Eurovisioni – In sostituzione di film cecoslovacco (ma con sottotitoli in tedesco)

[Dedicato a tutti coloro che si perderanno Italia vs Inghilterra perchè costretti a vedere un film al cinema. Ricordate: Fútbologia lotta al vostro fianco perchè non si ripetano simili soprusi]

Il ricordo si ricompone lentamente per frammenti sonori. La voce dell’annunciatrice, il saluto del telecronista. La nostra marcetta ammiccante e la loro avvolgente solennità. Il fischio dell’arbitro e l’inizio arrembante, come non avresti mai immaginato di vederne in tutta la tua vita. Se loro erano i leoni, noi quella sera sembravamo tigri. Ricerchi i fotogrammi nella tua memoria, ma non li ritrovi. Bagliori sommersi dal buio di una città fantasma. Pensi alla formazione e la ricomponi a tratti, a fatica. Con l’aiuto di una frequenza disturbata. La più bella partita mai giocata tra Italia e Inghilterra tu proprio non te la ricordi. Eppure dovevi vederla. Ma al suo posto è cominciato quel film.

E siamo arrivati al grande momento. Italia e Inghilterra si giocano in questa storica partita la qualificazione al girone finale della Coppa del Mondo. Consultazione di cronometri. Fischio dell’arbitro. Partiti.

Atto I – Uomini e vermi

Palla da Capello a Pulici, ad Antognoni. Parte Antognoni sulla sinistra.
Tunnel al terzino inglese, tunnel ancora. Colpo di tacco che lancia Rocca sulla destra.
Volata di Rocca, centro. Testa di Savoldi.
Parata miracolosa del portiere inglese!

I vermi eravamo noi, il 14 novembre del 1973, a Wembley. Inzuppati di pioggia e sommersi dall’enormità del tempio dove saremmo dovuti finire schiacciati. Italia: una squadra di camerieri – ci avevano definiti – Bravi a servire e apparecchiare, forse, ma figuriamoci se davvero in grado di cucinare calcio.
Benvenuti nel cuore del più antico impero calcistico: Gol Save the Queen.
Lo 0 a 0 era già pronto da condire con la solita superiorità di chi il calcio si vantava di averlo inventato, mentre gli altri potevano al limite scimmiottarlo, rovinandone la bellezza.
Un pareggio senza reti equivale a un sonno svuotato dei sogni. O meglio: riempito da quelli che, quando ti svegli, non si lasciano ricordare. Andrà meglio la prossima volta, stai già pensando.
Invece, all’improvviso, il Long John che non sarebbe passato al Frosinone si lancia in fascia con la portata tra i piedi e il coltello tra i denti. La fionda in mezzo all’area, Shilton non trattiene, e Capello serve agli inglesi uno dei piatti più indigesti del secolo: ribattuta di piede in umido. Specialità della bisiacaria. Mancano quattro minuti alla chiusura del locale, ma gli isolani sono costretti a ingollarsi tutta la portata. Buon appetito. Offriamo noi.

Atto II – Dramma sul ponte

Rimessa dal fondo. Palla controllata da Benetti che lancia Pulici sulla sinistra.
Scatto formidabile, cannonata di Pulici che sfiora il palo!

Esattamente cinque mesi prima, la flotta pallonara battente bandiera inglese incrociava in acque italiane. Non li avevamo mai sconfitti, i figli d’Albione, in 75 anni di storia patria e pedata. Alcuni ottimi pareggi, una manciata di sconfitte di cui una legittimata ad entrare negli annali del calcio. Ma di vittorie neanche l’ombra. A Wembley Paolino Pulici, al fianco di Capello, non c’era. Ma al Comunale di Torino sì. Intorno a lui immortali eroi aztechi affiancati da giovani affamati di gloria, che un decennio dopo ne avrebbero eguagliato la fama. Festeggiavamo il nostro compleanno: chi chiamare per l’occasione se non gli inventori del sacro football? E come festeggiare se non vincendo per 2 a 0? Vittoria senza possibilità di repliche, almeno fino a novembre. Prima Pulici che tira addosso a Shilton in uscita, e Anastasi che ribatte in rete. Poi Capello, la solita portata come secondo. Quella volta offriva la casa.

Atto III – Il morto chiama

La palla è ora controllata a tre quarti di campo da Bellugi.
Da Bellugi a Capello in funzione di ala destra.
Saltato il mediano inglese McKinley che cerca di morderlo al limite dell’area.
Tiro. Nuca del terzino inglese, tibia di Capello, nuca ancora,
mischia paurosa, naso, nuca, tibia, nuca, orecchio.
Entra Pulici, fuori di un soffio!

Un morto non cammina, ma qualche volta corre.
Ancora un 14 novembre. Ma del 1934. Sono passati pochi mesi dalla conquista della prima coppa Rimet quando gli Azzurri vengono invitati ad Highbury dai maestri inglesi. Un privilegio per pochi. Loro, inventori del più bel gioco del mondo, hanno da tempo deciso di tirarsi fuori dalle umane dispute calcistiche per dilettarsi in autonomia. Troppo forti, troppo sicuri della vittoria per potersi divertire contro altre nazioni. Al Mondiale non sognano nemmeno di parteciparvi. L’isola è, prima di tutto, un gigantesco campo di calcio con le regole di un country club. Ingresso rigorosamente riservato ai soci. Gli altri vadano pure a tirar calci per prati continentali, che poi vediamo.
In Inghilterra nessuna nazionale straniera è mai riuscita a uscire dal campo senza venire sconfitta e umiliata. L’Italia che ci prova parte col piede sbagliato, un alluce spappolato e tre reti subite nell’arco di dodici minuti. Il fango dentro cui affondiamo sembra l’allegoria di una più vasta e irrimediabile pena. Corriamo il rischio di venire sepolti vivi. Mancano troppi minuti per pensare di resistere alla dimostrazione empirica che gli inglesi, se solo volessero, con le Rimet ci abbellirebbero le mensole di casa.
Invece si arriva all’intervallo senza che tutta quell’acqua imbarcata abbia saputo far vacillare gli Azzurri. Da metà partita, con un uomo in meno, l’Italia risponde colpo su colpo e riesce a spaventare i leoni d’Inghilterra, che adesso paiono gattini infradiciati. Peppin Meazza li infilza per due volte, prima che Guaita e Ferrari arrivino addirittura a sfiorare una rimonta che avrebbe del mitologico. Finisce 3 a 2 per gli inglesi, con il pubblico in piedi ad applaudire gli undici leoni venuti dall’Italia. Appunto: poi vediamo.

Atto IV – La scalinata di Odessa

La palla è ora a Tardelli, scatto di Tardelli. Saltato il mediano McKinley che cerca di raggiungerlo con un martello. A Savoldi, tiro. Nuca di McKinley, tibia di Savoldi, naso di Antognoni, nuca del portiere inglese, naso di McKinley, tibia di Benetti, nuca, naso.

1980, Europei. Zoff è in porta, non stai neanche lì a chiedere conferma alla tua memoria. Monumento alato alla solitudine e al silenzio, sembrava invecchiare con la lentezza di una montagna sotto i riflessi generazionali di pali stinti e traverse ormai logore. In carriera lui gli inglesi se li sarebbe trovati di fronte sei volte, figurati se poteva mancare la prima nel corso di una manifestazione continentale. Con lui c’è pure Tardelli, che infilza gli inglesi con un gol da antologia, a suggello di una corsa che si sarebbe conclusa solamente dopo due anni, nell’urlante Santiago dei cieli spagnoli. Questa volta la fascia è quella sinistra, ma Ciccio Graziani riluce della stessa sgraziata follia che, sette anni prima, aveva spinto un fradicio Chinaglia a tuffarsi sul fondo per fiondare la palla nel mezzo. Tardelli è un fulmine che spegne le speranze inglesi di giocarsi la finale. E accende una qualunque notte italiana.

Atto V – Una contro tutte

Scusate l’emozione amici che state comodamente seduti davanti ai teleschermi, nessuno escluso, ma sono 170 anni che non vedevo una partenza così folgorante degli azzurri.

L’ultima è una visione che irrompe dal tempo futuro. Ancora Wembley. Un piccolo creatore di sogni scappa in contropiede e chiude la geometria di una fuga gonfiando la porta e sgonfiando le ambizioni della nazionale inglese più forte degli ultimi decenni.
E’ il 12 febbraio del 1997: Gianfranco Zola diventa l’eroe dei due mondi. Il calcio fiero e catenacciaro che anima l’insopprimibile dna italico incontra lo spettacolo del colpo esibito davanti alla platea più affascinante del pianeta. La minuscola scatola umana riempita di magia si svuoterà col tempo, per riempirsi di gratitudine. Una piccola tregua è sancita, chissà fino a quando.

Rimane solo quell’incontro, che proprio ti sei dovuto perdere. La più bella Italia vs Inghilterra della tua vita, e tu non c’eri. Ti sono rimasti solo gli applausi.
Novanta minuti di applausi, più due di recupero.

Tiro pauroso. Palo! Palo! Conclusione straordinaria tentata dagli Azzurri.
Ma i nostri ripartono ancora una volta, si avvicinano all’area inglese.
Arrembaggio degli Azzurri. Salto di Antognoni che quasi
si arrampica sulla schiena di McKinley.
Colpito da McKinley!

(*) Gli incontri cui fa riferimento il testo sono i seguenti:
14/11/1973 Amichevole – Inghilterra vs Italia 0 – 1 (Capello)
14/06/1973 Amichevole Italia vs Inghilterra 2 – 0 (Anastasi, Capello)
14/11/1934 Amichevole – Inghilterra vs Italia 3 – 2 (Brook 2, Drake, Meazza 2)
15/06/1980 Campionati Europei – Italia vs Inghilterra 1 – 0 (Tardelli)
12/02/1997 Qualificazioni Mondiali – Inghilterra vs Italia 0 – 1 (Zola)

(**) I fotogrammi sono tratti da “l’immortale capolavoro del maestro Serghei M. Einstein, La Corazzata Kotiomkin

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