L’Europeo visto da lontano
Italia-Croazia

[Sesta puntata delle cronache anticipate di Luca aka Wu Ming 3]

foto della Selezione Azzurri Piano B

L'intrepido squadrone azzurro del Piano B - Zoff, Lucarelli, Sollier, Vendrame, Fiom

Italia-Croazia

Italia sotto attacco. Della Croazia. Dell’Austria. Dei froci. Dello spread. Erano cazzi, in tutti i sensi.

Era scattato il piano d’emergenza, non si poteva più scherzare, con gli ustascia alle porte e gli ufficiali giudiziari alle Borse. Il nemico spuntava da tutte le parti, e faceva fuoco.

Un primo obiettivo era stato raggiunto: SuperMario aveva ottenuto i domiciliari su cauzione. Si parlava di un camper imbottito di euro, rubli, copechi, fucili e pistole, e qui le solite malelingue avevano fatto illazioni prive di fondamento su strane triangolazioni tra un famigerato procuratore, un celeberrimo campione svedese, un bel po’ di mafie, varie federazioni e un Presidente. Gossip. Porcherie che non meritano approfondimenti.

Abete aveva detto che erano bastate quattro genuflessioni, due ave maria  e una donazione del nostro attaccante a una ONG, una struttura umanitaria, l’APSODeL (Associazione Povere Sventurate Orfane Discoteche e Lapdance), di provata fama internazionale. Così, alla fine, il nostro Balo poteva giocare, sì, ma alla playstation, nel salotto di casa sua. Per guidare l’attacco quindi toccava a Totò, “Of Christmas, Of Christmas!”, come lo chiamava il mio guru di riferimento John Foot, che altri non era che un nom de plume e celava l’identità fanatico-pallonara del grande storico Eric Hobsbawm, autore di saggi imperdibili come “Pedalate!” e “Calci in culo!”.

Anche perché nel frattempo era scoppiata un’altra grana. Pare che un commando di viados da paura avesse rapito con un blitz, istantaneo e con molte paillettes accecanti, l’altro nostro grande fantasista avanzato. Quello di Bari con le porsche. Giravano voci terribili di foto con orrendi trenini spedite a Prandelli e ai vertici della federazione. Si parlava di assurde richieste di riscatto: la consegna immediata di Cabrini, Lapo Elkann, Raoul Bova e Filippo Nigro, da impiegare in non meglio precisate ‘attività multiple’. Comunque le trattative procedevano nel più assoluto riserbo. Si era pensato anche alle Teste di Cuoio, ma dopo le puttanate successe con CR7, si era deciso di soprassedere. C’era molta apprensione, si temeva un finale horror.

Insomma, guai seri di formazione, una marea di sfighe e contrattempi. E poi, purtroppo, era arrivata la mazzata finale. Dal ritiro croato era giunta la notizia dell’esonero del C.T. croato Bilic, che in verità aveva già annunciato che sarebbe andato via alla fine del torneo. La cosa non era piaciuta e lo avevano cacciato subito. Buono, no? Peccato che subito era stato dato il nome del nuovo allenatore, Ante Pavelic in persona, il mostruoso massacratore.

Era scoppiato il panico. All’improvviso, in repentina conversione, tutti gli azzurri si erano dichiarati da sempre antifascisti. E per non saperne di cazzi si erano dati a una fuga sulla fascia come se avessero i razzi nel culo. Non si era mai visto Thiago Motta correre così veloce, tanto per dire. Ma anche gli altri, dei fulmini. Spariti. Ne era rimasto solo uno, Chiellini. Proprio lui, di Livorno, tessera FIOM in tasca e chiave inglese nelle mutande, aveva detto: “A me, di ‘sto Pavelic importa ‘na sega. Io i fascisti ‘un li sopporto!”

Ma vieni Chiello!!

Così, tra i pochi dirigenti rimasti era scattata una ricerca forsennata di campioni, giocatori e icone da convocare al volo. S’era provato con chiunque. Mazzola, Rivera, Anquilletti, Suarez, che li aveva mandati a cagare in spagnolo, poi con quelli del cagliari Domenghini Cera e Niccolai, per fare blocco. Niente. Addirittura un ministro napoletano aveva provato a intercedere con Totonno Juliano e Peppiniello Massa, ma erano stati altri vaffanculo pesanti. Alla fine, dopo un’estenuante caccia all’uomo, e l’impiego anche di elicotteri e motovedette avevano accettato in quattro: Dino Zoff, Paolo Sollier, Ezio Vendrame e Cristiano Lucarelli che aveva inviato un telegramma: “Se c’è da fare a pacche coi fasci vengo sempre volentieri”. Grandi.

Dunque, ci presentammo al campo in cinque. Pronti a tutto.

Dopo averli osservati a lungo, i dirigenti dell’Uefa e gli organizzatori ospitanti dissero: – Non è mica calcetto, stronzi. – E vietarono loro di giocare.

Fascisti.

Italia-Croazia 0-3 ( a tavolino )

L.

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Tutta la serie de “L’Europeo visto da lontano” di Luca Wu Ming 3.

3 commenti su L’Europeo visto da lontano
Italia-Croazia

  1. salvatore

    Chiellini in effetti ha la fisionomia di un carpentiere……e ieri nel salto abbiamo avuto la conferma del suo vero mestiere!

    Rispondi

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