiamo - da UiP47]

Kali

Premessa: Ho sempre amato Balotelli, dal primo momento in cui lo vidi. Vidi in lui qualcosa di diverso, qualcosa che spiccava, che eccedeva. Il suo modo di sorridere e di ridere, i suoi occhi in quel momento, qualcosa che ti fa dire: non è “come tutti gli altri”. È “diverso”. Purtroppo moltissimi altri hanno creduto di vedere questa diversità  altrove, e non sta altrettanto simpatico a moltissima gente. Anche a moltissima gente che mai farebbe un discorso razzista. Ho scritto quanto segue a mo’ di preghiera a Balotelli, dopo la seconda partita dell’Italia agli europei, non per una sua pubblicazione. Dopo la triste scena di ieri sera, cioè dopo lo schifo della telecronaca italiana RAI, che tifava palesemente contro un giocatore della stessa Italia, e dopo che Repubblica titola questo pezzo “Balotelli, le smorfie e poi il sorriso” invece di “Balotelli censurato ancora dai compagni bigotti”, ma soprattutto dopo che la prima parte della mia preghiera è stata così splendidamente esaudita, ne propongo la lettura, ma resto dubbioso sulla sua pubblicazione.


Questa non è una visita guidata a Mario Balotelli. Questa non è nemmeno un’apologia di Mario Balotelli. Perché sei tu, lettore, che ti devi scusare.
Anzi guarda, fa’ una cosa, stai zitto. Sta’ solo zitto e basta.

Tu non sai niente. Che cazzo ne vuoi sapere, tu, di Mario Balotelli. Tu pensi che Balotelli sia antipatico. Tu pensi che sia uno stronzo. O magari ti senti in dovere di difenderlo da chi pensa che lo sia. O forse pensi che sia due cose insieme, una buona e una cattiva. Ma è solo nel resto, l’inutile corollario mondo a Mario Balotelli, che ci può essere il buono e il cattivo. Tu non sai niente. Stai zitto.

Mario Balotelli non è un fondatore di discorsività. Non c’è un discorso Balotelli. Ma non perché, come Pelè, Balotelli faccia suo il discorso del sistema. Mario Balotelli non è un fondatore di discorsività perché Mario Balotelli è la fine del discorso.

Non c’è più nessuno spazio perché possa deviare e fondarne uno nuovo. È inutile che tu gli dica di attaccare gli spazi: Mario Balotelli è il tempo che cala su di te. Non è più un problema di spazio. Non c’è più la possibilità di fondare miti positivi. Non si può che distruggere se si eccede alla fine dei tempi. Non si può che rompere il giocattolo. È inutile che tu gli chieda di accentrarsi. Continuerà a percorrere quella striscia di bordo campo sinistra, e se mai si accentrerà sarà solo per rompere dei culi, mandando tutto dove è sacrosanto che vada: a puttane. È inutile che tu gli chieda di stare più vicino a Cassano. Mario Balotelli non è la triste parodia di un cliché stantio. Mario Balotelli non è genio e sregolatezza. Mario Balotelli non è un ribelle. Sei tu che ti ostini a pensare di poterti ribellare alla sorte.

Puoi solo stare zitto e sperare di vedere il gol prima che ci ammazzi tutti. Se ti comporti bene, e stai zitto, magari riesci a vederlo.

Ma perché Balotelli non esulta? Perché ci fa segno di stare zitti? Perché non c’è nulla da festeggiare. Siamo un paese fascista. Essenzialmente fascista. Fascista e razzista. Anche i nostri telecronisti tifano contro Balotelli. I compagni di squadra lo reprimono tanto quanto i giornalisti, quanto i tifosi. Qualsiasi giocatore bianco può permettersi di pazziare, bestemmiare, giocare scorretto, fare il merda della situazione. Gli si perdona sempre tutto. E’ sanguigno. Ma il negro no: il negro non può essere testosteronico e arrogante come il bianco. Il negro deve darsi una regolata. Se non si dà una regolata, è pazzo, anzi è IL pazzo.

Devo elencare le migliaia di volte in cui centinaia di quegli altri piccoli stronzi ha tirato fuori la lingua, o ha esultato contro chi aveva sconfitto? O ha detto le peggio cose? Balotelli è galantuomo, ci chiede solo di tacere, per il nostro bene. E’ già infinitamente più di quanto meritiamo. Ma queste sono parole inutili. Mario Balotelli non ha bisogno di spiegazioni, non ha bisogno di apologie. Quanto ai fascisti e ai razzisti, non ci sono spiegazioni o apologie che tengano.

Se saltelli muore Balotelli. Se poi sei tra i subumani che partecipano a questo rito preistorico, a questa trance da primitivo, sappi che è tutto inutile. Sei talmente idiota che non ti accorgi di essere soltanto più uguale degli altri alla merda che ti circonda. Ti senti diverso dai benpensanti politically-correct. Ti senti più forte, più selvaggio, ma sei solo più debole, la tua finzione è più scoperta. Non solo non sai che sei la pozzanghera di liquame in cui i benpensanti si specchiano per potersi sopportare ancora un po’, non sai nemmeno quello che il tuo stupido corpo sta tentando di fare. Povero idiota, sei tu che muori. Solo, un po’ prima degli altri, e senza gol. Saltella, saltella… però stai zitto. Io il gol lo voglio vedere.

A questo punto, lettore, starai dicendo che sono pazzo. Mario Balotelli è solo un ragazzo di ventun’anni che gioca a bene a calcio e fa troppo lo spaccone, e/o è un parto o una parte di questa società, o del capitalismo. No. Mario Balotelli è Kali (*). No: non è una metafora. Non è nemmeno come dire che le due cose non si escludono. È la stessa cosa. Mario Balotelli è la dea Kali; la dea Kali è un ragazzo di ventun’anni che gioca bene a calcio. Cosa farà la dea Kali noi non possiamo saperlo, non possiamo dirlo, non possiamo pensarlo. Si farà espellere dal campo? Diventerà un giocatore disciplinato? Guiderà la squadra alla vittoria? Non concluderà nulla di nulla? Non sarà mai un vero campione? Verrà sostituito e si oscurerà in volto? Come puoi, tu, fare queste supposizioni? Avanzare simili richieste? Dare dei giudizi? Pensare che tutti questi accidenti facciano una qualche differenza? Sciocco. Stai zitto.

Questa non è un’apologia di Mario Balotelli. Come potrei osare tanto? Questa è un’umile invocazione, a Mario Balotelli, il Misericordioso: non lo meritiamo, ma facci soltanto vedere un gol, prima di distruggere tutto.

(*) Kālī is the feminine form of kāla (“black, dark coloured”). Kāla primarily means “time” but also means “black” in honor of being the first creation before light itself. Kālī means “the black one” and refers to her being the entity of “time” or “beyond time.” Kāli is strongly associated with Shiva, and Shaivas derive the masculine Kāla (an epithet of Shiva) to come from her feminine name. A nineteenth-century Sanskrit dictionary, the Shabdakalpadrum, states: कालः शिवः । तस्य पत्नीति – काली । kālaḥ śivaḥ । tasya patnīti kālī – “Shiva is Kāla, thus, his consort is Kāli” referring to Devi Parvathi being a manifestation of Devi MahaKali.
Other names include Kālarātri (“black night”), as described above, and Kālikā (“relating to time”).

50 commenti su SHUT UP – eccedere alla fine dei tempi

  1. luca

    Pezzo che mette il freddo nelle ossa.
    Stai zitto tu, stronzo, verrebbe da dire di getto.
    Non siamo pronti ad accettarlo.
    Una lama rovente ficcata nel culo.
    La strepitosa premonizione dell’autore non è nel gol, ma in ciò che accade dopo. Guardate bene.
    Ok, c’è Bonucci che gli tappa la bocca. Ma dopo un secondo arriva Thiago Motta che, a viso scuro, senza esultare nè toccarlo, lo sfancula. “che cazzo parli a fare. stai zitto.” guardate le immagini.
    Avevano appena segnato.
    MB Kali, il Nero, il Tempo, fa grondare le nostre vene già aperte.
    Ci mette paura. In questi tempi paurosi.
    Che il Misericordioso abbia pietà di noi, e ci risparmi indicibili sofferenze.

    L.

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  2. uip47

    Questo pezzo forse non andava pubblicato. E’ davvero velenoso. Non che sia “bello” o “meditato” o “lirico”.
    Leni Riefenstahl dopo la sconfitta del nazismo nella WWII passò molti anni proprio in Africa, a girare documentari sui neri. Intravedo il pericolo di questa lettura di Balotelli. Anche questo può essere razzismo forse. Scherzosamente mi hanno detto “potevi dircelo che eri un nero”. No, sono un bianco, e direi che è evidente. Anche il mio discorso “saltella”, mi agito, non sono lucido. Senso di pericolo e inadeguatezza e incapacità, questo volevo esprimere.
    Scusate.

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  3. francesco corvisieri

    come si fa a difendere l’indifendibile?
    un giocatore che continuamente, a più riprese:
    si fa espellere spesso;
    che indolente cammina spesso per il campo;
    che fa bravate (alcune illegali) fuori dal campo;
    esibizionista con i media;
    non decisivo ancora?

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    1. johngrady

      Mi pare che il pezzo vada un po’ oltre il concetto di “difesa” di MB. E che UiP parli non soltanto di Balotelli-Kali ma anche di noi che guardiamo le sue partite. Ci fa vedere noi stessi.
      Altro che bravate, media, e non decisivo.

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  4. salvatore

    Invece deve essere letto ad alta voce!

    Anzi se si potesse “ridurre” in coro la canterei in curva.

    BALOKALO/BALOKALO/FALL’MAL!!!
    BALOKALO/BALOKALO/FALL’MAL!!!

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  5. danae

    Balotelli, semplicemente, è.
    Posseduto, quando gioca è posseduto. E non sai mai, te che lo guardi a bocca aperta, chi è che lo possiede: demone buono, angelo cattivo, santeria in abito bianco…
    Ce lo meritiamo? Sì, proprio perché non ce lo meritiamo.
    Quasi mistico.
    E ora, silenzio.
    (E in silenzio, quasi la vorrei, la Francia, al prossimo turno…)

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  6. Fabio

    Forse ho capito male, per carità: sarà il caldo, sarà che devo star zitto. Non lo so. Ma a me questo pezzo sembra molto finto, completamente costruito, artificiale. Tre righe di senso compiuto (“Ma il negro no: il negro non può essere testosteronico e arrogante come il bianco. Il negro deve darsi una regolata. Se non si dà una regolata, è pazzo, anzi è IL pazzo”) in un mare di scemenze

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    1. johngrady

      Fabio. Rispondo a te, ma valga per tutti.
      Accettiamo i commenti anche negativi, purché siano argomentati.
      Come il calcio, questo blog ha delle regole semplici anche se non tutte di immediata comprensione.
      Siete a casa nostra, non dimenticatelo.
      “in un mare di scemenze” non è un commento argomentato.

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      1. Fabio

        Hai ragione, e mi scuso se sono stato scortese. È difficile trovare le parole giuste, soprattutto mentre si è al lavoro. Condivido, sempre se ho capito bene e non lo dico ironicamente, la ragione di fondo che ha mosso UiP47. Con “mare di scemenze” volevo dire che tutto il resto mi sembra troppo carico, forzato: Kali, la fine del discorso… Secondo me MB stesso non si riconoscerebbe in questa non-apologia… Nel frattempo ho letto il commento di El Pinta, che a differenza mia è riuscit* a fare un’analisi lucida…
        per onestà, e chiudo, nella lettura sono partito prevenuto per via di una mia antipatia verso MB: forse devo ancora elaborare quel calcione di Totti, e tutto il resto.
        lo rileggo, e comunque le prossime volte argomenterò

  7. El Pinta

    Questo post mi lascia qualche perplessità e a quanto mi dicono non sono l’unico, provo perciò ad argomentarci intorno e mi scuso se sarò confuso a tratti.
    Il discorso del “negro represso” può anche starmi bene per certi (molti) versi – l’immagine di Bonucci che zittisce Balo mi ha piuttosto disgustato – però nel caso di Balotelli questo discorso secondo me ne implica un altro come rovescio non eliminabile. E cioè il discorso del “negro che fa certe cose perché è negro” (e quindi, va da sé, selvaggio).
    In che senso?
    Racconto un aneddoto, al liceo la mia prima prof.ssa di latino e greco aveva un figlio brasiliano adottato. Dai racconti della donna questo bambino si comportava in una maniera, ipse dixit, che non sarebbe stata concessa a figlio biologico (rubava, sfasciava i mobili in casa, ecc.). I racconti finivano sempre all’incirca così “eh ma alla fine che ci volete fare lo abbiamo preso in una favela, lì è così”. Insomma per non riconoscere il proprio fallimento come genitori si usava la scusa/giustificazione “eh signora mia, sono dei selvaggi”.
    Nel bel pezzo di Francesco Pacifico su minima&moralia, Mario Balotelli: una visita guidata (http://www.minimaetmoralia.it/?p=8376) c’è un passaggio in cui si cita una dichiarazione della signora Balotelli in cui racconta che il bambino saliva su mobili e credenze e la sua seconda casa era un albero da cui “non c’era verso di tirarlo giù”. Io ci ho letto lo stesso tono della mia prof. “eh signora mia che ci vuole fare, è un negro, son fatti così, sono dei selvaggi”. E il fatto che l’ambiente in cui è cresciuto Balotelli sia quello del cattolicesimo bresciano non fa che rinforzare in me questo dubbio. Magari sbaglio.
    Questa ambivalenza, che secondo me Pacifico mette bene in evidenza, in questo post non c’è.
    Rendendolo un po’ monco. Monodimensionale.
    Perché la domanda è questa, se da una parte si reprime il Balotelli-Kalì, dall’altra parte è lecito, all’interno di un collettivo, lasciargli libero sfogo? E se si, non è in nome dello stesso razzismo per cui ne reprimiamo il lato ribelle?
    Secondo me Pacifico coglie nel segno quando parla dell’attitudine gangsta di Balotelli e il suo pezzo andrebbe letto in tandem con quello su Jay-Z (http://www.minimaetmoralia.it/?p=6372) è vero che Balotelli mette in luce il razzismo della società italiana con il suo essere negro e italiano, ma in questo caso la prospettiva di un suo superamento (del razzismo) qual è? La liberazione di forze distruttrici-nichiliste?
    Insomma a me pare che la differenza sia la stessa che passa tra gli Assalti Frontali e i Club Dogo, tra una prospettiva rivoluzionaria e una prospettiva nichilista
    [mi batto il petto per aver usato il termine nichilista per ben due volte ma mi pare esprimere abbastanza bene il concetto]

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    1. uip47

      Ho i tuoi stessi identici “dubbi” o meglio mi muovo le stesse critiche. Le muovo a me, sia chiaro, non a Balotelli. Quando ho inviato questo pezzo a uno dei curatori del blog mi aspettavo, anzi speravo, di incorrere in una critica simile, non nella pubblicazione. Ma c’è lo spazio per una prospettiva rivoluzionaria nel calcio oggi? Nella nazionale italiana? Come ho scritto anche nel commento, la mia non è un’esaltazione di Balotelli, né una sua giustificazione come “selvaggio”. I selvaggi sono i tifosi saltellanti, i selvaggi siamo noi. Balotelli è Kalì, non un selvaggio. Balotelli è Kalì se il resto degli italiani è, in fondo, un branco di selvaggi. In cui mi ci metto anch’io e il mio modo di vedere le cose. Insomma, sto perdendo il filo, non prendete per buono quello che dico. Esprimo paure, vere non finte come qualcuno ha detto, ma le paure sono sempre tossiche. Queste non sono “soluzioni”. Non è un discorso, è la notte che kala. Se fosse un discorso, sì, sarebbe nichilista, e sì, farebbe pure un po’ schifo. Come i Club Dogo.

      *** (aggiungo qui un commento più generale:)

      Cercando “Balotelli” & “Shut up”sugli interwebs vien fuori questo: http://www.youtube.com/watch?v=kZcTMDBaRFE (ce ne sono molti altri simili con titolo simile o identico). Le urla mixate alla foto sono dei tifosi, forse non di quelli irlandesi ieri sera, (che mi pare si siano limitati a un meno connotato “buuuuuu” al suo ingresso in campo) ma di tanti altri tifosi in altre occasioni. In quest’altro video per esempio http://www.youtube.com/watch?v=CgKUMm5bWMM potete “apprezzare” Thiago Motta così come detto da Luca. Chi ha visto la partita sulla RAI ieri sera poi conosce il vero e proprio panico che ha colto i telecronisti dopo che è entrato Mario Balotelli. Hanno anche continuato a insistere per diversi minuti su una presunta gomitata di Mario a un giocatore dell’Irlanda, un normalissimo contrasto di gioco nemmeno sanzionato dall’arbitro. La differenza nel commentare le azioni di Mario Balotelli e quelle di un qualsiasi altro giocatore, anche avversario, è abissale. Nelle parole, nel tono di voce, nella vibrazione di paura che la pervade, già da folla linciante/terrorizzata. Terrorizzata di sé, ansiosa di trovare una giustificazione qualsiasi al proprio razzismo, per poter dire: “ecco, ecco, vedi, allora non siamo noi, è proprio lui che è così”. Anche Prandelli, che stimo come buon allenatore e tutto sommato “brava persona”, mi deprime moltissimo. Alla domanda “cosa ha pensato al gol di Balotelli” risponde ”Ero contento per lui dopo il gol” (per lui!) “io ho avuto il coraggio a metterlo dentro” (ma per piacere, è Mario che l’ha messo dentro) “era un coraggio calcolato” (ho scatenato la bestia ma tranquilli la so domare) “ma vogliamo che esprima il suo massimo potenziale”.

      No, voi non volete “il suo massimo potenziale”. No, così non ce la facciamo. No, non siete coraggiosi. No, è un’altra la bestia che cercate di domare, è la stessa per cui dite “non siamo pronti ai gay nel calcio”. Ma non si può domare quella bestia, la bestia è in noi, la bestia è quasi tutti, più o meno, e ammetterlo fa troppo male. Nessuna pietà per la bestia.

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    2. uip47

      Scusa, aggiungo una nota, davvero non polemica: la nazionale italiana secondo te è “un collettivo”? Per me non lo è, sotto tutti i punti di vista.

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      1. El Pinta

        Occhio, io non parlavo di nazionale italiana (su cui da un pdv tecnico non condivido la tua opinione), parlavo, più in generale di squadra. Una squadra di pallone è sempre un collettivo. Almeno nel senso letterale di un gruppo di individui che cooperano per raggiungere un obiettivo comune (se andiamo più oltre si rischia di cadere nel mito del collettivo).
        Quello che trovo problematico nel tuo discorso è che se ne seguono troppo a fondo le implicazioni allora diventa giustificatorio, come qualcuno ti ha fatto notare.
        Balotelli ha davvero messo in luce il malcelato razzismo della società italiana. Anche se da Dieng a Zoro di episodi pessimi ce ne sono diversi. Solo che Balotelli fa più specie perché è italiano (ricordo La Russa in una trasmissione televisiva definire “ignobili e razzisti” i cori juventini contro di lui).
        Ma criticarne i comportamenti è automaticamente essere razzisti?
        Forse voglio davvero sopire la bestia che è in me, forse sono un razzista malcelato, ma a me certi atteggiamenti di Balotelli non mi sono mai piaciuti, non li accetto. Il pischello riottoso, il bad boy, il gangsta non sono figure che mi piacciono. Per rientrare nella metafora, anche i Club Dogo cantano contro gli Sbirri e contro lo Stato, ma in Val di Susa ci trovi Militant A.
        Infine una domanda pensi che le cose che hai scritto di Balotelli potrebbero essere scritte anche per uno come Ibrahimovic?

      2. uip47

        Ho dei dubbi proprio in quel senso letterale. Siamo sicuri che Buffon e Balotelli abbiano un obiettivo comune? Io non ne sono così sicuro, imho bisogna anche vedere come si immaginano questo obiettivo.

        Il mio pezzo è problematico, l’ho scritto nel primo commento, in cui ho persino fatto l’esempio forse eccessivo della Riefenstahl (su come certa feticizzazione non sia incompatibile nemmeno col nazismo); continuo, ripeto, a non ritenerlo un discorso di senso compiuto. Chiedo scusa se sembra paraculismo: è così che la vedo, non che non sia utile discuterne e sviscerarne le problematicità come tu hai fatto, anzi mi interessava proprio questo.

        Questo pezzo parla di me, di “noi”, degli italiani, più che di Balotelli. Io su Balotelli non so un cazzo. La seconda persona singolare con cui scandisco questa invettiva potrei benissimo essere io. Di Balotelli, lo ripeto più di una volta, non mi interessa fare un’apologia.

        Sulla “legittimità” delle tue critiche a Balotelli: è da un po’ che ti leggo in rete e non dubito della tua sensibilità nel discernere. Però proprio tu dici “forse sono un razzista malcelato”, e non credo sia affettazione la tua. Proprio portare con te questo dubbio, essere consapevole del rischio, della bestia, è ciò che in fondo ti distingue dall’esserlo.

        Su Ibrahimovic: non conosco bene neppure lui, ti direi per il momento bella domanda, dovrei pensarci. Per intanto, valga quanto dico in fondo al pezzo: “Si farà espellere dal campo? Diventerà un giocatore disciplinato? [...] Non sarà mai un vero campione?” “Come puoi, tu [...] Pensare che tutti questi accidenti facciano una qualche differenza?”
        Questi sono accidenti al mio delirio (discorso proprio non lo voglio chiamare). Balotelli potrà “integrarsi” o meno nel sistema, chissà magari sviluppare anche un discorso positivo critico al sistema, contraddicendo quanto ho scritto sull’assenza di spazio (sarebbe bello); non dipenderà solo da lui ma certo anche da lui, ma tutti questi sono in fondo accidenti rispetto al resto: al suo essere Kalì (o esserlo almeno stato per qualche tempo, per noi, o almeno per me); al nostro essere una nazione fascista e razzista; al senso di epifania quando lo vedo giocare, anche quando gioca male o non gioca affatto.

        Maybe it’s just me, non ero sicuro della pubblicazione; ma dopo quanto è successo ieri sera, ho pensato che almeno a qualcuno lo dovevo far leggere un pezzo che si intitolava SHUT UP già tre o quattro giorni fa, e che finora aveva letto solo la mia ragazza. Tra l’altro quel qualcuno a cui l’ho mandato è lo stesso che mi ha stimolato tutto il delirio qualche giorno fa, chiaccherando di Balotelli dopo la partita contro la Croazia (grazie a lui).

        Grazie per il tuo tempo e per le tue critiche, se ne hai altre, le ascolterò volentieri e cercherò di pensarle a fondo.

    3. Matt Pumpkin

      Comprendo le perplessità di cui parla El Pinta, e che l’autore del pezzo rivolge a se stesso, ma credo che il fulcro del discorso si situi altrove, e che riesca per questo, ai miei occhi, a brillare magnificamente in tutta la sua forza.

      Perchè Balotelli, in queste settimane di ritiro azzurro non mi è parso, come qualche altra volta, quello del giocatore che se ne sbatte e che si rischia stupidamente di dover giustificare in virtù di un antirazzismo preventivo, finendo per trattarlo come il selvaggio dell’esempio citato (penso ai comportamenti in campo in Premier League, su tutti; e io sono il primo a pensare che in quei casi necessiti di epocali lavate di capo per crescere).

      Piuttosto ho avuto la netta impressione (solo impressioni, che spero rimanere tali) che i vecchi del gruppo l’abbiano trattato fin da subito come il Selvaggio, con dichiarazioni in stile Marchisio (“Sappia Mario che le occasioni finiscono”)*, o di qualcun altro. L’impressione cioè che più che incoraggiarlo per l’impegno profuso nella prima gara, e l’inevitabile tensione di un debuttante su di una scena senza eguali, i suoi compagni abbiano preferito dare l’immagine di chi lo vuole tenere sulla corda (al guinzaglio?) preventivamente infastiditi da (quelli che sarebbero sicuramente stati) i suoi comportamenti.

      Risultato: lui che zittisce tutti con il gol, esacerbando il conflitto e offrendo a tutti il destro per riproporre la falsa immagine del Selvaggio ribelle da addomesticare. La profezia che continua ad autoavverarsi: tratti uno da stronzo e questo si permette pure di farlo. Vedi un po’! Il bullismo applicato a chi non accetta di star zitto. Quello peggiore.

      Per me UiP47, che ringrazio per questo, centra lucidamente e con grande forza evocativa esattamente questo punto. Non è una qualche negritudine a venir messa in primo piano, ma solo il nero del buco dentro cui la dea Kali può trascinarci.

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      1. El_Pinta

        @uip47: di critiche non ne ho più ma è sempre un piacere discutere con te e ci sarà magari un giorno l’occasione di farlo faccia a faccia, se riusciremo a trovarci dalla parte giusta del fumo dei lacrimogeni (remember 15/10 a rincorrerci su twitter, camminando per le strade).
        Confesso che un po’ l’avevo capito (ah che paragnosta che sono) che, come dici, “su Balotelli non so un cazzo”…non è un problema, perché sul razzismo ci hai visto giusto, eccome solo che ti sei perso di vista una parte del contesto e questo rendeva il tuo post tanto onesto quanto incompleto.
        Ti auguro una buona serata e grazie per la chiaccherata, ci vediamo presto in giro…

      2. uip47

        Grazie a te mattpumpkin, anche io ho avuto quella netta impressione che dici.
        Che io c’entri o meno “il punto”, o che volessi c’entrare qualcosa, non ne sono così sicuro :-)

  8. emafam

    Complice Futbologia, associata alla vittoria dell’Italia di ieri sera, stamani sono andato su twitter per cercare gli account di alcuni giocatori: Marchisio, Barzagli, Pirlo, Chiellini, basta digitare il loro cognome e si trova subito l’account. Ho poi cercato Balotelli, mi sono trovato davanti ad un lungo elenco di account, molti di questi con la dicitura “Parody”. Eliminando questi falsi account ho iniziato ad accedere ai presunti profili ufficiali, cercando di capire quale fosse relamente associato a Balotelli. Alla fine non sono sicuro di aver trovare il vero account, sono più propenso all’idea che esistono più account ufficiali. Questa è la cartina di tornasole, è la prova del 9: Balotelli è Kali anche su twitter.

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  9. Bluto

    Articolo davvero intetessante di primo acchito mi è sembrato un’esagerazione, e pensavo a Cassano e le cassanate, poi, il tono funebre del telecronista ieri sera, mi ha fatto soffermare a riflettere e in effetti mai anche dopo aver minacciato gli arbitri e insultato un presidente ho sentito parlare di Cassano con gli stessi toni. Sicuramnete siamo un paese che fa del colore della pelle un simbolo di appartenenza, se per alcuni è “razzistamente”palese, altri, forse solo per poca abitudine a pensare a un italiano non bianco, tendono a reprimersi, a correggersi o ma piú per mascherarsi, per perbenismo. In un momento come una partita però quest’operazione di repressione conscia è ovviamente più difficile e quindi può diventare palese. Un articolo che fa davvero riflettere.

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  10. Nico R

    In punta di piedi, con molta umilità mi permetto di dare un suggerimento. Andate a rivedere Gramsci e il suo concetto di egemonia culturale. Poi rileggetevi questo pezzo.

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  11. enver

    Da stamattina provo a trovare le parole ideali per commentare questo articolo così intenso, senza mai venire a capo di cose che non siano già state dette. Soccorre il pomeriggio odierno: repubblica.it trasmette un video di Mario B. Balotelli che va a mangiare un gelato in Polonia con una scorta di quattro persone, privata, non di tutta la Nazionale. Il prof. Marco Biagi, a rischio di attentati, non l’aveva, mentre questo 22enne bresciano che gioca a pallone deve avere quattro guardie del corpo. Maradona a Napoli non le aveva, nè Totti, nè Del Piero o Zidane o alcuno.

    Secondo frame, la tennista Sara Errani che abbiamo appena imparato a conoscere, una che da gennaio si è preparata all’evento principe della sua stagione (non sto qua a fare l’elogio dello studium, sono il primo tra i fancazzisti), dichiara a Vanity Fair per interposta gazzetta.it che Mario B. Balotelli non è certo il suo prototipo d’uomo, poiché -cito- «non lo sopporto, è strafottente, non mi va giù». Due indizi.

    Il carico da undici lo metto dopo aver letto il magnifico saggio di Francesco Pacifico su Minima Et Moralia, che voi stessi spingete o quanto meno linkate (che dio vi abbia in gloria, lui solo -dandolo per esistente- sa quanto bisogno c’era di Futbologia in Italia, ché fatti non fummo per viver come Bruni ma per seguir Vignola e canoscenza). La domanda che sorge lubranamente shpontanea prende le mosse dall’educazione scoutista, ambientalista, familiare che Mario B. Balotelli ha ricevuto dalla sua famiglia para-adottiva: come mai allora da un quadro sì positivo, prendendolo per vero, è uscito un tale rifiuto dei valori sociali, un abbraccio così violento con quello che ancora mi va di chiamare berlusconismo culturale fino alle estreme conseguenze delle escort, delle morose solo se da rotocalco (la ex vergine che si vendeva per un miliardo, la ex del Trota poi all’isola dei famosi), delle miccette in casa simulacro del vulcano di Arcore, dei falli a gamba tesa, dei why always me, delle espulsioni Under 21, e potrei continuare?

    Ricordo un particolare su tutti, dove crebbe la mia già impalpabile sopportazione per costui (premetto che sono juventino, ma c’entra molto poco). L’Inter stava giocando una semifinale durissima contro il Barcellona, Mourinho ormai da tempo lo mandava in campo solo nella ripresa un po’ perché la squadra aveva trovato un suo assetto, con Sneijder a fare gioco, Pandev ed Eto’o a proporsi dalle fasce, e Milito bomber in condizioni eccellenti, un po’ perché aveva capito che Mario B. Balotelli (non un fuoriclasse, come qualcuno vorrebbe far credere, ma un buon giocatore. Certo lontano dall’iperuranio dei Messi, Cristiano Ronaldo, Ibrahimovic, per quanto non ha dimostrato anche a Manchester) dava il meglio di sè largo sulla fascia, e scardinando le difese dal 46′. Insomma, all’atto di entrare a difendere il risultato e tentare sortite contropiediste, il giovane non ascoltò niente di quello che gli chiese il mister (e che mister), si isolò e litigò con due come Zanetti e Cambiasso, a quanto racconta la vulgata degli spogliatoi, professionisti e campioni esemplari. C’era una società, una squadra, una tifoseria, un tecnico e un presidente che volevano a tutti i costi garantirsi le chance di giocare la finale, e un solo stronzo di vent’anni che da un anno batteva per diritto divino tutte le punizioni e i corner e magari qualche rigore (in quel po’ po’ di rosa), che si permetteva di gettare per terra la maglia.

    Ecco, perché detesto Mario B. Balotelli. Ecco, perché non condivido la matrice razzista del tifo contro di lui (fior di atleti di tutte le squadre la passano sempre liscia da questo punto di vista, com’è? Da Seedorf a Ince, da Sissoko a Drogba, sul quale scrissi queste righe dopo la semifinale Champions di quest’anno > http://pizzul.tumblr.com/post/21775657969/quandero-piccolo-tutti-mi-scherzavano-perche), ma penso abbia a che fare proprio con l’elemento in questione. Ecco perché penso che non sia manco una questione generazionale, legata alla temperie televisiva e alla cappa di ignoranza che aleggia sui calciatori: per un attacco azzurro composto da uno che si riduce i capelli come lui e un Cassano che parla di froci dopo aver detto di scopare 600 donne, ci sono mille esempi di giocatori che sbagliano il congiuntivo ma non ti fanno vergognare del loro rappresentarti, in quel momento.

    Per cui, trovo che questo articolo -che si fa leggere in virtù della potenza dei riferimenti linguistici e non- manchi di una prospettiva quella sì etica, di fronte alla quale non sto zitto, come Mario B. Balotelli vorrebbe: e non per l’assecondare una morale d’anteguerra (mio zio che cadde a Superga assieme al fratello portiere aprì un negozio di stoffe, non il Billionaire, ed era uno che sul campo si faceva sentire), bensì perché sportivi sbruffoni, esaltati, sopra le righe eppure grandissimi ne abbiamo visti e amati tanti, ma un Fabrizio Corona rinnegato con la testa di un bimbo di due anni e i piedi che -pensatene quello che volete- non sono quelli di Cruijff o van Basten, non è proprio quello che ci serve per continuare ad amare questo sport, anzi personalmente mi distoglie giusto un poco dal volermici sentire parte.

    (scusate la lunghezza)
    Enrico

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    1. uip47

      Anche a me è capitato di ritrovarmi a pensare che Balotelli sia “strafottente”, (spero) fuor di razzismo, e non so esattamente dire cosa me l’abbia sempre reso comunque “simpatico”. D’altra parte sento il peso della possibilità di essere in fondo un po’ razzista, e sento la mia inadeguatezza in questo peso, e forse anche un altro po’ di razzismo proprio nel modo in cui sento il peso stesso. Mi sento un po’ senza vie di fuga in questo. Ho mostrato ciò che ho provato, senza pensare a fondo: in questo senso ritengo che il mio non sia tanto un discorso bensì un “delirio”.
      Concordo con te sull’assenza di una prospettiva etica in quanto dico; invece sulla presenza o assenza di etica nel comportamento di Balotelli non mi pronuncio, come detto non lo conosco, non mi ritengo in condizione di poterlo fare, né mi interessa farlo. Forse anche questo è poco etico da parte mia, non lo so. In Balotelli ho visto forse qualcos’altro che non c’entra solo col calcio, ma nemmeno ci ho visto una semplice “metafora”, e comunque ci ho visto anche il calcio. E mi interessava parlare anche di altro, forse, forse inconsapevolmente. E’ uno dei motivi per cui ero perplesso riguardo alla pubblicazione qui su questo blog.
      Non penso che l’antipatia generale nei confronti di Balotelli sia dovuta *solo* al razzismo. Penso che *il modo* in cui la si esprime, e la sua “concentrazione”, denoti molto razzismo latente, perché per altri giocatori bianchi similmente “accusati” mi sembra si esprima diversamente. Comunque non riconosco al momento come autorità quasi tutti coloro che si pronunciano a riguardo. Non so se Balotelli si “faccia il culo” o se sia un fancazzista, ma non è questo che me lo fa *giudicare* in un modo o in un altro. Non credo che lo amerei di più se fosse “come Messi”. Ma non è solo questo ciò che volevo dire. Più provo a spiegarmi, e più “il discorso dal delirio” si confonde. Continuo a provare le stesse sensazioni di fronte a Balotelli, il mio unico obiettivo era esprimerle.
      In ogni caso: grazie.

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      1. enver

        (Grazie di avermi risposto) Premesso appunto che davanti ai temi che sollevi, e alla forma che hai voluto dare al pezzo, non si può restare indifferenti tanto quanto all’oggetto del discorso, forse hai ragione a definirlo (in maniera non negativa, sia chiaro) “delirio”, in quanto volutamente poco fondato su dati obiettivi dei pro o contro, ma espressione di uno schieramento ideale, aprioristico, quasi fatale e necessitato, biblico. Nessuno può dirsi autorità in materia, anche se la collazione di materiale sottoposta da Pacifico aiuta a sbrogliare parecchi buchi neri (ops). Magari se -anche in altre occasioni, qui, in punta di fioretto- si potrà tornare sui “giocatori bianchi accusati e poi trattati diversamente”, si potrà dire di quel Cassano che ha offeso il suo presidente a Genova e instaurava gazzarre medievali contro i calciatori del Toro, per non dire le sboronate di Madrid, imitazioni e quant’altro di cui Youtube conservi memoria: siamo stati forse più perdonisti? Abbiamo tollerato maggiormente Zlatan che invita la curva dell’Inter a fellarlo? Ha goduto di buona stampa Gascoigne, prima e dopo il trattamento-Cinquepance? Mi pare di no, pur tuttavia su Mario B. Balotelli è più facile addensare una summa di significati negativi, che gli verrebbero perdonati se fosse realmente quel pianeta Melancholia che scrivi, incombente y final.

      2. uip47

        E’ difficile risponderti senza cadere in fallo. Da una parte mi verrebbe da ripetere per l’ennesima volta che il mio pezzo parla più di noi che di Balotelli, che “Balotelli” non è soltanto Mario Balotelli, se è anche Kalì è perché appunto è il punto estremamente laterale da cui guardo “il campo”, e il campo non è solo quello da gioco. Rifiutarsi di fare un’apologia di Balotelli SENZA fare la solita accusa di Balotelli, eludere completamente la questione etica, sospendere *quel* giudizio senza sospendere il giudizio su tutto il resto, equivale per molti, mi rendo conto, al fare di fatto un’apologia di Balotelli senza assumersene le responsabilità, equivale sostanzialmente al paraculismo. Mi spiace sinceramente. Io rimango della mia idea, o meglio, in assenza di idee, rimango su quella striscia di campo estremamente laterale, di fronte a ciò che vedo e sento. Mi ostino a sospendere il giudizio su Balotelli. Il mio delirio non è uno schieramento aprioristico e non lo rinnego in quanto tale. Il razzismo più o meno latente lo ravviso ancora, ed è quello il punto, non il giudizio su Balotelli. Mi spiace che si faccia confusione su questo. Non concordo sull’uniformità di giudizio nei confronti di Balotelli e quella di altri supposti “irregolari del calcio”. Come detto anche nel post, non concordo nemmeno sull’opportunità di inserire MB in quella categoria: per me non è “un ribelle”.
        Dicendo che MB è Kalì credevo di aver negato quest’etichetta, negando al contempo quella altrettanto odiosa di “vittima”. Non ho nemmeno chiesto a nessuno di “inchinarsi” di fronte ad alcunché, come hai scritto su twitter, né ho affermato che qualcosa sia più o meno “dovuto” a Balotelli: qualcosa sarebbe dovuto da noi a noi stessi, o almeno sarebbe bello se lo fosse, e al contempo esprimo l’angoscia che non lo sia.
        Nel tuo commento precedente metti sullo stesso piano la capigliatura di MB con la sparata omofoba di Cassano, poi paragoni MB con altri “negri del calcio” che invece si comportano bene (mi verrebbe da dire “che si danno una regolata”; mi verrebbe da dire: è già tutto nel post; mi verrebbe da dire “che vuoi farci sai anche Balotelli è sanguigno, ha il ritmo nel sangue”). Non voglio darti del razzista, so che non lo sei, ma vorrei spingerti a riflettere su questo: sei così maledettamente sicuro dell’assenza di una latenza razzista e fascista non nel tuo pensiero ma nell’ “ontologia”, nel discorso comune di fondo, nei punti di riferimento che abbiamo? Di questo pensavo di aver delirato. E’ possibile guardando Balotelli avvertire la vertigine di questa latenza?
        E può Balotelli, negro italiano, essere “fondatore di discorsività”? E se non può, ciò gli è negato perché “irregolare”, perché “uno stronzo”, o per altre cause, soltanto in parte dovute al razzismo, ma più in generale cause in cui il razzismo è qualcosa di collaterale, cause storiche, di storia del calcio e di storia della nostra (non)-società, di storia nostra? E cosa significa, per noi tutti, che Balotelli non solo non lo sia, ma forse che non lo possa essere?

  12. enver

    Sgombero il terreno: no, non sono sicuro, come non lo sei tu. Sono opinioni che possono cambiare al mutare delle circostanze, delle cose che stanno attorno e che succedono. E non perché solo i cretini non cambiano idea, o perché anche Hitler qualche segnale stradale l’avrà messo. Se fossi un razzista non scriverei qua, probabilmente, ma non sono sicuro di non avere in me il germe (cfr. “il Berlusconi in me” di Gaber), puntualizzavo che se al 90% dei neri, dei maghrebini, dei meticci etc. non si riscontrano comportamenti antisociali (cfr. Pacifico) così come una pluralità di bianchi europoidi occidentali li adotta (e ne ho fatto esempio non parco), salta all’occhio come la questione Balotelli non sia immediatamente riconducibile al fattore razziale, almeno nella parte pensante di tutte le tifoserie, compresa la sua nerazzurra, che è stata ben lieta di perderlo. Molte cose su di lui e la sua infanzia non le sapevo prima di leggere il saggio pubblicato da Minimum Fax, pertanto rivendico di concedere il beneficio del dubbio che lui sarà mai come lo vorremmo, sempre che non lo vogliamo così, latore dei bassi istinti comuni, anche se si sbiancasse come Michael Jackson. Id est, ne faccio una questione antropologica, del tipo umano Mario Balotelli che potrebbe chiamarsi Fabrizio Corona o Lapo Elkann o Costantino Vitagliano. Il tuo discorso/delirio, era giusto che lo sottolineassi, verte sulla nostra percezione del fenomeno, in fondo siamo gli stessi italiani che “il campo nomadi sì ok ma non vicino casa mia” o che le ragazze “se le sono andate a cercare”, unica lettura il quotidiano rosa al bar e tonnellate di junk prima televisivo ora web (notato il proliferare di siti sul calciomercato tutto l’anno?). Quindi sì, ci può stare ammettere la latenza di razzismo parafascista, ma questo perché manca la controprova: cosa pensiamo, penseremmo, di un Balotelli bianco figlio di bianchi? Saremmo disposti ad avere un altro giudizio? Non è irregolare da alcun punto di vista -in nazionale con lui gioca o giocherà Ogbonna, non ho mai visto alzarsi grida di dolore- ma è appunto uno stronzo, dal curriculum stronzologico già importante, di quelli che piacciono alle ragazze perché stronzi (e le cattive ragazze vanno dappertutto), una volta si sarebbe detto “ha avuto tutto e subito, la fortuna l’ha ricompensato e la getta così”, me le vedo le vecchie in corriera se Balotelli non avesse avuto dei buoni piedi (non ottimi, e questo è un altro punto), farsi una sedia più distante e commentare a mezza voce. Cause storiche, di storia del calcio, dell’etica o forse del senso comune, e ci infilo la demagogia che lo vorrebbe l’italiano prototipo del futuro, senza prima chiedergli di voler bene ai simboli e alla ragion stessa dell’esistenza di ciò che lo veste d’azzurro. Magari il muratore Vasile che lavora a Bergamo o la parrucchiera Zhou nella periferia romana avrebbero qualcosa da dire, se nessuno immagina per loro un futuro da maitres-à-penser o, soprattutto, da Kali. E’ anche vero che il cattivo esempio, caro a De Andrè, fa notizia perché sarebbe l’uomo che morde il cane: quando stavo in una redazione provavo a trovare le storie positive, come dice Gramellini. Se poi assume una connotazione razziale chiedere a un italiano nato in Italia e vissuto in Italia di assumere comportamenti non sgradevoli in campo e fuori, allargo le braccia, stringo la mano e torno in spogliatoio senza prendermela con l’allenatore.

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    1. uip47

      Forse sono in pieno fallo laterale, o già sotto gli spalti, altro che estrema fascia, mi scuserai nel caso. Valuterà il Guardalinee. Forse sono il Re dei Paraculi. Ma appunto il razzismo nemmeno è il centro esatto della questione: senza volerlo sminuire, è anch’esso in parte “collaterale”. Nel mio delirio ci aggiungo anche sempre: fascismo. Ora tu mi accusi, mi sembra, di contrapporre lo sfascismo al fascismo, invece di una sana e volenterosa fondazione positiva e antifascista, magari un po’ stakanovista. Mario sei pieno di soldi, Mario fai il lavoro più bello del mondo, Mario ti devi divertire (ma a modino). A poco vale che io ripeta (di nuovo) che non mi interessa dettare un’etica ma esprimere ciò che vedo: parole al vento. Ho pure detto che Mario Balotelli “non ha un discorso”, altro che mettergli un’etica o un pensiero in bocca. Dico solo che quelli che ci hanno entusiasmato davvero nel calcio sono quelli che hanno rotto, hanno spaccato, di brutto, e che Mario questo non lo può fare, non che sia giusto o bello farlo, c’è sempre una parte negativa, c’è sempre Kali quando si fonda qualcosa. Se togli Kali togli tutto. Se provi a togliere Kali rischi di restare solo con Kali o con niente, e in fondo è la stessa cosa. E sono cazzi. E a qualcuno si prova a togliergliela anticipatamente, preventivamente, prima che possa anche solo iniziare a immaginare di creare qualcosa, prima che abbia vent’anni, gli si tappa la bocca prima che la apra. Su questo campo divento apologetico, me ne rendo conto, ma su questo campo non voglio entrarci.

      Torno sulla fascia. L’Italia è (anche) questa: http://bit.ly/LCnEe4 e per me questo non è solo razzismo, paradossalmente gli dò ragione, al pagliaccio. Non saprei nemmeno come definirlo, fascismo antropologico forse, boh. E quel consigliere regionale, quello sì è “chiamato a rappresentarmi” sul serio. Quello non sta giocando a pallone eh, e non ha vent’anni.

      Poi il discorso su Balotelli=Costantino, Corona, Lapo & soci, non lo voglio nemmeno iniziare. Così come quello su De Rossi che oggi dice “anche io fui criticato dopo la gomitata al mondiale 2006″ scordandosi di specificare che Mario Balotelli non ha rotto il naso a nessuno. Ma basta, non voglio accentrarmi, io non son bravo a spaccare culi. Resto a bordocampo.

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      1. enver

        al di là della risposta sotto, di una cosa mi piacerebbe parlare con te/voi, ma seduti con un fresco alcoolico tra le mani: della psicologia che porta qualcuno ad amare taluni -chiamiamoli- “sbruffoni di successo” (Mourinho, Morgan, etc.) e a detestarne altri (Balotelli etc.). Senza che si possa lontanamente pensare al razzismo.

      2. uip47

        stiamo parlando di massimi sistemi da distanze siderali.
        mourinho e morgan sono proprio il tipo di sbruffone che non sopporto io invece (per carità c’è di peggio eh).
        un terreno comune che dia per assodate alcune cose: per me nulla di buono nasce quando le basi sono delle regole intese come limiti. non che regole, limiti, e anche la disciplina, non abbiano il loro ruolo, ma da sole non sono la base di niente, o perlomeno di niente di buono. la base è altro, e qua non c’è, niente di personale, ma mi sembra questo sì “assodato”.
        ora poi tiri fuori gli sbruffoni che piacciono a te, di cui uno sicuro cocainomane, che ti devo dire? e lapo, costantino, corona non giocano a calcio, non fanno niente di bello nella vita, non mi danno gioia, mi sono inutili.
        il materialismo storico: fichissimo il materialismo storico.
        questo commentario ha percorso un pezzo di strada verso la chiacchera tra sordi, perlomeno finora si è mantenuto civile, ma da qui in poi mi sa che è tutto trollaggio. sento già la reductio ad maradonam che mi esce dai polpastrelli. lasciamo perdere va’. io mi prendo un’aranciata e porgo il mio rispettoso addio. ciao enver.

    1. uip47

      Vedi io lo amo (anche) quando fa così, tu non lo sopporti, che ci vuoi fare? Possiamo parlarne per mesi mi sa.

      PS. c’è un altro calciatore africano che si fa chiamare proprio Kali http://bit.ly/LCqLCG (si è scelto lui il nome credo).

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      1. enver

        Quanto ci manca, un terreno comune che dia per assodate alcune cose (ad esempio la non praticabilità delle cazzate balotelliane in qualsiasi consesso civile o sportivo), prima di esprimere i propri legittimi pareri sull’atleta in questione. Fino alle dietrologie di cui alla foto con Buffon.

  13. Peppo

    da sempre trovo insopportabile il modo prevenuto di dare addosso a Balotelli *qualsiasi* cosa faccia. Quest’articolo ha reso molto la sensazione che provo riguardo a sto ragazzo.
    Un esempio su tutti l’atteggiamento dei commentatori RAI che normalmente sono ciechi di fronte ad ogni fallo o sbaglio di giocatori italiani improvvisamente con Balotelli si trasformano in critici moralisti e bacchettoni.
    Scrivo infine di un dubbio (na cazzatiella) che mi assilla dall’altra sera riguardo il dopo partita: qualcun’altro ha visto il video da cui è tratta questa foto ?
    http://85.94.205.191/gay.tv/ImageAlbum/240225/original_04.jpg

    Solo io non ho mai visto le braccia di Buffon appoggiarsi al corpo di Balotelli ? Troppo sudato o troppo scuro ?

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  14. enver

    Stavolta parlo poco: sì, quelli che ci hanno fatto amare il calcio hanno rotto la loro epoca (Cruijff) o la teoria dell’applicazione (Diego Armando), ma anche no (Platini, Totti, Del Piero, Matthaus, Gullit, Van Basten, secondo il tifo). A Balotelli, se vuoi che te la dica, manca proprio quell’essere unificante, quel farsi amare dalla gente e dai professori, quello spessore pre-culturale che serve per essere quello che tu vorresti sia. Dai per assodato che ci sarà sempre una parte più o meno larga che Balotelli non lo amerà mai (credo sarò tra questi, al momento: anche Jovanotti nell’88 era agli antipodi di quello che sarebbe diventato solo sei anni dopo, e sempre per il marketing). Cosa dovrebbe dire MB quando apre la bocca? Apologie contrapposte, si prova a giocare di fioretto, fino a metterlo via e non giocare, appunto. Il consigliere regionale fa del fascismo antropologico, certo, e come la definisci l’antropologia di MB? esubero giovanile? figlio del suo tempo? la forza di cento braccia? o c’è un’atavica ignoranza per niente africana e tutta italiana? Direi di chiuderla qua, ma non per astio, perché annoiamo il lettore e noi stessi.

    PS purtroppo mi mancano gli strumenti per capire l’esatto concetto di Kali che hai in testa, non essendo abituato a usarla come parola comune, nè quando scrivo nè quando sto con gli altri. Perdonerai il materialismo antimetafisico che è alla base della mia formazione familiare, scolastica, professionale. Quel gioco con la bandierina lo avremmo fatto tutti, ma non a favore di telecamera magari.

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    1. peppo

      “Quel gioco con la bandierina lo avremmo fatto tutti, ma non a favore di telecamera magari.”
      E’ proprio questo che mi dà quella scossa, quel fastidio. Non lìha fatto per la telecamera/macchina fotografica, stava scherzando in allenamento con i compagni proprio come abbiamo fatto tutti (o come fanno in molti moltissimi) e qualcuno gli ha fatto una foto con teleobbiettivo …
      Quanto alla foto con Buffon: non voglio fare dietrologie, è solo la scossa fastidiosa. Io non ho visto la foto, ho visto il filmato in TV e non riesco a trovarlo in rete … questo non fa altro che cementare il mio ricordo che Buffon non ha abbracciato Balotelli. Poi in fondo anche se non l’ha abbracciato non è per forza gesto da condannare.

      Rispondi
  15. dekergaz

    Kalì o non Kalì (metafora del caos, comunque) l’intenzione di uip47 mi pare chiara: mostrare come Mario Balotelli non s’inquadri in nessuna narrazione precostituita, sia un costrutto esplosivo per chiunque cerchi di manipolarlo.

    La mattina dopo Italia-Irlanda, Marino Bartoletti insisteva ancora con la gomitata. A giorni di distanza, le pagine dei giornali sportivi e non solo sono dominate da lui. A ogni minimo gesto Balotelli fa notizia, e fa notizia anche l’*assenza* di gesti da parte sua. Tutti (De Rossi, Buffon, Prandelli, la stampa) si sentono in dovere d’interpretare, ma lambiscono solo i bordi della Cosa che Balotelli rappresenta. Perché, appunto, i frame precostituiti sembrano non funzionare.

    ‘È strano, c’è un ascaro che è allegro
    È negro ma parla in italiano
    Per provar che parla bene
    Proprio come si conviene
    Ripete a perdifiato tutto il dì
    “Me ne frego, non so se ben mi spiego
    Me ne frego, fo quel che piace a me”‘
    (‘Me ne frego’, canzone del ventennio)

    Il primo frame è quello dell”anch’egli è un italiano’. La frase viene da Cuore, e nel 1886 sembrava doveroso ribadirla a proposito del piccolo calabrese. Coi decenni, la nozione è slittata, ma resta il bisogno di ribadire l’ovvio. Il problema è che Balotelli è italiano *davvero*, tamarro e cafone come tanti suoi compatrioti, e massime come quelli che lo sfottono dalla curva – e non concede niente a quell’adesione formale (cantare l’inno, scegliere l’Italia come nazionale) richiesta di volta in volta a Sivori, Camoranesi, Thiago Motta. Ugualmente, non sente affatto il bisogno di ‘comportarsi bene’, e rivendica il diritto a quella tracotanza che in altri (in Totti, o Ibrahimović) viene letta come spavalderia guascona.

    Questo turba le curve, per questo i cori ‘non-ci-sono-negri-italiani’, i buu e le banane, il trattamento differente rispetto a quello riservato a Eto’o, Seedorf o altri. Perché il problema non sono i neri, è chiaro – quando i neri sono francesi, inglesi, olandesi, americani. Come non lo sono i matrimoni gay, o la cittadinanza agli immigrati – non un problema *in sé*, intendo. Non sono un problema quando lo fanno gli altri – i francesi, gli olandesi, gli americani: ma noi no, per dio. Noi – dice il tifoso italiettale – siamo diversi. Cattolici. Bianchi. Noi non abbiamo avuto un colonialismo, o, se l’abbiamo avuto, è durato poco, e gli italiani erano comunque brava gente. E noi non ci faremo irretire dalle sirene del politicamente corretto, dell’uguaglianza promossa da Bruxelles. Siamo *un’altra cosa*, qualsiasi cosa questo voglia dire.

    (Balotelli turba perché è nero *e* italiano. Ma italiano davvero, non per finta, non per acquisizione. Il tifoso si specchia in lui, e contempla l’abisso di familiarità e straniamento che l’unione di nero e italiano rappresenta – quando l’essere nero non si manifesta sotto lo schermo addomesticante dello stereotipo, e l’italianità non si palesa per qualcosa di fittizio e acquisito a posteriori, per mezzo di pasta, panettone e tricolore. Per questo lo deve *cantare*, che ‘non ci sono negri italiani’: perché ne ha precisamente uno davanti, e l’idea lo sconvolge)

    Poi c’è l’altro frame, che c’entra meno con la questione della razza – e che è quello dell’umiltà e della gavetta. Del ‘ragazzino viziato’ VS il compagno o l’allenatore più anziano, maestro di vita anche (e soprattutto) a suon di botte. Pedagogiche. Narrazione che trova la sua incarnazione suprema nell’ideale, quintessenzialmente fascista, del professore di educazione fisica come modello di virilità, dedito a cazziare i viziati e ‘far trottare i signorini’ (diceva Eichmann) – e che ha trovato la propria più compiuta e recente incarnazione nell’immagine di Delio Rossi che pesta Adem Ljajic, non a caso applaudita da tutta la penisola come gesto sacrosanto e liberatorio, narratizzato nella dicotomia fra il buon padre di famiglia e lo stronzetto che gli fa perdere le staffe. Questa narrazione, che privilegia il vecchio al giovane, il padre al figlio, il maestro all’allievo (e che sta come sottotraccia all’idea che il giovane debba perennemente *imparare*, giustificazione ideologica – e dunque politica – all’ideale dello stage infinito, dell’apprendistato, del servaggio dottorale e del lavoro sottopagato come uniche possibilità offerte) è stata da Balotelli smantellata a ogni momento. Perché Balotelli è quello che va da Ibrahimović e gli dice ‘gioco meglio io’; che chiama Totti ‘nonno’; che getta a terra la maglia dell’Inter perché Mourinho l’ha fatto giocare uno scampolo di minuti. Dopo quella partita, il ruolo del padre cazziatore venne assunto da Marco Materazzi, che (pare) pestò Balotelli negli spogliatoi: una narrazione coerente e liberatrice avrebbe a quel punto visto il pentimento del ragazzino, magari un elogio della lezione ricevuta, dichiarazioni piene di rispetto per il compagno-maestro e i suoi metodi – e invece no, Balotelli mandò allegramente a farsi fottere l’Inter, Materazzi, Mourinho e il triplete, e se ne andò al Manchester City a fare esattamente le stesse cose.

    Infine c’è il terzo frame, ed è quello del genio calcistico – declinabile nei vari ‘tipi’ del campione casa e chiesa (Oliver Hutton, Messi, Pelé), dello spocchioso geniale e aristocratico (Julian Ross, Crujif, Platini), del genio e sregolatezza d’estrazione proletaria (Mark Lenders, Maradona, Cassano). Questo punto l’ha messo molto bene in luce uip47, e non mi pare necessario aggiungere molto, se non che a Balotelli non gliene sbatte punto di collimare con alcuno di questi tipi, né di essere considerato un genio, né di guadagnarsi un posto in qualsivoglia pantheon. Non vuole che lo si aiuti a essere un campione. Non vuole, forse, essere un campione. Infrange gli schemi, le narrazioni, le tassonomie. A volte segna. Più spesso fa cazzate. Non c’è tanto altro da dire.

    (e ha segnato il gol più bello all’Europeo, finora. Non lo dice nessuno)

    (e forse meglio di tutti l’hanno capito gli inglesi, che se ne fregano della pelle e delle narrazioni, e che nel coro che gli hanno dedicato i tifosi del City si limitano a sottolineare l’ovvio – che Balotelli è un attaccante, che se vuole gioca in maniera fottutamente di classe, che è un tamarro, e che più che altro è da tamarro che si comporta: girando in macchina per Moss side col portafogli pieno di soldi)

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    1. uip47

      grazie per questo bellissimo commento. mi ha anche messo una pulce nell’orecchio: forse, oltre certamente a tutti i frames dribblati o sfondati da Balotelli, ciò che me lo fa amare è il fatto che in fondo anch’io sono un tamarro. magra soddisfazione aver solo questo in comune con lui :)
      ma è comunque una soddisfazione vedere come anche un tamarro possa essere così sconvolgente (lui). sul “non voler essere campione”: questo è un altro motivo per me d’amore, per moltissimi d’odio puro (forse non amo abbastanza il calcio, di certo non amo questo calcio – spero però davvero in futbologìa).
      non sapevo della storia di Materazzi: beh, certo, uno come Materazzi prova a farti da “padre severo ma giusto” menandoti… andarsene è il minimo.

      tamarrate a parte (scuserai) quello che dici è più lucido del mio testo. anche Kalì “metafora del caos”: lì per lì mi ha urtato leggerlo, non è così che l’avevo intesa. troppo spaventato anch’io, Kalì il buio prima della creazione, il tempo di quando non si può più creare. ma è proprio in quel tempo che c’è il Caos, certo.

      mentre scrivo passa la lusinga affettata di Balotelli da parte di un giornalista rai e allora vi faccio la telecronaca in diretta. il giornalista che prova a convincere e a convincersi che Balotelli si sia data la famosa regolata (tira fuori pure “Indovina chi viene a cena”…) e poi viene mandata l’intervista di Balotelli che lo smentisce secco: “io sto bene, magari [rivolto a un altro giornalista] è qualcuno dei tuoi colleghi che non sta bene, come quelli che hanno detto che ho il culo nella Nutella o qualche altra stronzata”, si torna in studio, imbarazzo, il giornalista di prima che si schernisce “eh eh eh non è questo lo spezzone di intervista che intendevo”.

      eh eh eh. certo, la colpa della stronzata del culo nella Nutella è di Balotelli che non ci sta a farselo dire, mica del giornalista che l’ha scritto. come il calcione di Totti, come tutto quanto.

      eh eh eh. indovina chi viene a cena: Kalì.

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      1. dekergaz

        grazie mille. il Caos che evocavo, comunque, è una cosa molto greca – lo stato che precede la creazione, appunto, giusta Esiodo. non posso metterci la mano sul fuoco, e in glottologia indoeuropea le mie competenze sono praticamente nulle, ma non posso non notare un’assonanza fra tò χάος e Kālī – due stati magmatici, indeterminati, connessi alle tenebre, all’oscurità, al *nero*.

        ‘Das ist ein altes Buch zu blättern
        Athen-Pataliputra alles Vettern’

      2. e.

        Dopo quella Barcellona-Inter (o Inter-Barcellona?), Ibrahimovic, intervistato dalla tv italiana, raccontò di aver visto la scena nel tunnel degli spogliatoi e attaccò Materazzi:
        http://www.calcioblog.it/post/12474/ibrahimovic-impietoso-se-fossi-stato-al-posto-di-balotelli-avrei-steso-materazzi
        Ora si potrebbe discutere delle implicazioni di questa ‘difesa’. Un altro ‘cattivo’ e antipatico che lo difende. E attacca Materazzi (di cui si è già detto tutto e il contrario di tutto). Non so, magari sono questioni di spogliatoio, soltanto…

  16. johngrady

    Stamattina su Twitter ho notato questo:
    http://twitter.com/DManusia/status/216846787993022465/photo/1

    Incredulo, ho iniziato un giro di sms e DM per verificare la fonte. Tutto vero, pare. A pagina 23 della Gazzetta dello Sport del 24 giugno 2012 è possibile vedere raffigurato Mario Balotelli come King Kong: uno “scimmione” appeso al grattacielo (in questo caso la torre del Big Ben) mentre dall’esterno della vignetta qualcuno tira pallonate.
    Credo che quella vignetta dica molto. Ne approfitto per ringraziare tutti quelli che hanno commentato, ognuno a suo modo ma senza trascendere quasi mai (chi l’ha fatto, è stato segato alla base) l’articolo di UiP47.
    Non dico altro perché in questo momento il nervosismo è molto.

    Rispondi
  17. Flora

    Grazie per questo pezzo, uip ed in particolare per queste parole – la pura sacrosanta verità esprssa in maniera chiara e lucida: “Qualsiasi giocatore bianco può permettersi di pazziare, bestemmiare, giocare scorretto, fare il merda della situazione. Gli si perdona sempre tutto. E’ sanguigno. Ma il negro no: il negro non può essere testosteronico e arrogante come il bianco. Il negro deve darsi una regolata. Se non si dà una regolata, è pazzo, anzi è IL pazzo.” Ti ringrazio a nome anche dei tanti afroitaliani/e neri/e o misti/e che ce ne sono e sono tanti – e dei loro genitori – bianchi e neri sia adottivi che biologici – che questo di cui parli lo conoscono troppo bene per averlo vissuto sulla propria pelle o su quella dei loro figli/e.
    Flora
    Associazione Afroitaliani/e – Roma

    Rispondi
    1. uip47

      Grazie a te Flora e alla tua associazione! Proprio la storia di Mario è un esempio di quello che dici; io lavoro in un’amministrazione pubblica e purtroppo tocco con mano ogni giorno le tonnellate di razzismo, fascismo e ipocrisia nelle leggi di questo paese e nel modo in cui vengono applicate. Buona lotta contro tutto questo.

      Rispondi
    1. Matteo

      Complimenti per il pezzo, mi ha turbato molto, ho seguito l’europeo dell’Italia e di Balotelli in modo diverso dopo averlo letto. Posso chiederti però una spiegazione della foto che hai linkato, non so come interpretarla (la riconciliazione tra Mario e De Rossi dopo le critiche di quest’ultimo e i litigi durante Italia – Inghilterra?).
      Grazie.

      Rispondi
      1. uip47

        Non lo so come interpretarla, non ci ho visto una “riconciliazione” (non c’è molto da riconciliare imho) e mi sono perso Italia-Inghilterra (sì lo so sono pessimo). Mi ha colpito quest’immagine, finalmente non paternalistica/razzista. Magari è un caso e non significa nulla.

  18. dekergaz

    La struttura narrativa si ripete, in forma più attenuata (la prima volta è tragedia, la seconda farsa, o qualcosa di simile). Stavolta il compagno più anziano, il Garrone che spiega come si sta al mondo, lo fa Buffon:

    http://www.gazzetta.it/Europei/2012/03-07-2012/buffon-balotelli-che-scintille-ma-tutto-finito-li-911716784668.shtml

    Importa poco cosa sia successo davvero, naturalmente, e che i giornali debbano avere qualcosa da scrivere, E c’entra anche relativamente il razzismo, presumo – è più una questione di struttura guerresco-tribale, il rapporto tra Maestro e Padawan, la trasmissione dei ‘valori’.

    Rispondi
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  20. Pingback: Balotelli, The Thing.

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