Gigi Riva. Ultimo hombre vertical

E’ impresa ardua raccontare un uomo, prima che un calciatore, complesso e affascinante quanto lo fu Gigi Riva. Luca Pisapia dev’esserselo detto chiaramente, prima di scrivere questo efficace romanzo/saggio biografico che spiega quel che significò l’avvento di Rombo di Tuono per il calcio italiano, coinciso con gli anni della sua rinascita internazionale. Evento che quel mondo parve, e pare tuttora, non aver compreso a fondo, ma che da solo sembra quasi poterlo redimere dai guasti che ciclicamente lo corrompono, evitandoci di sprofondare nella più totale disillusione.

Per Pisapia Gigi Riva è, prima di tutto, un moderno eroe omerico. Condannato ad un ostile destino, che si manifesta già nell’infanzia, arida e spietata quanto la terra natale (Leggiuno, nel varesotto), con il passaggio al Cagliari, e l’elezione della Sardegna a sua nuova terra, Riva si riscopre ultimo e magnifico baluardo a difesa delle proprie ancestrali radici di uomo. Il calcio, e la battaglia intrapresa con una squadra priva di lignaggio contro i poteri forti, in una nazione lanciata al traino della locomotiva industriale, diventa mezzo e fine di questa immane lotta, non soltanto simbolica. Lotta che l’hombre vertical sembra trasformare nella propria ragione di vita, cui non si sottrae nemmeno dopo un grave infortunio, e una serie di altri che ne costellano l’intera carriera, impedendogli di raggiungere più maestosi e impensabili traguardi.

La conquista dello scudetto con il Cagliari (stagione ’69-’70), e le innumerevoli reti segnate in campionato e con la Nazionale, culminate con il trionfo all’Europeo (1968), divengono per l’autore episodi di uno sterminato set cinematografico. E’ lì, sulla scorta di un’epica western rilettura degli antichi miti, che si consumano duelli indimenticabili; Riva si trasforma così nello Django di Corbucci, nel Pistolero Senza Nome immortalato da Sergio Leone, nel messicano Cuchillo interpretato da Tomas Milian, via via svolgendo la pellicola di un radicato immaginario popolare. Tutti eroi solitari ancorati al peso di un destino che non dà loro tregua, costringendoli a una fuga che si rivela essere un lento e ineluttabile avvicinamento alle sue spire.

Ma c’è dell’altro, nella lunga e godibile riflessione di Pisapia sulla figura di Gigi Riva, nel suo stagliarsi marmoreo e assorto sullo sfondo di un paesaggio trasfigurato: è il profumo della Rivoluzione, culturale e personale, prima che sociale e politica, che attraversa l’Italia di quegli anni. Un rovesciamento che, per Riva, passa attraverso l’ostinato e orgoglioso rifiuto di farsi assoggettare alle logiche mercantili (i ripetuti e leggendari ‘no‘ al corteggiamento degli Agnelli), scontrandosi con la stessa società che lo ha visto crescere, per finire con la stoica resistenza alla propria fragile e umana condizione di campione sulla via del tramonto. Dimensione che, nel libro di Pisapia, trova il risalto necessario per permettere a Rombo di Tuono, pagina dopo pagina, di liberare il suo esplosivo sinistro, lasciandoci immersi nel silenzio utile a farci sentire il tonfo di un corpo che cade.
Certi che, anche questa volta, non sarà il suo.

 

 

 

 

 

 

 

Gigi Riva. Ultimo hombre vertical
di Luca Pisapia

Editore: Limina, 2012
anche nella nostra libreria su aNobii

1 commento su Gigi Riva. Ultimo hombre vertical

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